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Pinzolo: partecipazione dei consiglieri comunali alle sedute del 2008




12.02.2009, di G. Ciaghi (letto 2209 volte)

Nel corso del 2008 il consiglio comunale di Pinzolo si è riunito 16 volte. Matteo Campigotto, il presidente del consiglio, lo ha convocato per 4 sedute in giugno, per 3 a ottobre, 2 a marzo e a dicembre, una a febbraio, aprile, agosto, settembre e novembre; ha concesso “ferie” a gennaio e a maggio. Oltre a lui hanno partecipato a tutte le riunioni il sindaco William Bonomi, l'assessore Giovanna Binelli e i consiglieri Giovanni Cunaccia e Isidoro Pedretti. Col maggior numero di assenze invece troviamo Dino Maturi ed Erica Catturani: 8 su 16, il 50%. Sono mancati una sola volta l'assessore Tomaso Bruti ed i consiglieri Luciano Cereghini e Massimo Collini. Non si sono presentati in aula per due sedute l'assessore Luciano Caola e Franco Luconi Bisti. La vicesindaco Patrizia Ballardini e l'assessore Roberto Papa non hanno partecipato a 3 riunioni, a 4 è mancata l'assessore Carola Ferrari. Cesare Cominotti e Diego Valentini non hanno presenziato per 5 volte, mentre Margherita Collini, Paolo Panizza e Roberto Failoni sono mancati a 7 sedute. Una sola assenza appare nella lista delle “ingiustificate”, quella di Roberto Failoni del 13 marzo, tutte le altre figurano in quella delle “giustificate”. In tre circostanze (16 giugno, 21 giugno e 7 ottobre) le minoranze si sono presentate in aula con un solo rappresentante su sette, in una (il 13 marzo) con due esponenti. Questi dati stanno a dimostrare come il consiglio comunale, che viene convocato solo quando strettamente necessario per passaggi formali richiesti dalla legge (approvazione bilanci, deroghe edilizie e quant'altro) abbia perduto molta della sua importanza, quella che aveva prima della legge elettorale che lo ha esautorato. Ed è un peccato, perché allontana i cittadini dal municipio. Da luogo di coinvolgimento, di esame dei problemi del paese, di proposta e di dialogo, che aveva caratterizzato la vita amministrativa di un passato non molto lontano appassionando i censiti e che poteva giustificare l'esistenza di tanti piccoli comuni sul nostro territorio, l'aula consiliare si è purtroppo trasformata in una specie di passerella fantapolitica, in uno spazio concesso ai protagonisti della vita pubblica per dar sfogo ai propri umori e alle proprie rivendicazioni in occasione delle approvazioni di rito. Il potere viene gestito dalla Giunta, che ha i numeri per imporre le proprie scelte e di questi si avvale.
A questo punto, con meno ipocrisia e un pizzico di onestà intellettuale, i responsabili politici centrali dovrebbero avere il buon senso di portare a termine l'opera avviata qualche decennio fa ed eliminare del tutto i consigli comunali. Il potere del sindaco ormai è in tutto simile a quello del podestà di storica memoria. Se l'obiettivo era quello, nei fatti esso è stato raggiunto. Manca solo la codificazione. Quanto alla democrazia e alle tanto declamate “istituzioni democratiche”, quello è un altro discorso.
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