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Alcune considerazioni da uno (Giuseppe Ciaghi) che in Val Genova Ť vissuto ed ha gestito il rifugio Fontana Bona dal 1970 al 1974




31.07.2009, di G. Ciaghi (letto 2363 volte)

“Delinquenti” è il termine con cui il dottor Claudio Ferrari, il direttore del Parco Adamello Brenta, ha definito “con sarcasmo” quanti hanno bruciato la baracca del parco e attentato al trenino. Siamo d’accordo con lui. Ma, a nostro avviso, è “demenziale” la politica attivata in Val Genova dal Parco in questi ultimi tempi, in particolare quest’anno. Val Genova da cento anni in qua è stata “vissuta” ed è stata “valorizzata” da un gruppo di famiglie che hanno costruito e gestito alcune strutture, rifugi e malghe, pascoli e quant’altro, legati ai tagli di legname e all’alpinismo, rischiando in proprio. Su queste risorse hanno vissuto il rifugio Adamello Collini in Bedole dal 1932, la Stella Alpina, il rifugio Fontana Bona, lo Chalet da Gino, il rifugio alla Cascate di Nardis, la Prisa. Poi è arrivato il Parco! Ha condizionato l’accesso alla valle con parcheggi e tariffe, con l’attivazione di un trenino a completo svantaggio di quanti in valle vivono da sempre e dalla valle traevano le risorse per vivere. Ha strappato loro l’aria, la vita, la possibilità di continuare a portare avanti l’attività dei padri e dei nonni. Con le sue iniziative il Parco non ha pensato a coordinare insieme con i gestori dei rifugi, che ci sono da sempre, la politica di accesso alla valle in modo che ciascuno ne traesse un beneficio e potesse vivervi decorosamente. Da ente sovraordinato, autoritario e (pre)potente, ha deciso di fare, senza ascoltare nessuno, o solo quanti gli facevano comodo (enti ed associazioni ambientalistiche) quello che gli conveniva, ovvero di “fare cassa” attivando una politica in cui i rifugi venivano se non esclusi, comunque molto danneggiati, dalle sue iniziative. Non è che le iniziative attivate dal parco, per quanto lodevoli e apprezzabili per chi sta seduto dietro una scrivania, abbiano portato ad un incremento dei turisti in valle. Anzi. Li ha irritati e di conseguenza ridotti, con una politica miope in un' ottica futura. Di certo c’è che il Parco con le sue iniziative non ha fatto altro che dirottare i turisti, in numero sempre minore, i clienti, dai rifugi verso le sue strutture, “rubando” gli ospiti ai rifugi. Basti pensare che l’accesso alla valle con un auto lo scorso anno costava 5 euro, quest’anno è stato portato a 8 euro. In periodo di crisi! Oggettivamente una persona normale si sarebbe aspettato che da 5 euro fosse portato a 3 euro. Altri aspetti hanno urtato la gente, la cui maggioranza, almeno in Val Rendena, a differenza di quanto asserito da una certa Di Tolla sul Trentino del 26 luglio, non condivide affatto la politica del parco. L’aver incanalato con travetti in un tunnel senza possibilità di fermarsi la valle, l’aver eliminato il parcheggio di accesso per tutti e tante altre piccole cose hanno indisposto molti. Certo, se l’obiettivo del Parco è quello di eliminare un po’ alla volta la presenza delle persone dalla valle per lasciarlo all’orso, non c’è alcun dubbio che sta raggiungendo il suo scopo . A livello dialettico ci si chiede perché il Parco Adamello Brenta non abbia attivato anche nelle altre valli di sua competenza e in tutto simili a Val Genova, come Val Nambrone, Val Borzago, Val San Valentino ed altre, analoghi provvedimenti, il pedaggio, la chiusura e il trenino addomesticato.
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