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Serata dedicata a Giacomo Maturi




26.03.2010, di G. Ciaghi (letto 3316 volte)

Giovedì sera, dopo aver accompagnato nel pomeriggio Giacomo Maturi al camposanto di San Vigilio, molte persone, fra cui il sindaco William Bonomi e l'assessore alla cultura Carola Ferrari, si sono ritrovate a Pinzolo nel palazzo della Protezione civile per ricordare lo scomparso e la sua figura attraverso “il mio Baldino” in un incontro promosso dalla Biblioteca comunale. Carla Maturi ha introdotto la serata e Giuseppe Ciaghi ha delineato la figura dello scomparso con un intervento di cui riportiamo alcuni passaggi. “ Siamo venuti qui questa sera a testimoniare ai suoi parenti, alla moglie, ai figli, ai fratelli ed ai nipoti, l'affetto e la stima per Giacomo, ad onorare un figlio nobile e generoso di questa terra, un personaggio destinato a rimanere nella storia di questo nostro Baldino, nel cuore di quanti vi abitano e ne hanno apprezzato le doti di intelligenza, lo spessore culturale e la grande umanità”.Quindi il saluto “alle autorità presenti, al sindaco, e agli amministratori...due parole per l'assessore alla cultura Carola Ferrari, alla cui sensibilità dobbiamo la pubblicazione dello splendido volume omaggiato nei giorni scorsi dal Comune alle famiglie. Si tratta di una pietra miliare, anzi di una pietra angolare per la conoscenza del nostro passato, di un invito agli studiosi, ai giovani in particolare, a procedere nella ricerca per sistemare attorno ad essa altri pezzi, per portare altri mattoni alla casa comune in grado di farci riappropriare delle nostre radici e di quei valori che stanno alla base del vivere civile, dei rapporti che hanno permesso il crescere della nostra comunità. Comunità che sarà tanto più solida quanto più affonderà le radici nella propria storia. Costruire sul vuoto di valori, di idee e di sentimenti, affidarsi alle apparenze, porta inevitabilmente a situazioni destinate al fallimento. Proprio come una pianta, più ha radici solide e profonde, più a lungo durerà e darà frutto, con radici deboli è destinata a cedere davanti alla forza del vento. Di qui la necessità di un aggancio forte con la tradizione, che va riscoperta e conosciuta. Specie dalle nuove generazioni. I soldi spesi in questo settore non sono buttati al vento, come a volte si sente dire, rappresentano invece un investimento prezioso, lungimirante, capace di produrre frutto, specie se considerati in un'ottica di ampio respiro e chi vi si impegna va sostenuto. Il lavoro e l'impegno di Giacomo in questo campo è estremamente meritorio. Ha indicato un percorso Mi compiaccio per tanto che l'amministrazione civica l'abbia fatto proprio con il progetto portato avanti dall'assessorato alla cultura condotto da Carola.
Questa sera insieme con Giacomo, Danilo Povinelli e Carla Maturi, la direttrice della nostra biblioteca comunale, avrei dovuto presentare “'l nòs Bavdìn” (Il nostro Baldino), l'ultima fatica di Giacomo, un atto d'amore nei confronti del rione che l'aveva visto nascere e nel quale aveva trascorso la sua fanciullezza. Ed insieme una specie di testamento spirituale. Lui purtroppo non c'è. Almeno fisicamente, perché il suo spirito è qui con noi dentro questa sala. “Questo testo ci aveva confessato - più che il risultato di una ricerca scientifica è una raccolta di ricordi, di pensieri, di immagini, di impressioni, che l'autore di queste righe, nei suoi lunghi periodi di emigrazione, di studi e di lavoro in Italia e all'estero – prima ancora di metterli per iscritto – li ha portati dentro di sé, profondamente impressi non soltanto nella sua mente, ma anche e specialmente nel suo cuore, nel suo spirito, nel suo sangue, nei suoi geni e nei suoi cromosomi”.
Mi aveva chiesto lui di presenziare alla presentazione del libro, qualche settimana fa, sulla panchina davanti a san Vigilio, dove amava sedersi la mattina per un momento di relax e per scambiare insieme qualche parola. Lì ho appreso da lui direttamente gli aspetti più significativi della sua vita, una vita straordinaria, addirittura eccezionale per il tipo di esperienze che ha dovuto affrontare; su quella panchina ho avuto modo di apprezzare la vastità delle sue conoscenze, la sua forma mentis, lo spirito con cui ha affrontato un'esistenza singolare, dagli studi in seminario, alla laurea in teologia, all'esperienza da prete, al dottorato in giurisprudenza, al suo impegno in Germania da emigrante fino al meritato riposo nel suo paese d'origine, attorniato dall'affetto dei suoi cari. Allora il seminario rappresentava per i ragazzi delle valli l'unico mezzo di acculturamento, ne abbiamo parecchi esempi anche in paese..... Il volume, di quasi 300 pagine, impreziosite da uno stupendo corredo di fotografie curato da Danilo Povinelli, ricostruisce la storia, la situazione e lo sviluppo urbanistico, le attività, le abitudini, il linguaggio, i diversi momenti della giornata, le persone caratteristiche, e la vita degli abitanti dell'antico rione popolare, specie negli anni dal 30 al 50, con l'affetto di chi è stato tanti anni lontano da casa e la nostalgia per un un mondo ormai scomparso e per i suoi valori. “La nostalgia del passato – vi scrive – è sempre stata nella storia delle comunità, per tante ragioni anche molto comprensibili una passione molto sentita. Essa implica un legame di appartenenza e di fedeltà alla stirpe dei nostri padri, ed in ultima analisi non solo il piacere di scoprire le proprie origini, ma anche il bisogno di un ritorno alle radici”. Da spirito critico però aggiunge. “siamo lieti che si faccia sempre più vivo anche fra di noi l'interesse per la tradizione, ma non vogliamo cadere nell'errore di quelli che lodano il passato solo per una certa pigrizia e rifiutano la modernità, perché essa richiede un sempre maggior impegno....noi crediamo che l'umanità debba progredire e non abbiamo paura di confrontarci con i tempi nuovi ...” Questo era il suo spirito: di fiducia nella ragione, nella scienza, nelle capacità dei singoli individui. Spirito che lui fa discendere dal carattere degli abitanti di Baldino, località viva, piena di energie, di fermenti e di passioni. Di cui san Gerolamo, il patrono del rione, una delle personalità più affascinanti dell'antichità cristiana, rappresenta il modello: “un cuore grande, generoso, di un'estrema sensibilità, ma anche diffidente, sospettoso, irritabile, passionale ed aggressivo, virulento nelle polemiche...” E qui possiamo accennare al filò, alle serate nelle osterie, ai costumi delle donne ecc. Vi troviamo insieme con Baldino anche la saga della famiglia Maturi, con i suoi personaggi più significativi.
Nonostante l'età portava bene i suoi 83 anni ed era ancora molto impegnato, dedito alle ricerche storiche, la sua passione. Al suo attivo pubblicazioni sulla chiesa di santo Stefano di Carisolo, sull'altare della chiesa di San Nicolò, sempre di Carisolo, sull'Arcivescovo Maturi, sulla Rosa di Titti, una singolare figura di donna, articoli e brevi saggi di diverso tipo. Dopo la laurea in scienze giuridiche si era trasferito in Germania, dove trascorse mezzo secolo al servizio degli emigranti. Condusse per 20 anni una rubrica radiofonica a Colonia, che poi divenne televisiva, per aiutarli a risolvere i loro problemi. Ricevette ben 50.000 lettere, a ciascuna delle quali rispose per iscritto. Fondò e diresse un giornale per gli emigranti in più lingue (italiano, tedesco, turco, slavo e greco). Per questo suo impegno ottenne alti riconoscimenti dalla Germania federale (la Bundesverdienstkreuz) e dallo Stato italiano (il titolo di Commendatore dell'Ordine della Solidarietà italiana). Lo scorso anno la sua attività a Radio Colonia fu oggetto di una saggio da parte dell'università di Berlino, che ci apre una finestra su quello che fu il suo impegno e il suo lavoro. Lo lessi e sentii il bisogno di farlo conoscere, tanto che lo presentai sin Campane di Pinzolo (il pezzo è intitolato Radio Colonia).
Ne “Il nostro Baldino” elenca gli uomini illustri della località. Nella prossima edizione aggiungeremo anche il suo.

Introduzione di Carla Maturi

Intervento dell'assessore Carola Ferrari

Il pubblico in sala
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