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Mavignola: due parole su padre Ermete




23.05.2009, di G. Ciaghi (letto 6147 volte)

“La goccia è tornata alla sorgente”, probabilmente ispirato da lui, da padre Ermete, è stato il leit motiv che ha accompagnato le omelie di quanti hanno voluto ricordarlo sabato pomeriggio in chiesa nel suo commiato con Mavignola e la comunità dei suoi fedeli. Da padre Gaetano che alle 15 ha celebrato il rito della messa a don Paolo, il decano di Rendena, dal “padre provinciale” dei frati a monsignor Bressan che ne ha richiamato le esperienze di vita prima di benedire il feretro in partenza per Cloz, il paese natio dove è stato sepolto accanto ai suoi cari. E poi gli interventi del sindaco, di Giovanna Binelli assessore di Mavignola, dei nipoti, che non sono riusciti a trattenere le lacrime. Sottolineate da uno scroscio di applausi. E tanta commozione. La mattina un picchetto d'onore di penne nere (lui era cappellano degli alpini) ha vegliato il feretro esposto davanti alla chiesa di sant'Antonio, dove è passata a “segnarlo con la croce” una lunga processione di persone, amici, parenti, estimatori del defunto fino all'ora della messa. Padre Ermete arrivo' a Sant’Antonio nell’estate del 1947. Col “postale” (così era chiamata la corriera di linea dell’Atesina che portava anche la posta) e una piccola valigia, un frate francescano, magro ed asciutto, di 35 anni. Si vedeva che pativa. Era venuto lassù per il sole e il clima asciutto, in “convalescenza”. Soffriva di reumatismi e per un esaurimento nervoso, che lo rendevano irritabile ed anche scorbutico. Trovo' sistemazione in una stanzetta della scuola, dove condivise la mensa con l’insegnante. Il dolore, le sofferenze accomunano le persone. Chi è abituato al sacrificio come la povera gente del paese, temprata da una vita grama e con poche risorse, fa presto a capire certe situazioni e a condividere col prossimo quel poco che ha. Così padre Ermete divenne uno della famiglia. Riceveva e dava, spartiva con loro quel poco che aveva di materiale e molto di spirituale. A conforto.
Gli abitanti presero a volergli bene, cercavano di aiutarlo a modo loro, di alleviargli le sofferenze fisiche. Siccome pativa per i rumori avevano persino messo del fieno nei campanacci delle mucche e delle capre perché non suonassero e lo disturbassero quando tornavano dal pascolo alle stalle o venivano condotte alla fontana per abbeverarsi. Appassionato di pesca e di caccia, spartiva con tutti quanto aveva preso. Invitando spesso a pranzo o a cena quelli che vivevano soli. Era eccezionale nel fare il baccalà, che preparava con gran cura in talune ricorrenze per gli amici. I quali ovviamente dovevano pensare a procurarglielo. Ha finito la sua “convalescenza” giovedì scorso. E’ durata 62 anni. Ora è guarito e se ne andata per respirare un aria migliore.
Mai tanta gente si è vista a Mavignola come ieri pomeriggio. Nemmeno dalla sagra, che attira persone da tutte le Giudicarie, dalla Val di Sole e dal bresciano. Sono venuti tutti a portare l’estremo saluto a padre Ermete. Da ogni dove. La piccola chiesa era appena sufficiente ad accogliere i famigliari, gli amici piu' cari e una ventina di sacerdoti. Al centro, dietro alla bara, gli alpini delle quattro sezioni della Val Rendena e una rappresentanza del Coro Presanella. Da trent'anni veniva a cantare la messa di Natale, che lui celebrava alle 10 di sera. Anche l'ultima, dopo la quale raccomando' loro di tornare nel 2009, “se ci saro' ancora”. Il sagrato, le vie di accesso, tutto un pullulare di gente, persone umili, che avevano avuto la fortuna di conoscerlo, persone umili che faticavano a trattenere dentro un tumulto di sentimenti.

Attimo prima della cerimonia funebre

Il Vescovo Luigi Bressan benedice la bara

Il feretro in partenza per Cloz
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