Lettera di Mario Antolini Musón – Convegno sulle “malghe” a Pinzolo

Lettera di Mario Antolini Musón – Convegno sulle “malghe” a Pinzolo

Convegno sulle “malghe” a Pinzolo

Settembre 2021

 

Nel chiuso della mia mansarda, ad ormai 101 anni compiuti, grazie a facebook ed ai giornali, ho saputo qualcosa del convegno sulle “malghe” tenutosi a Pinzolo (mi pare senza le temute polemiche) con un’attenta “ripassata” e “riimpostazione” delle problematiche da sempre legate al fenomeno dell’allevamento bovino in Giudicarie e con particolare riguardo alla Rendena. Me ne sento lieto perché finalmente, dopo essersene dimenticati dai tempi dei lavori idroelettrici negli anni Cinquanta che avevano messo in crisi proprio il settore delle “stalle, delle cà da mónt e delle malghe”, e ci si era gettati sul turismo (in maniera tuttora disordinata) lasciando che i problemi legati alla “Razza Rendena” passassero in seconda linea.

Da semplice ricercatore della storia delle Giudicarie (da sempre), da già Segretario zonale per le Giudicarie dell’Unione Contadini (1954-56), da impiegato dell’Ufficio zootecnico di Tione (anni Cinquanta), da attivo partecipante alla lotta contro gli idroelettrici per la salvaguardia delle sorgenti nelle cà da mónt (1952-55)… mi sono convinto che le popolazioni giudicariesi, e soprattutto quelle della Rendena, hanno la loro ragion d’essere proprio nell’aver scelto l’allevamento bovino come ragione di occupazione e di sopravvivenza. Le ragioni scientifiche e antropologiche di questo stato di cose certamente le può dare (e certamente le ha date) l’esperto prof. Annibale Salsa, la cui voce già si è fatta sentire più volte e in molte sedi; ma non so quanto e come ascoltata.

Non so se già sia stata fatta, pubblicata e diffusa una dettagliata storia sia dei vachér (con raccolta di dati, statistiche e documenti), sia delle stalle, delle cà da mónt, delle malghe, dei caseifici e della progressiva attività e presenza degli allevatori su tutto il territorio. Studi di base essenziali. Ma importante sarebbe analizzare il rapporto fra allevatori e territorio (pascoli e bosco, catasto e Asuc), lo studio dei regolamenti di malga, le modalità associative degli allevatori. Analisi attente e approfondire per suggerne la linfa che potrebbe e dovrebbe alimentare anche i provvedimenti aggiornati al terzo Millennio ma che non possono discostarsi dalle radici e dalle fondamenta su cui poggia l’intera impalcatura portante che, se non si ricorre tempestivamente ai ripari, sta traballando e sta per cadere e sfasciarsi.

Io non sono che un povero appassionato di storia con un sincero attaccamento alla mia gente, proprio specialmente ai vachér coi quali in montagna ho condiviso la compagnia e l’amicizia nei primi anni della mia fanciullezza e che poi ho conosciuto attraverso le mie diverse esperienze. Perciò non so cosa si possa fare e si debba fare. Ma emotivamente e razionalmente percepisco che si tratta di un settore tuttora portante per le Giudicarie se si voglia che continuino a rimanere legate alla propria storia e, soprattutto, se si voglia conservare e “salvaguardato e coltivato” tutto il manto vegetale delle nostre montagne che può essere mantenuto, almeno tale, unicamente dalla presenza di allevatori (e non certo lasciato in mano ai moderni “villeggianti” (locali e da fuori) che il territorio lo stanno trasandando e lasciando disfarsi alla rinfusa).

Mi sento grato, come Giudicariese, ai promotori del Convegno di Pinzolo, augurandomi che non sia che il positivo inizio della “rinascita” del mondo delle stalle, delle cà da mónt e delle malghe e del moltiplicarsi dei vachér dalle caratteristiche accumulate nei secoli, frutto di tanto ingegno e dovuto al loro assiduo e faticoso impegno, ma ricco di saggezza, di socialità e di benefici economici.

Forse le mie non resteranno che nostalgiche chiacchiere al vento e ormai fuori luogo, dettate dalla mia già troppo avanzata vecchiaia. Ma queste convinzioni ormai non me le toglie più nessuno dalla testa. Grazie d’avermi chiesto il mio pensiero e di averlo accolto. Auguro ogni bene a quanti si stanno impegnando proprio su queste così delicate ma importantissime problematiche tuttora quanti mai vive, delicate e determinanti.

Mario Antolini Musón

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