Turismo culturale/cultura del turismo

di Mariapia Ciaghi

Quale percorso ha compiuto il fenomeno del turismo dalla sua nascita ad oggi? Quale l’evoluzione della originaria relazione tra turismo e cultura? Ecco perché il fenomeno turistico è, sempre di più, essenzialmente culturale.



Il turismo è antico quanto la civiltà, ma è diventato un fenomeno di massa solo in epoca recente. Tra i viaggi più antichi, documentati per motivi diplomatici e di turismo, si trova quello che intraprese la regina Hatshepsut alla terra di Punt sulla costa orientale dell’Africa, nel 1480 a. C. Una statua di Memnon a Tebe mostra forse il più antico esempio di graffito conosciuto, realizzato da visitatori greci nel quinto secolo avanti Cristo.

Il turismo è diventato un fenomeno di massa di portata mondiale dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, grazie ai progressi realizzati durante il conflitto nel campo della tecnologia delle comunicazioni e dei trasporti, uniti al boom economico del dopoguerra e alle esperienze di viaggio delle truppe che presero parte al conflitto che portavano a spostamenti su grandi distanze attraverso tutti i continenti e che suscitarono il loro interesse per luoghi, tradizioni e culture lontane.

La parola “turismo” deriva dalla parola francese “tour” che significa “giro” e che indica un percorso con cui si ritorna al punto di partenza. L’uso di questa parola in relazione ai viaggi risale all’Inghilterra elisabettiana del XVII secolo. Ai giovani interessati ad occupare posizioni all’interno della corte si consigliava di viaggiare in Europa continentale per completare la propria istruzione. Questa pratica divenne comune nelle classi alte della società e si trasformò in prassi la tradizione per cui l’istruzione di un cavaliere si concludesse con un tour dei principali centri culturali dell’epoca. Il tour durava circa tre anni e si faceva in compagnia di un tutore. Questo viaggio era conosciuto come “Grand Tour” e si sa che Thomas Nugent pubblicò una guida intitolata “The Grand Tour” nel 1749. Così, si ritiene che, in origine, la parola turismo si riferisse a un’attività nettamente culturale che, molto probabilmente, si collega al detto popolare per cui i viaggi illuminano.

Con “Cultura turistica” ci si riferisce alla partecipazione delle persone alla ricerca delle condizioni migliori per rendere possibile l’attività turistica; ciò implica l’impegno a conoscerla per contribuirne al rafforzamento e per ottenerne i benefici che è capace di generare, dedicando l’attenzione necessaria per trasformarla nell’attività sostenibile che deve essere.

L’obiettivo istituzionale dovrebbe essere quello di agevolare lo sviluppo della cultura turistica attraverso processi di educazione, la diffusione della stessa, la riqualificazione e la modernizzazione delle piccole e medie imprese turistiche basandosi sulla concertazione con le autorità turistiche, educative e del lavoro e sui rapporti con i settori dell’impresa, del lavoro e accademici collegati al settore turistico, allo scopo di migliorare la qualità dei servizi turistici.

È allora necessario rivalutare e ridare spazio al turismo dinanzi ai settori pubblico, privato e sociale, per migliorarne la percezione, sensibilizzando la coscienza del turismo, tanto per i benefici economici che genera, quanto per l’opportunità rappresentata dall’apprezzamento del vasto patrimonio culturale e naturale del Trentino mediante la sua incorporazione al turismo, per mostrarlo agli abitanti e ai visitatori stranieri, con lo sviluppo di piani professionali di prestazione di servizi.

È necessario far in modo che le comunità partecipino a un processo di apprendimento che permetta loro di essere preparate al meglio a comprendere e a partecipare con successo all’attività turistica. Per ciò che riguarda gli erogatori di servizi turistici, ci si aspetta che si interessino alla riqualificazione e alla certificazione della proprie competenze per erogare servizi turistici di qualità. Da parte degli imprenditori di tutte le dimensioni, è auspicabile che stabiliscano processi e sistemi di qualità che favoriscano la competitività dei servizi offerti.

Da un punto di vista ufficiale, per turismo culturale si intende quel viaggio di turismo inteso a conoscere, comprendere e fruire l’insieme dei caratteri e elementi distintivi, spirituali e materiali, intellettuali e affettivi che caratterizzano una società o un gruppo specifico di una specifica destinazione. I benefici che si attribuiscono al turismo culturale si analizzano attraverso i due elementi del binomio turismo/cultura: per quanto riguarda il turismo, costituisce un elemento economico che dona valore al patrimonio e alle comunità, è fonte di orgoglio e promuove la divulgazione del patrimonio; per quanto riguarda la cultura, il turismo genera risorse che permettono la conservazione del patrimonio e che danno beneficio alle comunità ricettrici, perciò le motiva a conservare ed amministrare il proprio patrimonio. Il patrimonio culturale può essere tangibile, come edifici, monumenti, sculture, quadri ma anche intangibile, come le tradizioni, leggende, musica, danze e rappresentazioni. I turisti consumatori di turismo culturale si classificano in due categorie: quelli di “interesse speciale”, che viaggiano specificatamente per fruire delle attrattive culturali e, dall’altra parte, quelli di “interesse occasionale”, che sono quei turisti che viaggiano per motivi differenti, come congressi, affari, natura o sci e che ne approfittano per vistare qualche attrazione di carattere culturale.

La scarsità di personale molto qualificato è legata ai livelli di cultura turistica generale. La mancanza di una politica di incentivazione al turismo in grande scala è stata aggravata dall’assenza di piani di sviluppo turistico e di investimento elaborati in modo sistematico e in base a studi. La partecipazione dei comuni è scarsa e il piano non contempla meccanismi per l’implementazione della stessa. La pianificazione deve orientarsi ad incontrare requisiti per la ricerca rivolta ad un reale sviluppo economico sostenibile del turismo.

Conflitti politici e sociali si sono moltiplicati intorno ad alcuni dei progetti e delle attrattive turistiche più importanti. All’esterno, è importante che gli accademici dedicati allo studio della cultura abbiano una maggiore partecipazione nel campo del turismo, contribuendo allo studio dei suoi rapporti con la cultura e al suo impatto nella società. Tutti coloro che operano nel settore sono chiamati a realizzare sforzi sostanziali per professionalizzare l’attività turistica a tutti i livelli. La professionalizzazione degli agenti del settore turistico è l’unico modo per raggiungere uno sviluppo sostenibile dell’attività turistica che permetta la fruibilità delle attrattive in tutto il loro potenziale.

L’asse cultura/turismo sottolinea i rapporti tra il settore turistico e culturale nelle azioni e nei programmi di turismo culturale e di promozione turistica oltre agli studi e alle attività di divulgazione o della azioni isolate a cui, fino ad adesso, si è limitato il campo. In altri campi, come il patrimonio e le infrastrutture culturali, gli stimoli alla creazione e le culture popolari, le politiche pubbliche si associano sempre ad alcuni dei loro aspetti, come alle attività e ai settori produttivi, dove esistono finanziamento, investimento, entrata, lavoro e sviluppo lavorativo e professionale.

Non si tratta di proporre un semplice cambiamento di parole, ma la considerazione delle sfumature che possono contare molto. Dinanzi a un termine che sottolinea il trasferimento di funzioni, attività e risorse, e che a volte limita il processo all’atto stesso di questo trasferimento, risulta utile anche uno solo che parli dei nessi che crea.  Nessi di cooperazione, di un “operare insieme” e condividere, in uno stesso progetto, sforzi e responsabilità. Così come in ambito internazionale si parla di cooperazione culturale, si può fare anche in quello nazionale e regionale e non solo in termini di decentramento di beni e servizi culturali. Cooperazione culturale all’interno e all’esterno della regione; tra le entità e i diversi ambiti della provincia e tra questa e altri paesi.

In quest’ottica, la cooperazione culturale è un concetto più ampio, che non elimina né contraddice il decentramento anzi la include tra i suoi aspetti. È un concetto, ad esempio, che ci permette di riconoscere e assumere la grande complessità che oggi si nasconde nella gestione delle risorse umane, materiali ed economiche necessarie per la strumentazione delle azioni o programmi, per cui si richiede, ora più che mai, la formulazione di argomentazioni dettagliate, chiare e consensuali nella prospettiva della corresponsabilità e del rendimento di conti. La società diventerà corresponsabile della gestione culturale nella misura in cui è cosciente dell’importanza della cultura per il suo sviluppo, del diritto di tutti a fruirla e del suo effetto positivo nella convivenza e nel dialogo indispensabili in tutta la collettività; inoltre, nella misura in cui recepisca l’impegno del settore pubblico con le responsabilità irrevocabili che ha nel campo della cultura.

Tutto ciò ci fa prevedere scenari fertili per l’inizio di nuove esperienze e progetti su ciò che è necessario fare della promozione culturale dei comuni. Se a ciò si sommano i nuovi promotori che dimostrano iniziative concrete, credo sia possibile inaugurare una nuova tappa nella promozione comunale della cultura. Ci si auspica dunque di poter contare sulla cooperazione tra gli ambiti della Provincia e una nuova politica pubblica animata congiuntamente dalla Federazione, dalle Comunità di Valle e dai Comuni per rinforzare l’iniziativa e l’autonomia di gestione delle comunità locali.



Pubbicato su Cooperazione tra Consumatori, dicembre 2008

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