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Ferrazza ribatte in merito all'ipotesi di riordino territoriale




02.12.2013, di Walter Ferrazza (letto 3366 volte)

“Così come è vero che le riforme non si fanno coi pennarelli, è altrettanto vero che l’Italia ha bisogno di più tecnici e di meno politici, o, meglio ancora , l’ideale sarebbe che i politici fossero tecnici di professione e politici di passione”.

Risponde così il Sottosegretario Walter Ferrazza alle dichiarazioni del Presidente Ugo Rossi che ha condannato quella che è solo una delle versioni del “Disegno di Legge Costituzionale”, da giorni, come già dichiarato dal Sottosegretario, già superata ed aggiornata. Il progetto di cui trattasi è in verità una innovativa ipotesi di ridisegno territoriale dell’Italia, frutto di uno studio nazionale realizzato con il preziosissimo contributo della Società Geografica Italiana,  che verrà presentato ufficialmente entro le prossime due settimane, completo del relativo Disegno di Legge. Lo studio propone il riordino territoriale dell’Italia in 31 Regioni, e non 36 come inizialmente ipotizzato, individuate secondo criteri geografici, demografici, culturali, infrastrutturali e sociali, e nasce per essere concreta risposta alle esigenze manifestate dai singoli territori, alle problematiche emerse e derivanti da incompatibilità legislative, e che tiene conto delle loro specificità storiche e valoriali.

“La politica deve essere pronta a fare riforme adeguate, sostanziali, lungimiranti, e rispondenti alle esigenze dei singoli territori”, prosegue Ferrazza, “invece è ormai consuetudine additare con superficialità le proposte senza prima valutarle, strumentalizzandole per sferzare attacchi. Le dichiarazioni del Presidente Rossi forse non avrebbero trovato spazio se avesse analizzato la proposta, aggiornata, e ne avesse compreso gli obiettivi e i vantaggi. Il Trentino Alto Adige, nello specifico, è stato ripensato, e posso affermare, è stato addirittura migliorato. E lo dico con consapevolezza ed orgoglio delle potenzialità del nostro sistema di autonomia, che è stato altresì preso come modello da esportare e duplicare”.

“Le riforme”, prosegue Ferrazza, “devono essere fatte in concerto con i territori e con chi, i territori, li vive e li amministra. Chiudere al dialogo significa precludere la possibilità di lavorare insieme ad un futuro migliore. Mi rammarica perciò l’atteggiamento del Senatore Panizza che ha liquidato la possibilità di un confronto con chi, in questi mesi, nelle numerose occasioni di lavoro condiviso, ha dimostrato di conoscere l’autonomia e di difenderla.”

Lo studio, in linea con i principi dell’ attuale percorso Governativo, vuole esserne  contributo e motivo di approfondimento, diventando quindi un’importante occasione per ragionare di confini diversi, in qualche caso più ampi, che possano concorrere allo sviluppo di diversi territori con peculiarità simili, tenendo conto di importanti assets strategici quali competitività, sostenibilità ambientale ed innovazione. “Toccare i confini” significa guardare oltre, aprire a nuovi orizzonti per poter rispondere a mutate esigenze storiche, economiche e culturali.

Realizzato inoltre con l’obiettivo di ridimensionare il contenzioso costituzionale tra lo Stato e le Regioni e assicurare al medesimo Titolo V un maggiore grado di effettività, riallineando la Costituzione scritta alla Costituzione vigente e adeguandola alle mutate esigenze della Società, lo studio risponde alla necessità di modernizzare l’assetto istituzionale italiano, sì da costruire un sistema razionale ed in grado di bilanciare le ragioni delle autonomie locali con le esigenze della semplificazione e dell’efficienza.

Infine il ridisegno degli attuali confini regionali porterà alla creazione di nuove realtà che saranno idonee a diventare i centri propulsori per una nuova gestione amministrativa della cosa pubblica, oltre che strumenti per l’edificazione di un rinnovato patto di cittadinanza.

“Lo studio”, conclude Ferrazza, “verrà presentato dal MIR. Perché c’è bisogno di una nuova politica per una nuova Italia. Ne approfitto per allegare l’anzicitata versione aggiornata del progetto, con 31nuove regioni, e un diverso e già pensato assetto per il Trentino, pregando il Presidente Rossi, se lo volesse fare, di rendersi propositivo ”.

Sottosegretario Walter Ferrazza

PROPOSTA DI RIORDINO TERRITORIALE DELL’ITALIA

Le considerazioni qui riportate riflettono un percorso che la Società Geografica Italiana, la più antica istituzione di ricerca territoriale del Paese, persegue da anni. Nel periodo più recente - in particolare in seguito all’emanazione del Disegno di Legge Costituzionale del 30 luglio 2013 - si sono concretizzate in una proposta esplicita di riordino territoriale. Nello specifico, il testo che segue è strutturato nel modo seguente:

Parte 1 I fondamenti di una riforma. Dove si ricuperano in modo alquanto sintetico (e schematico) i fondamenti logico-politici, economici e sociali che sottendono un improcrastinabile riordino territoriale del nostro Paese.

Parte 2Aspetti metodologici. Si ricostruisce il percorso seguito, espressione a sua volta di un’elaborazione (e un dibattito) sviluppatosi negli ultimi lustri e reso pubblico in molteplici occasioni.

Parte 3 Comunità territoriali, Aree metropolitane, Polarità urbane. Al di là dei fondamenti di metodo che hanno portato all’aggregazione delle entità comunali e all’individuazione delle polarità urbane e metropolitane, quelle ora individuate (e riportate in forma cartografica) rappresentano uno schema che necessita inevitabilmente di essere verificato a approfondito.

Parte 4I “nuovi” ambiti regionali. Si specificano i fondamenti che hanno portato alla proposta di 36 “nuove” Regioni, definite in ragione della struttura e della dinamica degli eco-sistemi urbani quale fondamento della possibile competitività, del riequilibrio territoriale, della coesione economica, della valorizzazione economica delle “piattaforme” territoriali emergenti.

Parte 5 – Vantaggi attesi. Si assumono vari dati consolidati allo scopo di valutare i risparmi di spesa connessi all’eliminazione degli enti provinciali e alla riperimetrazione delle regioni.

Parte 6Ulteriori considerazioni strategiche. Fra le possibili opzioni politiche che potrebbero accompagnare il ridisegno amministrativo, in questa sede sono introdotti alcuni criteri economico-aziendali volti al superamento delle criticità dell’attuale funzionamento della macchina amministrativa.

Parte 7 – Sulle Comunità territoriali. Questioni legislative irrisolte. Analizzando brevemente i vari livelli di governo, si discute sull’adeguatezza tra capacità organizzativa e funzione degli enti. L’accento è posto in particolare sull’accorpamento dei comuni.

Allegati cartografici

  1. Livelli di polarizzazione e di autonomia dei Sistemi Locali del Lavoro

  2. Centralità territoriale e dinamica economica dei sistemi locali

  3. I fondamenti: Aree metropolitane, Polarità urbane, Comunità territoriali

  4. Le delimitazioni regionali: scenari problematici

  5. Aree di valorizzazione paesaggistica e patrimoniale

  6. Le “nuove” Regioni: una perimetrazione possibile

  7. Una seconda possibile perimetrazione

Appendici

  1. Aree metropolitane, Polarità urbane e Comunità Territoriali

  2. Il dettaglio

  3. Aggregazioni e attribuzioni. I problemi emersi

La proposta è stata realizzata in collaborazione con Caire Urbanistica ed EuPolis (Politecnico e Università di Torino).

Al gruppo di lavoro, coordinato da Sergio Conti e istituito presso il Ministero per gli Affari Regionali e le Autonomie, hanno preso parte, con diverse competenze e sensibilità: Ornella Albolino, Franco Archibugi, Associazione Culturale Identità Comune, Ugo Baldini, Filippo Bencardino, Simone Bozzato, Federica Burini, Emanuela Casti, Roberto Cavallo Perin (in particolare Parte 7), Claudio Cerreti, Fiorella Dallari, Francesco Dini, Fiorenzo Ferlaino, Marina Fuschi, Giuseppe Fuschillo, Floriana Galluccio, Alessandra Ghisalberti, Alessandro Giosi (in particolare Parte 5), Piergiorgio Landini, Alessia Mariotti, Maurizio Memoli, Concettina Pascetta, Massimo Pollifroni (in particolare Parte 6), Alessandro Ricci, Patrizia Romei, Franco Salvatori, Giovanni Sistu, Carlotta Spera, Anna Trono, Lida Viganoni, Irma Visalli, Sergio Zilli.

Al Tavolo Tecnico, istituito anch’esso presso Ministero per gli Affari Regionali e le Autonomie, hanno partecipato altresì Franco Arminio, Alessandro Candido, Umberto Fanuzzi, Giordano Bruno Guerri, Paolo Pagliaro, Federico Pirro, Piero Portaluri, Roberto Telesforo.

Ipotesi di ridisegno territoriale dell’Italia
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