L’INDEMONIATA – C’ERA UNA VOLTA…. LE FOLE DI NONNA VITTORINA

L’INDEMONIATA – C’ERA UNA VOLTA…. LE FOLE DI NONNA VITTORINA

L’INDEMONIATA

In un paese povero e sperduto viveva un bel giovanotto di nome Ildegardo, era forte e sano e voleva cambiare la sua vita in meglio. Pensò quindi di andare in cerca di fortuna e senza nessuna meta si incamminò a piedi viaggiando per alcuni giorni. Arrivato ad un bivio c’era un cartello con scritto: “paese in lutto, cercasi giovane coraggioso”.
“Questo fa proprio per me! Vado a vedere quello che succede.”.
Entrò in questa cittadina, tutta drappeggiata di nero dove tutti erano disperati perchè ogni notte, a mezzanotte suonata, in chiesa si apriva una cripta e usciva un’indemoniata che vagava per la città finchè trovava una persona, uomo o donna, per portarsela nella sua cripta. Questo doveva avvenire in una mezz’ora perchè la cripta si richiudeva. Tutta la gente era terrorizzata. Questa indemoniata era la figlia del re, il suo nome era Ermengarda. Bisognava salvarla e toglierle questa maledizione. Il re aveva promesso di darla in sposa a chi era capace di spezzare questo sortilegio. Ildegardo andò dal re, si accordarono su come si poteva intervenire. Prima cosa fu invitato nella reggia come ospite, riposando e mangiando poichè era a digiuno da tre giorni. Ancora la stessa notte all’ora prestabilita, doveva essere in chiesa vicino alla cripta.
Le porte della chiesa dovevano essere tutte chiuse, perchè lei era puntuale allo scoccare della mezzanotte usciva dalla cripta come una pazza, uno spettro vestito di bianco. Vagava in cerca della sua vittima, non poteva uscire dalla chiesa perchè le porte erano chiuse coi catenacci, avevano deciso così. Ildegardo la stava aspettando con sospetto e paura, doveva schiaffeggiarla e intontirla per impedirle di tornare nella cripta e liberarla da questo malefizio. Lei era forte, lo strattonava e voleva portarlo con sè nella tomba. Dopo questa lotta doveva ritirarsi perchè scoccava la mezz’ora. La cripta si richiuse, il giovanotto aveva resistito era steso a terra tramortito. Ildegardo doveva resistere tre nottate di fila per sconfiggere questo malefizio. La mattina di buon’ora arrivò il sagrestano con alcuni cittadini, aprirono la porta e restarono sorpresi nel vederlo addormentato per terra. Era vivo! La prima notte era passata. Lo accompagnarono nella reggia doveva riposarsi ed escogitare qualche nascondiglio per la seconda notte. Verso le ore 22 fu accompagnato dal sagrestano e da parecchi uomini e donne per incoraggiarlo perchè potevano essere le ultime ore della sua vita. Entrò in chiesa, il sagrestano chiuse tutte le porte coi catenacci e Ildegardo si concentrò sul da farsi. “Questa sera mi nasconderò sul pulpito, la pazza ci impiegherà più tempo a trascinarmi nella cripta.”. Così pensò con timore, si accovacciò sul pulpito e attese l’ora fatidica. Ai primi rintocchi della mezzanotte si aprì la pietra della tomba, lei uscendo disse: “Dove sarà questa sera? Forse sul pulpito?” salendo le scale in fretta, doveva essere veloce altrimenti scadeva il tempo. Lo trovò era mezzo addormentato ma il suo contatto lo fece sobbalzare, lui la schiaffeggiò, lei lo prese per le gambe e lo trascinò per le scale, lui si dimenava, fecero una bella lotta, ma finì il tempo e lei dovette scappare perchè la pietra si stava chiudendo. Era stato fortunato ma era sfinito. Anche la seconda sera era passata ed era ancora vivo. Si mise in un angolo con una coperta e si addormentò. Al mattino presto quando arrivò il sagrestano con alcuni uomini per la sicurezza, rimasero sorpresi di trovarlo ancora vivo. Tornarono alla reggia tutti contenti, ma c’era la terza serata, decisiva, che li faceva stare in ansia. Il giovanotto doveva trovare un bel nascondiglio per far passare il tempo perchè la pazza non potesse tornare nella sua tomba. Il re cominciava a sperare che il giovanotto potesse salvare la sua cara figlia. Dopo un bel bagno e uno spuntino ristoratore, andò a letto a riposare ed escogitare la strategia dell’ultima notte. Alle ore 22 dopo una giornata di riposo, era pronto e deciso di vincere l’indemoniata. Era sempre accompagnato dai sagrestano e dai cittadini perchè anche per loro era una decione fatale. Loro se ne andarono timorosi per quel che poteva succedere. Ildegardo rimase da solo con i suoi propositi.
“Questa sera vado sul campanile e mi attacco al battocciolo della campana più grossa, così sarò bene aggrappato e più resistente alle forze della pazza.”. Era l’ultima notte e l’esito sarebbe stato decisivo anche per la sua vita personale, poteva essere il suo colpo di fortuna. Disse una preghiera, poi si attaccò alla corda della campana più grossa e si arrampicò fino ad aggrapparsi al batocciolo, che strinse con grande forza. Al primo rintocco della mezzanotte, la pietra della cripta si aprì la pazza stava uscendo in cerca della sua vittima. “Penso che stasera sia sul campanile.”. Doveva correre perchè il tempo era prezioso. Entrò nel campanile che comunicava con la chiesa, vide il giovanotto aggrappato al batacchio dentro la campana, prese la rincorsa e si aggrappò alla corda per raggiungerlo, ma era fatica anche per lei. Fecero una grande lotta, ma lui non si staccò dal batacchio e continuando a scalciarla la tramortì. Lei cadde a terra battendo la testa e lui raggiunse il suo intento. Il tempo scoccò e la pietra si richiuse, la ragazza era salva. Ildegardo scese attaccato alla corda, la campana suonava a distesa. In poco tempo arrivarono i cittadini con il sagrestano, preceduti dal re tutto ansioso per sua figlia. Dal suono a festa delle campane avevano capito che la principessa aveva superato il malefizio, stava bene ed era felice.

C’era una grande ressa di persone, tutti i cittadini per festeggiare questo grande evento.
Cambiarono tutti i drappi neri del lutto e li sostituirono con drappi rossi e oro.
Dopo poco tempo ci fu il grande matrimonio e fecero festa per una settimana con musiche e danze. Il re diede la sua benedizione alla sua cara Ermengarda con il marito Ildegardo, augurandole tanta felicità con una numerosa prole. Vissero felici e contenti come nelle fiabe.

Nota di Vittorina Maturi
Questa favola ci teneva attenti tutta la serata, si andava a letto impauriti e contenti.
Era raccontata nella cucina di zia Italia, casa Gambon ora Biancart.

Vittorina Maturi
Vittorina Maturi

Vittorina Maturi nata a Pinzolo il 26 Maggio 1932, giorno del Corpus Domini. Pioniera del commercio di Pinzolo, infatti, aprì il suo negozio “Mamme e bimbi”, in via Marconi il 14 Aprile del 1962 che oggi viene portato avanti dalla figlia Aldina. Mamma di 5 figli, nonna di 9 nipoti e bisnonna di 9 pronipoti, alla veneranda età di 88 anni ha voluto rivivere con noi racconti che altrimenti verrebbero perduti nel tempo.

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