nel giorno 12 – mezza quaresima
Queste foto riportano un filò nel ricordo di un’usanza antica, quando la quaresima era silenziosa e severa: nei filò si sentivano solo preghiere, niente schiamazzi, niente dolci, ma a mezza quaresima era permesso fare un filò allegro detto anche carnaval di mèza quaresima con dolci e cose buone da qui la parola “pucìn“- intingolo- inteso come qualcosa di buono e di piacevole.
Ricordi di queste foto e centinaia di altre:
quando nelle scuole c’era il programma di “Educazione storico sociale scuola – territorio” che io ho svolto dal 2002 al 2020 nell’ambito del progetto
“Usi e costumi dialetto e tradizioni” in tutto il territorio della Judicaria.
Era molto apprezzato dagli alunni: gli incontri si svolgevano con programmi ben precisi e diversificati per argomenti in ogni classe e in ogni paese con storie diverse; spaziavano dai mestieri del filare la lana da cui deriva la parola “filò”, con i lavori a mano; e poi:
-Sulle tavole delle nostre nonne il cibo con le ricette scritte dalle nonne; con storie delle difficoltà a procurarsi e a conservare il cibo
-Cürarsi li magàgni cui fior dali nòsi muntagni: come si curavano le nostre nonne: con ricette e con istruzioni per la raccolta di radici, fiori e erbe medicinali;
-Me nonu ‘l m’à dit- me nona la m’à cuntà: i proverbi che tramandano valori, tradizioni e regole di vita da generazione in generazione.
–Il senso di appartenenza: come si comportavano i nostri nonni sempre a contatto con la natura, l’amore per il proprio territorio.
A fine incontri facevamo un filò, al quale partecipavano quasi tutti gli alunni che avevano frequentato le lezioni, con i dialetti dei nonni,
ogni alunno portava storie del proprio nonno in dialetto, diverso per ogni paese.
Forse questa fase rimarrà solo un ricordo dei tempi passati, con tutti i pensierini di ringraziamento che mi avete scritto a ogni fine corso e i bellissimi video…
ma mi fa tanto piacere quando vi incontro, ormai ragazzi e ragazze ultraventenni, che mi dite:
“Mi ricordo… che bello che era…”
