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1864-2014: Happy Birthday Dolomiti




29.08.2014, di Paolo Fornasari (letto 1805 volte)

2014, anno di importanti ricorrenze per due famose località di villeggiatura. Oltre al centenario della nascita di Forte dei Marmi, di cui vi ho già informato, si celebra quest’anno anche il centocinquantesimo anniversario della “scoperta” delle Dolomiti. Questa catena montuosa, che esiste da milioni e milioni di anni, ossia da quando il mare, ritirandosi, lasciò nuda la dolomia in barriere simili a quelle coralline, diventò paradiso degli scalatori a partire dal 1864, anno in cui avvennero eventi importanti per i Monti Pallidi, come vengono chiamate le Dolomiti a causa dell’effetto provocato su di loro dalla luce lunare o rifacendosi, più poeticamente, alla famosa leggenda ladina.
John Ball attraversò per primo la Bocca di Brenta.
Douglas William Freshfield salì, insieme ad altri, sulla Cima Presanella.
Uno scalatore austroungarico, Julius Von Payer, raggiunse la cima dell’Adamello, geograficamente in Lombardia, ma alpinisticamente accessibile dalla Val Genova.
Numerose altre le salite documentate da pubblicazioni inglesi e tedesche che per la prima volta fecero conoscere ad un pubblico internazionale le bellezze delle montagne trentine.
All’inizio furono, soprattutto gli anglosassoni ad interessarsi a questi luoghi. Il nome «Dolomiti» era nell’aria già da tempo; se ne faceva cenno negli ambienti scientifici e tra gli studiosi di geologia. Ma furono proprio gli esploratori britannici, giovani discendenti dell’aristocrazia e delle nuove classi medio-alte diventate ricche nel periodo della Rivoluzione Industriale, a denominarle così definitivamente, ma anche ad analizzarle, a percorrerle in lungo e in largo e a divulgare nel mondo le Dolomiti come oggi le conosciamo. E c’è appunto la data di nascita quasi ufficiale: 1864, un secolo e mezzo fa, con un diario che scatenò la curiosità per questi monti strani, splendidi, unici, sparsi in un “lembo tormentato” nel Nord-Est dello Stivale. Gli autori, Gilbert e Churchill, due amici alpinisti, il primo pittore e il secondo avvocato, scrissero e pubblicarono il «The Dolomite Mountains». Fu l’apoteosi: il nome di una roccia che da quel momento diventò regione.
Proprio in quegli anni, il geologo francese Déodat de Dolomieu scoprì la peculiarità della roccia «pallida» e Nicolas, il figlio di Horace Benedicte De Saussure (lo scienziato ginevrino che alla fine del Settecento aveva lanciato la corsa alla cima del Monte Bianco), notò, nel luglio 1791 sulla rivista Journal de Physique, un articolo del geologo che, dopo aver percorso quasi sempre a piedi 1.350 chilometri tra le vallate venete, trentine e tirolesi, specificava le sue osservazioni sulla composizione delle rocce. Nicolas De Saussure le analizzò in laboratorio, affidandole al mondo con il nome di «Dolomite», proprio in onore dello scopritore. E fama fu.

Montagne oggi meta di affascinanti escursioni, come l’Adamello, la Presanella e il Tonale, divennero, però, cinquant’anni dopo luoghi tristemente famosi di aspre battaglie della prima guerra mondiale, durante il quale in esse si realizzarono importanti valichi, trincee e collegamenti che arrivavano fino al Friuli. Particolare menzione meritano le teleferiche che servivano per far giungere materiali di ogni genere su vette molto alte. (Resti di questi impianti si possono ancora vedere, ad esempio, in val Genova, una delle tante valli dolomitiche del Trentino). La guerra, purtroppo, ha fatto di queste montagne incantate il cimitero di tanti giovani e scavato, rovinandole, rocce di un dedalo unico nel Pianeta che costituisce il libro sicuro per poter sfogliare la storia della Terra.
E da oggetto scientifico di sorpresa e valore si sono trasformate via via in un paesaggio da sogno e leggenda da trasferire nel mondo più pragmatico e utile dell’economia: viaggi e turismo.

Parliamo ora del gruppo del Brenta, le cui vette si elevano a Ovest del fiume Adige e delimitano il confine con i gruppi denominati dai geologi «intrusivi» di Adamello e Presanella. Scrive Enrico Martinet su “La stampa” del 17 Agosto: “Il nastro di rocce largo 12 chilometri si srotola per 40; ha i piedi bianchi, coni di detriti che paiono lisciati, poi pascoli che dimenticano le asprezze e accolgono malghe dove il turismo pare di casa. Proprio quell’apparente contraddizione tra verticalità di rocce e pascoli pettinati ha fatto la fortuna di queste terre. Vigneti e allevamenti, più in alto rifugi trasformati nel corso degli anni in luoghi di tappa di trekking.”
L’alpinismo con i viaggi degli inglesi e del mondo tedesco, le vacanze della famosissima principessa «Sissi», mostrarono a molti ciò che non poteva che suscitare grande ammirazione: “la bellezza di un mondo emerso dall’antico oceano per tramandarsi in un sistema di monti scolpiti da una sapiente erosione.”
Le rocce, divise in linee perfette, in diedri, guglie e cenge sono un paradiso per gli alpinisti, tra la maestosità della Torre Brenta e lo stile elegante del Campanile Basso. Lì, dove l’austriaco Paul Preuss legò la sua notorietà di purista dell’arrampicata, s’incontrarono due «mostri sacri» dell’alpinismo: il trentino Cesare Maestri, che scendeva rapido sulle rocce verticali e che oggi ricorda con commozione e grande lucidità le sue conquiste, e l’austriaco Kurt Diemberger.
“Il ragno delle Dolomiti”, soprannome dato nel tempo al grande alpinista Maestri proprio per esser sceso su pareti verticali di sesto grado, è stato il protagonista di uno degli incontri della rassegna “Happy birthday Dolomiti”, il festival per il 150° compleanno delle Dolomiti che si è svolto a Madonna di Campiglio, dai primi di luglio fino al 27 agosto. L’8 agosto Maestri ha parlato di fronte a un numeroso e attento pubblico della sua esperienza di scalatore, spiegando che delle tremila cime che ha scalato più di un terzo lo ha fatto in solitaria. Un anno importante per lui fu esattamente sessant’anni fa, nel 1954, quando scalò e discese da ben sedici cime! Alla domanda su quando nacque in lui il desiderio di arrampicare, ha risposto che si accorse fin da piccolo che arrampicare era meraviglioso. Secondo la sua esperienza, nella chiacchierata con il pubblico ha affermato che è più difficile la discesa della salita e, con un ancora evidente tristezza, ha rivelato che gli provocò dispiacere l’esclusione immotivata dalla scalata del K2.
Il famoso alpinista campigliano ( da oltre quarant’anni vive a Madonna di Campiglio, dove è facile incontrarlo in piazza Righi e dintorni) ha definito la paura come termometro del coraggio e ha tenuto a sottolineare come lui abbia sempre cercato di non sfruttare la natura, ma di rispettarla sempre, considerando la responsabilità come la cosa più importante al mondo.

In un altro incontro della rassegna organizzata per questa particolare ricorrenza, è intervenuto il teologo e scrittore Vito Mancuso che ha spiegato come la montagna rimandi alla natura che è madre e matrigna e caos e mistero della vita. Mancuso ha richiamato l’attenzione dei presenti sul fatto che in montagna spesso si è soli, ma se la solitudine è condizione che si ricerca per incrementare la verità delle relazioni, allora è molto positiva.

Un altro degli ospiti del festival dedicato al compleanno delle Dolomiti è stato Marco Albino Ferrari, alpinista per diversi anni prima di fondare la rivista Meridiani e Montagne che dirige. Egli ha affermato che esplorare significa andare in luoghi lontani, vergini che hanno bisogno di esser raccontati. Ha poi detto che il fatto di andare in montagna, elevandosi quindi, permette di abbracciare il mondo nel suo insieme e che l’alpinismo nasce per scoprire un mondo negletto. Ha fatto un rapido excursus sulla storia dell’alpinismo spiegando come nazismo e fascismo investirono molto sull’idea di alpinismo come di un super sport in grado di forgiare super uomini pronti eventualmente per la guerra. In generale l’alpinismo riflette il momento storico e lo spirito del momento: negli anni Settanta è il simbolo della pacificazione con la montagna, negli anni Ottanta, invece, è una gara a superare i record di scalata. Oggi l’uomo va alla ricerca di luoghi dove non si potrebbe andare. “L’alpinismo non è affatto finito!”, ha affermato lo scrittore.
Per celebrare la ricorrenza, una serie di appuntamenti sul territorio provinciale trentino fino a dicembre, con la mostra itinerante “Centocinquanta: 1864-2014, la nascita dell’alpinismo in Trentino” (curata da Marco Benedetti, Roberto Bombarda, Riccardo Decarli e Fabrizio Torchio e allestita con la Biblioteca della Montagna – SAT e il Trento Film Festival) e la presentazione dell’opera di accademia della Montagna del trentino “Ad Est del Romanticismo – 1786-1901, alpinisti vittoriani sulle Dolomiti” di Riccardo Decarli e Fabrizio Torchio.
Per conoscere meglio queste montagne, risulta senz’altro utile, oltre che estremamente coinvolgente, la visita alla nuova Casa del Parco “Geopark” che è stata inaugurata lo scorso 19 Luglio a Carisolo, piccolo paese vicino a Madonna di Campiglio. Il settimo centro visitatori del Parco offre, infatti, a tutti la possibilità di conoscere e approfondire un tema che, per certi aspetti, può risultare complicato, attraverso plastici, diorami, esperimenti interattivi, postazioni multimediali. Di grande effetto sono i video su maxischermo che fanno nascere il desiderio di vedere dal vivo la grande varietà di rocce e ambienti geologici dei due gruppi montuosi che dominano il Parco, l’ Adamello-Presanella e le Dolomiti di brenta (patrimonio Unesco dal 2009) che hanno permesso nel 2008 al Parco Naturale Adamello Brenta di essere riconosciuto come “Geoparco” a livello internazionale.
Punto di forza dell’esposizione è la ricostruzione fedele di una grotta carsica con suoni e rumori reali, ma sono diverse le installazioni sperimentali presenti, per esempio si possono osservare trote e salmerini negli acquari che ricreano la vita nel torrente e nel lago, la dinamica di creazione delle marmitte dei giganti, una selezione di minerali e fossili da vedere sotto una lente scorrevole e si può manovrare con un joystick il sorvolo virtuale delle cime e delle valli del Parco.

Mi piace chiudere, prendendo a prestito un pensiero di John Ball (già citato per l’attraversamento della Bocca di Brenta e che fu il primo presidente dell’Alpine Club di Londra, primo club alpinistico del mondo). Queste righe sono riportate sul pieghevole che illustra il programma delle manifestazioni ed escursioni programmate fra il 19 Luglio e il 18 Settembre a Carisolo - Madonna di CampiglioVal Rendena e nell’articolo de “La Stampa” di Martinet.
“In nessun’altra parte delle Alpi
si innalzano così bruscamente cime altissime e con così poca apparenza di connessione tra di loro. In nessun’altra parte vi sono contrasti così marcati offerti dalla differenza di struttura geologica come quelli che qui colpiscono il viaggiatore.”

www.ilgiornaledigitale.it

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