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Diritto alla salute negato a Tione: Borgonovo deve rispondere




30.06.2014, di Pensiero Celeste (letto 1997 volte)

L’ASSESSORE ALLA SANITA’ D.SSA BORGONOVO RE CHIAMATA A DARE RISPOSTE URGENTI.

Apprendiamo dalla stampa trentina (www.campanedipinzolo.it >>>) come nell’ospedale di Tione (TN) non sia possibile abortire.

In Italia, e Tione ne è l’assoluta riprova, il diritto all’obiezione di coscienza supera di gran lunga il diritto alla non obiezione e pertanto ci troviamo nella drammatica situazione in cui una donna non riesce ad avere libero accesso ai trattamenti medici, in palese violazione di quanto previsto dall’attuale normativa vigente.

Infatti, l’articolo 9 della Legge 194 sull’aborto statuisce che gli enti ospedalieri e le case di cura autorizzate siano tenute in ogni caso ad assicurare l’espletamento delle procedure e l’effettuazione degli interventi di interruzione di gravidanza richiesti secondo le modalità previste dalla legge stessa; la Regione ne controlla e garantisce l’attuazione anche attraverso la mobilità del personale.

Nel caso di Tione arriviamo addirittura a parlare di obiezione di struttura, non essendoci alcun medico nel reparto che permetta di eseguire una IVG.

Eppure, “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana” , così l’articolo 32 della nostra Costituzione.

“Troviamo assolutamente intollerabile che, in una nazione che ama definirsi civile, il principio dell’obiezione di coscienza arrivi a sorpassare quello dei diritti”, spiega Andrea Napoli, Presidente dell’Associazione Pensiero Celeste di Padova, che da anni si batte per il rispetto della maternità, la tutela della gravidanza, l’assistenza a chi perde un bimbo o a chi, vittima della natura, è costretto a scegliere del futuro del proprio figlio.

“Per comprendere a fondo la drammaticità di questo evento”, prosegue Andrea Napoli”, “abbiamo dialogato a lungo con i genitori vittime di IVG, ma soprattutto ci siamo recati negli ospedali per capire dalla viva voce di chi tutti i giorni è in prima linea nella tutela della salute della donna, la reale portata di questo fenomeno dell’ obiezione di coscienza. Nel pieno rispetto delle posizioni e degli intendimenti morali di chiunque, riteniamo che un medico non debba assolutamente agire contro la propria coscienza, ma al contempo siamo fermamente convinti che, sempre nel rispetto degli intendimenti e della libera volontà, sia doveroso mettere nelle condizioni una donna di poter scegliere di interrompere la gravidanza, qualsiasi ne sia la ragione”.

Prosegue Napoli: “Abbiamo compreso che l’alto numero di obiettori porta non solo ad una grande dilatazione dei tempi d’attesa, ma complica, come a Tione, l’accesso al servizio.

Tutto questo abuso di obiezione di coscienza non si ferma solo all’applicazione della Legge 194, ma ha anche ripercussioni sulla formazione, sull’incapacità di far fronte agli aborti spontanei e sull’arretratezza delle tecniche, con gravi conseguenze cliniche sulle pazienti.

E’ dello scorso marzo la bocciatura dell’Italia da parte del Comitato europeo dei diritti sociali del Consiglio d’Europa, il quale a seguito di un ricorso presentato nel novembre del 2012 dal I.P.P.F., afferma che “a causa dell’elevato e crescente numero di medici ed obiettori di coscienza, l’Italia viola i diritti delle donne che, alle condizioni prescritte dalla Legge 194, intendono interrompere la gravidanza”. E le istituzioni Italiane cosa fanno? Ben consce del gravissimo problema, stanno alla finestra a guardare. Per questo motivo, come Associazione, non potendo continuare ad accettare questa gravissima situazione e non volendo esimerci dal tutelare queste donne e le loro famiglie,

abbiamo deciso di intraprendere una battaglia giudiziaria presso tutte le sedi Nazionali ed Europee affinché lo Stato Italiano sia costretto ad intervenire in maniera precisa e puntuale garantendo quanto previsto dall’art. 32 della nostra Costituzione”

Interviene sull’argomento anche Walter Ferrazza, Sindaco di Bocenago, che da anni si batte perché le Istituzioni diano ai cittadini quelle “risposte concrete” di cui hanno bisogno: “Il diritto alla salute deve essere sempre garantito. Nel nostro comprensorio, oltre alle difficoltà logistiche per raggiungere il presidio di Tione, ci troviamo a non avere assicurati taluni servizi. Questo è assolutamente inaccettabile. Nei prossimi giorni insieme all’Associazione Pensiero Celeste chiederemo all’Assessore Trentino alla Sanità dott.ssa Donata Borgonovo Re un incontro urgente affinché la stessa ci indichi le modalità attraverso le quali intenda dare attuazione a quanto previsto dall’articolo 9 della Legge 194.”

Conclude Andrea Napoli: “Non si tratta di essere a favore o contro l’interruzione volontaria di gravidanza. Si tratta di dare rispetto a tutte quelle famiglie e, in particolar modo, a quelle madri che ben consce di portare l’infamante accusa di aver deciso del futuro del proprio figlio, con dignità, ma soprattutto con grandissimo amore, hanno scelto di donare la loro sofferenza risparmiandola al loro bambino. Perciò, con lo spirito assistenzialistico che contraddistingue tutte le nostre iniziative, ci mettiamo sin d’ora a disposizione di quella donna e di tutte le altre donne, sia in Trentino Alto Adige che nelle altre Regioni Italiane, alle quali sia stato negato il libero accesso ai trattamenti previsti dalla Legge 194 per agire nei confronti delle Regioni e dello Stato italiano in tutte le sedi giudiziarie italiane ed europee.

Associazione Pensiero Celeste

www.pensieroceleste.it

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