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Massimeno: Ricerca archeologica e restauri di San Giovanni




09.07.2009, di G. Ciaghi (letto 3937 volte)

Il consolidamento delle strutture murarie e del tetto, e il restauro/recupero degli affreschi della chiesa di San Giovanni battista avviati lo scorso giugno dal comune di Massimeno col sostegno della Pat hanno offerto l'occasione alla dottoressa Nicoletta Pisu della Soprintendenza ai Beni Achelogici di approfondire le conoscenze di in uno dei luoghi più interessanti della Val Rendena, già oggetto di studi da parte di Paolo Orsi, di Giuseppe Roberti e, più recentemente, di Franco Marzatico, e di far luce su uno dei primi insediamenti preistorici della Val Rendena. I reperti affiorati negli scavi condotti all'interno del tempio da Alessandro Bezzi, Simone Cavalieri e Giuseppe Naponiello di Arc-Team sotto la sua direzione, se da un lato hanno confermato taluni dati, in particolare quelli riguardanti la costruzione dell'edificio e i suoi ampliamenti nel tempo, dall'altra portano ad avanzare ipotesi nuove, di cui rimane traccia nella tradizione orale e nelle leggende che avvolgono la località. La ricerca effettuata sotto il pavimento ha portato alla luce documenti fittili di una cultura preistorica evoluta insieme a reperti di età più vicine a noi. Questi ultimi avvalorano la tesi che il paese di Massimeno in origine si trovasse proprio nelle vicinanze del colle di san Giovanni, abbandonato probabilmente in seguito alla peste del 1630 come tanti altri della valle, e ricostruito poco lontano, dove sorge attualmente, dai pochi superstiti, persone che comunque continuarono a frequentare con affetto l'antico luogo di culto dove si tenevano le cerimonie religiose. Nei giorni scorsi, mentre la ditta Effe di Condino stava ultimando la copertura, le restauratrici di Rest-Art di Albino (BG) sotto la guida di Elisabetta Dossi – tecnico, forse il più esperto in circolazione per quanto riguarda le pitture dei Baschenis, che in passato ha diretto i restauri delle chiese di San Vigilio a Pinzolo, di Santo Stefano a Carisolo e di Sant'Antonio a Mavignola (le chiese sorelle del San Giovanni) e che ora si trova impegnata in Santa Lucia a Giustino – hanno provveduto a fissare sulla facciata la grande figura del San Cristoforo con santi e paesaggio rendenese a sinistra del portale in granito, la Madonna col Bambino e angeli situata sopra l'architrave, il Sant'Antonio abate e il San Giovanni battista in cui, secondo al tradizione, Simone Baschenis avrebbe dipinto se stesso. La comunità di Massimeno, ma non solo, anche gli appassionati d'arte, di storia e di cultura locale, oltre a molti ospiti si aspettano molto da questo restauro. E con loro ovviamente anche gli operatori turistici, in quanto il San Giovanni recuperato verrebbe a completare con un importante tassello l'itinerario bascheniano, un'offerta promozionale sempre più apprezzata, specie dagli stranieri, tedeschi e olandesi in prima fila. Particolarmente soddisfatto è il sindaco Giorgio Ferrazza. Vede finalmente andare in porto un'iniziativa che gli è sempre stata a cuore, per realizzare la quale si era attivato per anni presso i responsabili della Pat e presso i suoi stessi censiti, taluni piuttosto dubbiosi sulla bontà di “spendere soldi” in interventi considerati quasi un lusso, anziché un investimento produttivo.

Scavi all'interno del San Giovanni

Dagli scavi affiorano antiche strutture

Le impalcature sull'esterno del San Giovanni
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