Intervista a Tomaso Marcolla

di Mariapia Ciaghi

Per Marcolla “Il fare arte comprende la sperimentazione, cioè lo studio e approfondimento delle possibilità tecniche e comunicative delle diverse espressioni artistiche. Ogni tecnica rappresenta un aspetto della mia personalità, dalla delicatezza dell’acquerello, alla forza dell’acrilico fino alla complessità dell’assemblaggio di materiali diversi”.[/A_CAPO]
Un misterioso legame attraverso distanze enormi, latitudini e diverse condizioni ambientali, sembra accomunare gli uomini in una costante particolarità magica innata in loro in tutti i tempi. Questa particolarità magica si trasmette alle cose rappresentate quando c’è nell’uomo una totale partecipazione al suo operare. Il percorso artistico di Tomaso Marcolla segue questo cammino in una costate e multiforme ricerca che sarebbe arduo arginarne lo “stile” entro facili schemi. È forse questa una delle particolarità essenziali di una attività artistica che sa adattarsi alle più svariate motivazioni senza mai perdere in originalità.[/A_CAPO]

Sommergersi, dubitare, riconoscersi, allontanarsi dal convenzionale nell’avida ricerca del mistero non è solo compito di saggi e filosofi ma anche privilegio di poeti e artisti. Da cosa nasce questo bisogno di sperimentare, in una costante ricerca e approfondimento delle possibilità offerte dal linguaggio dell’arte?[/A_CAPO]
Penso che il fare arte debba comprendere la sperimentazione delle molteplici espressioni artistiche, sperimentazione intesa come studio e approfondimento delle possibilità non solo tecniche ma soprattutto comunicative. Potrei dire che ogni tecnica rappresenta un aspetto della mia personalità, dalla delicatezza dell’acquerello, alla forza dell’acrilico fino alla complessità dell’assemblaggio di materiali diversi.[/A_CAPO]
Trovo molto importante mettere continuamente in discussione quello che faccio per riuscire a scoprire nuove soluzioni, nuovi modi di comunicare cercando sempre di accumulare stimoli ed esperienze anche con lo studio del lavoro dei grandi maestri, per una indispensabile conoscenza artistica.[/A_CAPO]
Questo mio spaziare a tutto tondo nelle varie tecniche artistiche è stato oggetto anche di critiche. Il mondo artistico predilige le iper-specializzazioni, la immediata riconoscibilità del “prodotto-autore”. Credo che il circoscriversi in un determinato campo possa essere limitante, soprattutto in termini di creatività, e pur incontrando molte difficoltà intendo proseguire su questa strada che sarà comunque ricca di nuove scoperte. D’altra parte per me dipingere è quasi una necessità fisica, che prescinde dal “mercato”.[/A_CAPO]

Nelle sue opere lei parte da una elaborazione delle percezioni visive utilizzandole abilmente a un fine “funzionale” senza che questo possa ottundere le sue capacità creative e le sue costanti fantasie immaginifiche. Quali sono le difficoltà per arrivare a tale risultato artistico?[/A_CAPO]
Credo che qualsiasi cosa vediamo possa offrirci uno spunto, darci nuove ispirazioni. La difficoltà è quella di riuscire a guardare con occhi nuovi in maniera libera da condizionamenti per cogliere quelle particolarità altrimenti irraggiungibili.[/A_CAPO]

La situazione generata dall’irrompere delle tecnologie avanzate nel mondo editoriale ci porta a riflettere sul futuro della diffusione nel campo dell’edizione artistica alla luce dei nuovi codici digitali.
Quali sono secondo lei i nuovi formati o modelli che ritiene più adeguati per “editare arte” nella nostra attuale cultura cibernetica?
Lavorando nel campo della grafica mi occupo quotidianamente di immagini digitali che sono diventate parte integrante della comunicazione. Anche l’arte ha saputo cogliere le infinite possibilità di questa “rivoluzione” ed infatti sono sempre maggiori i musei e le gallerie che si propongono usando il digitale, sia su internet o su CD-ROM. È un mondo ancora tutto da scoprire e sfruttare ma credo abbia enormi prospettive.[/A_CAPO]

Con la creazione del sito: http//www.marcolla.it nel ‘97 lei ha aperto nuove porte all’interscambio e alla comunicazione che la rete internet offre. Come gestisce lei il contenuto e le relazioni tra l’edizione online e offline? Quali vantaggi e gli svantaggi di questo tipo di comunicazione?[/A_CAPO]
Con l’avvento di internet, nessun campo, nemmeno quello artistico è immune dall’informatizzazione.[/A_CAPO]
Avere un sito internet è come avere una galleria, una mostra sempre aperta. Chiunque può visitarla, anche se vive in Australia ed in piena notte. Internet riesce ad unire luoghi e persone eliminando la barriera della distanza e del tempo.[/A_CAPO]
Molto importante è soprattutto il confronto ed il continuo scambio con chi, visitando il mio sito, abbia la voglia di comunicarmi le proprie emozioni, e che questo possa avvenire con persone diversissime tra di loro per cultura, età, estrazione sociale, trovo sia una cosa affascinante, impossibile da realizzare in altro modo.
Importante in un sito internet è l’aggiornamento dei contenuti che deve essere fatto quasi in tempo reale. Dopo aver realizzato un’opera la fotografo e la digitalizzo e quindi la pubblico nel sito rendendola subito visibile a chiunque.[/A_CAPO]
L’immagine riprodotta non potrà mai sostituire la visione di un’opera dal vero, la sua matericità, internet rimane comunque un mezzo virtuale.[/A_CAPO]

Recentemente lei ha riproposto in una personale a Vigo di Ton il lavoro, già presentato lo scorso anno a Denno e alla Biennale di Ferrara 2002, “Passaggi naturali”, arricchito di nuove opere nelle quali emerge sempre l’elemento natura. Cosa intende lei per passaggi? Qual’è il legame tra passaggi e natura che muove il suo operare artistico?[/A_CAPO]
La mia pittura è nata con il figurativo, dipingendo dal vero come al tempo degli impressionisti. Trovo molto interessante dipingere dal vero, essere immerso nell’ambiente che intendo rappresentare per coglierne l’atmosfera e vivere in Trentino è da questo punto di vista uno stimolo continuo. La natura è fondamentale per la mia pittura, offre molti spunti a chi sa osservarla con curiosità.[/A_CAPO]
Il titolo “Passaggi” è inteso come mutamento, trasformazione da una visione reale, fotografica della natura a una visione soggettiva interpretata su ispirazione dettata da essa. È come se la natura offrisse lo spunto per lasciarsi modificare.[/A_CAPO]

Una cosa è valersi della foto solo per il suo potere raffigurativo, altro è saper utilizzarlo insieme alla pittura senza che trai due mezzi vi sia discordanza e opposizione. Come riesce ad integrare tra loro i due linguaggi?[/A_CAPO]
Sono sempre stato appassionato di fotografia.
La fotografia ferma un istante un momento particolare e lo rende immortale, non mutabile. I colori, l’atmosfera, i riflessi si fermano dentro quello scatto per sempre.[/A_CAPO]
Le opere che creo assemblando foto e pittura sono l’unione dell’aspetto statico con un aspetto dinamico e libero ad interpretazioni. È proprio la discordanza tra i due linguaggi a stimolare la mia ricerca in un percorso che non ha un punto di arrivo ma ogni tappa è una scoperta, una scommessa con me stesso.[/A_CAPO]

Nelle sue opere dedicate ai castelli trentini lei recupera la tradizione, la storia, la poesia. Da quali suggestioni nascono? Come coniuga la realtà con un universale artistico al di fuori dello spazio-tempo convenzionale?
I castelli sono una presenza importante per il Trentino. Non sono solo manufatti di interesse architettonico ma personalmente evocano in me un fascino particolare, sono carichi di storia. A volte sembra di sentire i rumori delle vicende che vi accadevano, le voci dei nobili, della servitù. Ecco che allora nei miei quadri ho voluto rappresentare quello che sentivo, oltre a quello che vedevo. Una visione tradizionale che si trasforma in qualcosa di diverso, l’aspetto figurativo, sempre presente, si mescola ai testi, alle parole che sento-vedo fuoriuscire dal castello. L’atmosfera, l’ambiente circostante cambia, plasmato dalla mia fantasia.[/A_CAPO]

Nella volontà di una comunicazione diretta che tocca intimamente ed emotivamente l’osservare lei opera attivamente nel sociale utilizzando l’arte come strumento di lotta contro le ingiustizie. Quali scontri e quali soddisfazioni ha avuto in questo suo impegno? A quali rassegne ed eventi ha partecipato?
Nelle vignette cerco di sintetizzare aspetti che riguardano la guerra, l’inquinamento, la disparità tra Nord e Sud del mondo usando diverse tecniche. Ogni qualvolta un qualche aspetto sociale mi colpisce provo a tradurlo in disegno e piano piano ne ho realizzati diversi, su svariati argomenti.[/A_CAPO]
Ho avuto molte soddisfazioni ed apprezzamenti nei vari concorsi a cui ho partecipato. Al concorso nazionale di fumetto “stop alla bomba con un balloon” indetto dal Comune di Genova ho vinto con la vignetta “parole, parole…”. Con la vignetta “divieto di pace” sona stato selezionato per la manifestazione “200 artisti per la pace” a Trapani.
La vignetta “strettoia” è stata pubblicata dal mensile “Panda” del WWF, ed altre sono state inserite in diversi siti.[/A_CAPO]
Inoltre, per alcuni anni, ho stampato un calendario nel quale ho raccolto alcune vignette e quello del 1998, su interesse di una casa editrice trentina, è stato esposto alla fiera del libro di Torino.[/A_CAPO]

Quale il messaggio che vorrebbe lasciare ai giovani in questo mondo stordito e confuso ma pur sempre ricco di meraviglie?
Sinceramente vorrei vedere nei giovani la libertà di essere se stessi, artisti nel proprio comportamento, ma vedo che spesso seguono determinati schemi prefissati, vittime della pubblicità e dell’omologazione. Una maggiore fiducia nelle qualità individuali penso sia la strada giusta per evitare un appiattimento generale.

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