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Festeggiato Roberto Manni di ritorno dall’Everest




13.06.2008, di G. Ciaghi (letto 4609 volte)

E’ guida alpina e maestro di sci, ma soprattutto è un innamorato della montagna, un sentimento che sa trasmettere a quanti lo frequentano, specie ai giovani che riesce a coinvolgere, a recuperare all’alpinismo e ad entusiasmare. Di origini bresciane vive a Pinzolo dove gestisce con la moglie Lorella l’Hotel Ai Mughi, quello dei discendenti delle guide alpine Adamello e Remo Collini, cenacolo di appassionati montanari, scalatori ed escursionisti. E dalla comunità di Pinzolo Roberto Manni è stato adottato. Nei periodi liberi dagli impegni professionali ama cimentarsi nelle grandi ascensioni sulle più alte vette del mondo. E già vanta un palmares di tutto rispetto. Proprio nei giorni scorsi è arrivato in cima all’Everest, il suo quarto Ottomila dopo Cho-Oyu (2005) Lhotse e Broad Peak (2007). In realtà sarebbero quasi cinque gli Ottomila conquistati da lui, se si pensa che sullo Shisha Pagma (2006) dovette interrompere la salita a poco dalla vetta, respinto dal vento, troppo forte e implacabile. La scalata all’Everest gli è costata un soggiorno forzato di due mesi secchi in Nepal (dal 1 aprile al 31 maggio). Infatti fino al 10 maggio la Cina aveva vietato a tutti ogni tentativo di salita e l’accesso a quella montagna per lasciar posto alla “fiaccola olimpica” , portata ad ardere fin lassù. Più tardi a guastare i piani ci si è messo il cattivo tempo. Però alla fine, nonostante il vento impetuoso che sferzava i versanti del massiccio, il nostro Roby ce l’ha fatta. Per prepararsi alle fatiche dell’Everest si era imposto degli allenamenti severi, molto duri, nelle ore più strane. Infatti durante l’inverno si svegliava alle 5 del mattino per poter allenarsi prima di trascorrere tutta la giornata lavorativa sugli sci e finire a mezzanotte con il lavoro in albergo. Questo per dare un’idea dei sacrifici cui si è sottoposto per tentare l’Everest e assecondare la sua grande passione. In valle non poteva pertanto passare inosservato il suo ritorno, quello del primo rendenero (anche se di adozione) sul Tetto del mondo! Venuti a sapere della data del suo ritorno, in quattro e quattr’otto i suoi amici dell’Alpin Go Val Rendena, alcuni già compagni di spedizione al Cho-Oyu, capeggiati da Matteo Campigotto e sostenuti dal Comune di Pinzolo lo hanno sorpreso organizzandogli una simpatica festa di benvenuto. Nel viaggio di ritorno a casa, alcuni giorni fa, veniva svegliato verso le 19 dalla moglie Lorella (stava dormendo sulla macchina stravolto dalle fatiche) nei pressi di Giustino e si è ritrovato davanti, incredulo, una carrozza trainata da cavalli con il sindaco di Pinzolo ad accoglierlo. Su di essa è sfilato per il centro del paese fino a Carrera, dove era accolto da una folla festante sulle note di “We are the Champion”. A rendergli onore oltre ai compagni del Cho-Oyu, tanti amici dell’Alpin Go Val Rendena e il gruppo Guide Alpine Madonna di Campiglio presieduto da Walter Vidi, presidente delle Collegio Guide del Trentino. Discorsi di rito ed un signorile rinfresco per tutti hanno coronato una serata calda, dove si sono respirati i valori di tanto tempo fa, le giornate dei rientri dalle loro spedizioni dei Detassis, dei Guerét, dei Maestri e dei Salvaterra. In pratica una tradizione che continua.

Roberto Manni
Turismo in Trentino

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