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Il coraggio di cambiare




22.04.2019, di CampanediRendena.it (letto 2056 volte)

Il coraggio di cambiare

L’incontro che si è tenuto giovedì 18 aprile u.s. presso il Centro Rainalter di Madonna di Campiglio è stato pensato dall’Azienda di Promozione Turistica quale importante momento di condivisione del lavoro di analisi effettuato dall'Agenzia Interbrand e durato un anno intero, un’articolata ricerca sullo sviluppo e sulla strategia di brand dell'ambito turistico Campiglio-Pinzolo-Val Rendena, per la cui realizzazione sono state destinate risorse economiche importanti. Obiettivo ultimo, promuovere una serie di riflessioni sulla necessità di definire un nuovo e più efficace posizionamento della nostra destinazione all’interno dei mercati turistici di riferimento.
Una sala discretamente affollata, con un pubblico attento e partecipe; davvero pochi gli operatori di Pinzolo e della Val Rendena presenti, complice forse la scelta dell'orario (le 11 del mattino) e della sede.
Le conclusioni del lavoro svolto, in estrema sintesi, hanno evidenziato come "Madonna di Campiglio" sia l’unico nome spendibile per fare breccia nel cuore degli ospiti, soprattutto internazionali, e come l’attuale logo sia riconoscibile e presente nel loro immaginario in modo marginale. Da qui la scelta di pensare ad un nuovo logo (due le proposte), sacrificando quello esistente unitamente ai nomi di Pinzolo e della Val Rendena, nonché l’individuazione di un possibile claim “Wonderment Happens, Where Mountains Meet" con particolare riferimento alla straordinaria collocazione del nostro territorio tra i due gruppi montuosi delle Dolomiti di Brenta e dell'Adamello-Presanella.
“Cambiamento” e “coraggio” sono state le due parole chiave sulle quali si è incentrato il confronto tra relatori e pubblico circa la necessità di intraprendere una “nuova rotta”, parole che hanno acceso gli animi dei presenti.
Seppur pacati e costruttivi, diversi sono stati gli interventi, quasi tutti critici: Albino Collini ha ricordato come l’attuale logo - rappresentato dalla stilizzazione di una racchetta da sci - vanti una storia di quasi 50 anni nel corso dei quali sullo stesso sono stati fatti numerosi investimenti; Laura Franchini ha riportato l’esempio di Nike, evidenziando come l’azienda non abbia mai rinunciato al famoso “baffo”; Alberto Schiavon, in un lungo ed articolato intervento, ha chiesto di considerare l’ipotesi di mantenere il vecchio logo “attualizzandone” il claim e rilevato la mancanza del coinvolgimento nell’indagine di alcuni importanti mercati (Est Europa ed Estremo Oriente) rappresentativi di una quota molto significativa di clientela attualmente già presente. Forti obiezioni sono state sollevate anche da Andrea Pedretti di Funivie Pinzolo Spa riguardo alla scelta di escludere completamente dal marchio il nome di Pinzolo e della Val Rendena ricordando in particolare come, grazie anche ai ritiri calcistici, Pinzolo sia una destinazione nota a livello nazionale, mentre Antonio Caola ha rimarcato l’importanza della presenza all’interno del nostro ambito del Parco Naturale Adamello Brenta, mai menzionato nell’intera relazione, realtà considerata da altre indagini di mercato un elemento significativo che guida il turista nella scelta delle nostre località, nonché sollevato dubbi sulla decisione di escludere dal nuovo logo il termine “Dolomiti”.
Cosi' come trascurate sono apparse le vacche di razza Rendena, tra le poche razze italiane con libro genealogico, le capre dell'Adamello, la Spressa ed gli altri prodotti tipici locali.
Interventi che, tra le righe ma forse non troppo velatamente, hanno voluto far intendere come le risorse economiche previste per questo nuovo progetto (100.000 euro gia' spesi per il lavoro illustrato) dovrebbero essere prioritariamente indirizzate alla strutturazione e al consolidamento dell’offerta turistica del nostro territorio. Un ambito che, prima ancora di pensare a quale “abito” indossare per presentarsi ai mercati, nazionali o internazionali che siano, ha il grande bisogno di imparare a pensarsi e ad agire come sistema, non avendo ancora ben chiara la propria identità, come è stato evidenziato nel corso dell’incontro “Essere o non essere” promosso dalle Casse Rurali locali nella stessa sala solo alcuni giorni prima. Un territorio che ha la necessità di credere maggiormente nei prodotti e nelle esperienze turistiche che è in grado di esprimere, rafforzandone la distintività e la competitività. E che ritiene importante investire sul proprio posizionamento, salvaguardando però il valore costruito negli anni.
Quella “racchetta da sci” nella quale si riconosce e alla quale sembra non voler rinunciare, anche in considerazione degli investimenti fatti dal comparto pubblico e privato - si pensi alle varie divise, alle luminarie esistenti in tutta la valle, alle opere di arredo urbano - e che ha contribuito nel tempo a veicolare la propria immagine, anche se in modo non proprio eccellente.
Un logo che, seppur poco riconoscibile sul mercato, non deve necessariamente essere messo da parte ma che, secondo il pensiero di molti, andrebbe invece rilanciato assicurandogli la visibilità che merita.

Forse “cambiamento” e “coraggio” possono essere anche questo.

18 aprile 2019 - Sala al Centro Rainalter

18 aprile 2019 - Il Claim proposto dall'Agenzia Interbrand

I due nuovi loghi proposti dall'Agenzia Interbrand

Il logo di Madonna di Campiglio

 

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