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Si parla tanto di destagionalizzazione dell'attivitŕ turistica, ma....




18.12.2009, di G. Ciaghi (letto 2129 volte)

Per i residenti un mutato modo di vivere (meglio) dentro una società a vocazione turistica, capace di offrire agli ospiti la possibilità di soggiornare durante tutto l'arco dell'anno partecipando per un periodo alla vita della comunità, (avvicinandosi alla sua identità condividendone aspetti socio culturali, economici, usi, costumi, tradizioni, momenti particolari delle diverse attività che caratterizzano il territorio, magari la scuola con i propri ragazzi ..) è la proposta concreta – obiettivo ambizioso – avanzata dai relatori del Piano strategico di sviluppo sostenibile alla popolazione della Val Rendena. Realizzarla comporterebbe un salto di qualità notevole, capace di far crescere tutti, chi abita in valle e chi ci verrà: un traguardo da raggiungere, una meta cui bisogna tendere, ma alla quale bisogna anche arrivare. Anche perché l'ambiente naturale è splendido sia in autunno sia in primavera. Ed accanto agli aspetti naturali ci sono quelli artistici, presenti in ogni stagione (monumenti, spettacoli, iniziative della Biblioteca, delle Pro loco e di altri enti), quelli legati alle attività tradizionali del montanaro e quelli portati avanti dal Parco Adamello Brenta: un infinità di risorse! Il problema è quello dei tempi, del quando si riuscirà ad avere una situazione come quella ipotizzata. Ed i tempi ovviamente sono condizionati da diversi fattori. Prima di tutto dalla convinzione che quella prospettata sia una soluzione percorribile; in secondo luogo dalla volontà di perseguirla. L'analisi dei comportamenti della maggior parte di quanti gestiscono esercizi alberghieri, garni, ristoranti, bar, negozi e strutture analoghe nel tratto che va dal passo di Campo Carlo Magno fino al rio Finale in questi ultimi anni non è andata in questa direzione. Molti hanno chiuso prima delle date comunicate in municipio. La stagione, specie quella estiva, si è accorciata sempre di più e i servizi al turista si sono ridotti di anno in anno. A parole tutti si riempiono la bocca dell'auspicio che le stagioni vanno allungate, nei fatti capita l'opposto. Chi arriva quassù in certi giorni non trova nemmeno un bar o un ristorante aperto. Quando si stava peggio, e giravano meno soldi, i servizi erano più curati. Sembra che il benessere diffuso e i guadagni abbiano prodotto un impoverimento nella cultura dell'ospitalità. Che non è in vendita sugli scaffali del supermercato (altrimenti non ci sarebbero problemi!), ma si conquista attraverso un lavoro quotidiano di formazione, di sensibilità, di rispetto dell'ospite e talvolta anche di abitudine al sacrificio e di rinuncia alle proprie comodità. La curiosità ci ha portato ad esaminare in municipio i periodi di apertura cui si erano impegnati i gestori delle diverse aziende. A Pinzolo la maggior parte di loro durante le ultime due stagioni (invernale ed estiva) hanno chiuso i propri ambienti in anticipo, o li hanno aperti in ritardo, rispetto ai tempi stabiliti. Ma non di poco; né si tratta di casi isolati. Su una quarantina di esercizi presi in esame, la metà di loro ha ridotto in itinere la propria apertura rispetto a quella comunicata all'inizio dell'anno e sulla quale si era impegnata a tener aperto. Si va dai 177 giorni in meno di un'azienda alberghiera ai 144 di un'altra, e poi da 87, a 46, a 41, a 39, a 35, a 32, 31, 29, 28, 25, 20, 13.....e si finisce a 2. Per la verità va anche detto che due hotel hanno invece protratto di qualche giorno la loro attività. Il problema è che se un cliente sa che in una località trova aperto e che vi può incontrare altra gente, non si fa problemi a raggiungerla, anche in maniera estemporanea, decidendo dall'oggi al domani senza prenotare come capita sempre più spesso di questi tempi. Del fatto informa gli amici: sarà lui a pubblicizzare il posto, e in maniera ben più efficace dei depliant e dei volantini distribuiti dalle Apt. Se invece un turista arriva e trova tutto chiuso, lo dice anche agli altri con effetti negativi sull'intera attività promozionale dei nostri paesi. Significativo è l'esempio dei visitatori della chiesa di san Vigilio. Sono cresciuti in maniera esponenziale, arrivati ormai intorno alle 40.000 unità. Le guide turistiche sanno di trovar sempre aperta la chiesa e di poter contare sulla sua apertura in ogni stagione dell'anno. Così ne hanno fatto una meta abituale, sempre più visitata fuori stagione quando i monumenti in altre località non sono accessibili.
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