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In Rendena si torna a parlare di metano




12.01.2018, di Comune Pinzolo (letto 1216 volte)

In Rendena si torna a parlare di metano

Pinzolo, 12 gennaio 2018

Un’azienda privata che chiede di fornire un servizio pubblico a proprie spese non è cosa da tutti i giorni. Ecco perché gli amministratori della Rendena hanno aderito in maniera massiccia ieri sera all’invito del Comune di Pinzolo di cominciare a ragionare insieme sul progetto proposto da Metan Alpi per la metanizzazione della Val Rendena.

Società torinese, nata alla fine degli anni ’80, Metan Alpi ha portato nel 1993 il teleriscaldamento a Sestriere ed attualmente distribuisce il metano nell’area della Val di Susa e nell’Alta Valle Chisone. Recentemente ha manifestato interesse a replicare l’esperienza di Sestriere a Pinzolo e Madonna di Campiglio e si è ripresentata così l’occasione per rilanciare una questione ferma da anni.

Oltre a tutti i sindaci della Rendena e a molti consiglieri comunali, alla serata erano presenti la Provincia autonoma di Trento, rappresentata dall’Assessore alle infrastrutture e all’ambiente, Mauro Gilmozzi e dal consigliere provinciale Mario Tonina, accompagnati dal Dirigente Sandro Rigotti, la Comunità delle Giudicarie, il BIM del Sarca, la GEAS e alcuni amministratori della Val di Sole, questi ultimi interessati ad un potenziale sviluppo dell’anello. La discussione ha così affrontato anche possibilità e limiti posti dalle normative vigenti e si è spinta a delineare uno scenario complessivo di sviluppo della Val Rendena.

Il progetto di metanizzazione, illustrato dall’ingegner Andrea Chiaves, titolare di Metan Alpi, prevede tre azioni principali che l’azienda sarebbe disposta a condurre a proprie spese:

1. Realizzazione di un metanodotto principale di trasporto del gas naturale da Tione fino a Madonna di Campiglio, della lunghezza di circa 30 km, chiamato “feeder”;

2. Realizzazione di due centrali di teleriscaldamento e cogenerazione (con cui si produce anche energia elettrica), uno nei comuni di Pinzolo, Carisolo, Giustino, e il secondo a Madonna di Campiglio, alimentati dal feeder;

3. Predisposizione degli stacchi del gasdotto per l’alimentazione delle reti di distribuzione del gas naturale dei comuni sui quali passa il feeder.

Una volta sul posto, l’azienda si proporrebbe, se richiesto dai comuni, di realizzare anche le reti di distribuzione del gas naturale nei centri abitati, compatibilmente con le normative e le disposizioni che verranno messe in gara da parte della Provincia per la distribuzione. La Provincia, infatti, è proprio in questo momento impegnata per espletare la gara che fornirà il gestore unico del gas per l’intero ambito Trentino. A questo punto, uno dei temi posti proprio all’Assessor Gilmozzi è stato quello di poter sfruttare questa occasione per posare con un unico intervento nei tessuti urbani nei paesi della Rendena le tubazioni del gas, del teleriscaldamento e, all’occorrenza, di fibra ottica.

La condizione posta dalla azienda è il loro vero driver: loro sarebbero disposti a eseguire il progetto solo a patto che possano realizzare il teleriscaldamento a Pinzolo e Madonna di Campiglio. Così il progetto reggerebbe anche dal punto di vista finanziario e non andrebbe in contrasto con la distribuzione del metano.

Per chiarire, in parole povere una tematica che appare ostica ai più, il teleriscaldamento è un sistema di trasporto del calore negli edifici attraverso il passaggio di acqua calda nelle tubature ed uno scambiatore di calore che viene installato per ogni utenza. L’acqua calda è prodotta dalle centrali termoelettriche alimentate dal metano.

L’interesse da parte della Rendena c’è e lo hanno dimostrato la grande partecipazione degli amministratori ma soprattutto il riconoscimento di un’opportunità che si è percepito chiaro negli interventi di Michele Cereghini, sindaco di Pinzolo, di Enrico Pellegrini, sindaco di Porte di Rendena, di Arturo Povinelli, sindaco di Carisolo, di Gianfranco Pederzolli, presidente del Bim del Sarca.

Particolarmente chiarificatorio è stato l’intervento di Walter Paoli, Presidente di GEAS e testimone degli anni in cui il metano è stato portato da Pieve di Bono fino a Tione. “Mi sembra di sognare” ha commentato Paoli, snocciolando poi numeri che hanno fatto breccia nel pubblico: “Ho calcolato che i 2.500 utenti che, da Pieve di Bono a Tione, utilizzano 5 milioni di mc di gas, risparmiano circa 700 euro all’anno netti. In più, portare il metano ha significato dare lavoro a imprese e artigiani locali con un indotto che ho quantificato in 15 milioni di euro.”.

I vantaggi non sarebbero unicamente economici, ma ci sarebbero ricadute considerevoli a livello ambientale: si parla del 75% di emissioni di anidride carbonica in meno rispetto al gasolio e zero produzione di polveri. Tra l’altro, si ridurrebbe dalle strade il traffico di autocarri per il trasporto del gasolio e il conseguente inquinamento da scarico. Dati affatto trascurabili per una valle che fa dell’ambiente il traino del proprio turismo e che si fregia di essere area protetta.

Tra gli aspetti favorevoli al progetto, vi è stata l’intuizione di inserire nel Fondo strategico della Comunità delle Giudicarie il potenziamento del feeder del Chiese durante i lavori della variante di Pieve di Bono, presupposto fondamentale per coprire qualsiasi futuro fabbisogno della Rendena.

Il tema è oggi sul tavolo. I sindaci si sono dati appuntamento a breve per valutare la bontà della proposta ed eventualmente predisporre un documento condiviso per manifestare alla Provincia l’interesse alla metanizzazione e formalizzare poi a Metan Alpi la volontà di concretizzare il progetto.

La serata sul metano a Pinzolo
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