FIABE TRENTINE al tempo del COVID

di Lucio Binelli

FIABE TRENTINE al tempo del COVID

FIABE TRENTINE al tempo del COVID

Il vizio è noto: raccontare fiabe, sperando che i “babbei” le prendano per verità incontrovertibili, in modo da giustificare e, anzi, rendere meritoria la propria incapacità.

E poco importa se queste “fiabe” rischiano di alimentare le odiose teorie di negazionisti e complottisti vari!

I numeri del COVID vanno letti in modo analitico, altrimenti ci si illude di vivere in un’isola felice dove si sta facendo meglio di quello che si sta facendo altrove: i numeri del Trentino, rispetto a quelli dell’Alto Adige, se letti “correttamente”, sono un poco più preoccupanti!

In Trentino, come in Alto Adige, i numeri dicono che Trento e Bolzano sono le Province dove si fanno più tamponi (ogni 100.000 abitanti) in Italia.

In Trentino il 31 ottobre sono stati fatti 3056 tamponi e sono stati “trovati” 390 nuovi contagi.

In Alto Adige, stessa data, sono stati fatti 3099 tamponi e “scoperti”  557 nuovi contagi.

Il numero totale di tamponi è quasi uguale, i contagi altoatesini sono molti di più.

Ed infatti i dati diffusi sono che il rapporto tamponi/positivi sia del 12,7% in Trentino e del 18% in Alto Adige.  Se ci si ferma qui si può concludere che in Trentino siamo messi meglio.

Lettura superficiale e pericolosa!

Se si va a vedere più da vicino il dato, infatti, si scopre che in Alto Adige dei 3099 tamponi fatti, ben 1472 sono stati fatti a persone che lo facevano per la prima volta, e 1627 erano tamponi di “controllo” fatti per verificare l’andamento di situazioni già note.

In Trentino, invece, dei 3056 tamponi fatti, solo 773 sono stati fatti a persone che non lo avevano mai fatto prima. Gli altri 2283 sono stati tamponi di controllo.

Pertanto se si vogliono avere numeri da cui trarre conclusioni attendibili ed elaborare strategie efficaci i nuovi contagi non vanno riferiti al numero totale dei tamponi, ma al numero di tamponi fatti a “sconosciuti”.

Il rapporto, a Bolzano, è di 557 su 1472, meno del 38% e a Trento di 390 su 773 più del 50%!

E allora chi è messo peggio?

Io spero che ai vari ISS e comitati all’uopo istituiti, vengano forniti i dati in modo che li possano leggere ed analizzare correttamente, ma mi chiedo perché la prima direttiva nazionale non sia (né lo sia stata) quella di definire criteri univoci, uguali per tutti, per la raccolta dei dati!

E’ questo l’unico modo per poter confrontare correttamente l’andamento dell’epidemia nelle varie aree.

Il rapporto tra nuovi contagi e numero di persone testate (tamponate per la prima volta) vede il Trentino ai piedi del podio (41,4%) preceduto soltanto da Valle d’Aosta (64,3%), Umbria (44,6%) e Liguria (43,1%).

Ci insidiano la posizione il Veneto (40,3%) e la Lombardia (38,3%) ! La media nazionale è del 25,5%.

Se non si tiene conto di questi numeri sarà difficile che “vada tutto bene”!

Ed infatti la Giunta Provinciale, in Trentino, parla (a sproposito, ma questa per me non è una sorpresa) di andamento che consente tranquillamente di tenere aperto di tutto e di più e di invitare frotte di turisti all’auspicabile apertura della stagione sciistica, salvo poi, con grave e colpevole ritardo, doversi rimangiare le ordinanze conseguenti.

Quanti altri lutti dovremo contare prima che ci si renda conto della gravità di questa epidemia e la si affronti senza l’intento di sfruttarla a fini politici di parte (e questo purtroppo non solo in Trentino)?

 

FONTE dei DATI:

https://lab.gedidigital.it/gedi-visual/2020/coronavirus-i-contagi-in-italia/index.php#andamento

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