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Carisolo: acquedotto e centralina idroelettrica




23.04.2008, di G. Ciaghi (letto 2992 volte)

Le amministrazioni comunali di Carisolo e di Pinzolo nella primavera del 2006 avevano chiesto la concessione di poter servirsi dell’acqua che scaturisce dalla sorgente di Cornisello posta a 2.167 metri di altitudine in catasto di Carisolo. La quantità richiesta era di un massimo di 48 litri al secondo per una media di 40 l/s ad uso potabile in sostituzione delle portate già concesse della sorgente Tristìn e, parzialmente, delle sorgenti Geridolo, Mandra Fichetto e Malga Serodoli. La ragione della richiesta trovava giustificazione nei grandi benefici che le due comunità avrebbero ricavato se avessero potuto prelevare acqua da tale fonte a discapito della medesima quantità attualmente derivata da sorgenti di origine superficiale, che rappresentano, oltre che una costante spesa per le amministrazioni, anche un pericolo per la salute pubblica. Basta ricordare quanto capitato la scorsa estate. Il serbatoio dell’acquedotto comunale viene alimentato in gran parte dalle acque della sorgente Tristìn, di origine superficiale, spesso torbide e talora inquinate. Per ovviare a tale problema al momento viene impiegato un potabilizzatore che, a parte gli elevati costi di gestione e di manutenzione, non assicura la qualità dell’acqua. Nei periodi di massimo fabbisogno idrico, quelli di punta per l’afflusso dei turisti, si sono verificati molti episodi (spesso enfatizzati dagli stessi cittadini e dalla stampa con pubblicità negativa e dannosa per la località) in cui l’acqua usciva dalle spine con caratteristiche tali, per colore, torpidità e gusto, da non poter essere definita potabile. Nel luglio del 2007 si è ottenuta la concessione richiesta. Captare acqua a quota 2.167 e portarla al potabilizzatore situato a 873 m slm all’imbocco di Val Nambrone, ha sollevato anche il problema dell’opportunità di costruire una centralina per lo sfruttamento idroelettrico delle sorgenti di Cornisello, opera prevista dal Servizio Parchi in un progetto di valorizzazione e recupero ambientale della Val Nambrone. Così ora si è domandato il permesso di turbinare la portata derivata prima di immetterla nel partitore comunale in modo da generare energia elettrica con fonti rinnovabili. Di qui la necessità di alcune piccole varianti al progetto originale redatto da Giulia Benatti. Esse riguardano la linea di adduzione (con tubi di vari diametri e spessori in pressione per tutto lo sviluppo del percorso) e un tragitto più breve e meno impattante (dovrebbe seguire, anziché la strada come previsto in origine, il pendio del monte e poi il sentiero tra i boschi che conduce a Malga Selva) tutto in sponda destra della Sarca, con un salto geodetico di 1300 metri e notevoli vantaggi (scavi e lavorazioni al di fuori di aree di rispetto, tempi di realizzo inferiori con minori interferenza sull’ habitat, posa delle tubazioni senza sparo di mine, minor quantità di materiale da portare in discarica, l’opportunità di non dovere attraversare il fiume con minor rischio di rottura dei tubi in caso di piene, ed altro ancora). La realizzazione del progetto comporterebbe una spesa complessiva di 3.316.000 euro. Così ripartiti: 130.00 euro per l’opera di presa, 2.106.000 per la rete di adduzione, 440.000 per l’impianto di dearsenificazione, 520.000 euro per la centralina elettrica e 120.000 euro per gli impianti elettrici. L’energia verrebbe venduta al gestore di rete ed a trarne i benefici sarebbero i comuni di Carisolo, Pinzolo e Giustino che hanno stretto una convenzione fra di loro. Quindici giorni fa essa è stata approvata dal consiglio comunale di Giustino, ieri sera (23 aprile) lo è stata da quello di Pinzolo.
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