Poveri nonni! I più colpiti dalla pandemia, quelli che suscitano più tenerezza e affetto, ma i più soli, perché la loro presenza è poco conciliabile…

Poveri nonni! I più colpiti dalla pandemia, quelli che suscitano più tenerezza e affetto, ma i più soli, perché la loro presenza  è poco conciliabile…

Poveri nonni! I più colpiti dalla pandemia, quelli che suscitano più tenerezza e affetto, ma i più soli, perché la loro presenza  è poco conciliabile con la vita della famiglia moderna. Allora, la società si è organizzata con le Case di Riposo, i moderni alberghi/prigione. Meno male che ci sono, e per la maggior parte eccezionalmente organizzati.
Fino a qualche anno fa la silenziosa presenza delle donne anziane, di solito più longeve dei mariti, in famiglia era generalizzata. Era lì, vicino alla finestra o al focolare in tutte le case, ovunque simile nei modi di fare, nelle abitudini, nei sentimenti. Così Silvio Tardivo ha annotato poeticamente la somma dei dettagli e ha descritto una nonna che potrebbe essere stata quella di tutti coloro che adesso potrebbero essere nonni anche loro… o quasi.
La poesia “La nona” è recitata da Italo Maffei dai Lüstri. Ci fa piacere risentire la sua voce espressiva, che ha caratterizzato la conduzione di tante manifestazioni e cerimonie per almeno quarant’anni. La registrazione, nello studio di Gianni Beordo, risale al 1999, commissionata dal Circolo Culturale “Il Faggio” che ha editato in quell’anno il libro “Radìs”, sul quale ogni poesia è accompagnata dal disegno di un artista locale. Il disegno per “La nona” è di Jarka Prasek.

La nona di Silvio Tardivo

Na ücia e n fil

li man chi tröma,

na fanela strüsiada…

i üciai sal nas,

i oc’ fo di sora, quasi sarè

par vardarti ben in facia.

Al scavdalet cu li brasi slüsenti

scundü n li sochi di ziplòt,

e, n banda, li ciavati di peza

fati da öla.

Na culana longa, rizulada

tanti boti, cun in funt in crucifis

e n ciundul cun scundü dintru

la futugrafia dal nonu

e dai so fiöi.

In banda al so masàl,

li so carti, li lötri

in sglaver di futugrafìi: i so ricorc’.

I santin da la Pasqua,

da li Cuminion, i Sacro Cuor ,

li Madoni, i Sant’Antonio dal bò

e da Padua, Santa Rita,

i Angiui e i Sanc’ da  li sagri…

an’ San Giüsef taià fo

da n vec’ calandari.

Na curuna scundüda

in mez a li pleghi dal grumbial,

insema a pochi leri di muneda,

al tabac da nas e a n fazöl

chi spüza di lisiva.

Tüti robi ligadi a la so vita,

a la so cesa, a la so gent.

La cusis e li so man li va amù n presa.

La so buca la s möf: l’é n’uraziun…

Par chi? A i sum in tanc’

chi ga n’à di büsügn.

Ogni punt n’Ave Maria…

Ogni grup in Padre Nostro…

e n funt a la güciada

’ntant ca la taca n’aftra bota n fil,

na Gloria e na rechia par i so Morc’.

 

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