L’archivio ritrovato di Liberio Collini: memoria di una montagna che cambia
A Pinzolo molti ricordano ancora Liberio Collini, scomparso nel 1994, oltre trent’anni fa. Uomo schivo, silenzioso, lontano da ogni protagonismo, non colpiva certo per prestanza fisica o clamore. Eppure ha lasciato un segno profondo nella comunità. Dietro quell’apparenza dimessa si nascondeva infatti una figura di grande spessore morale e culturale, come testimonia oggi il vastissimo archivio di famiglia che porta il suo nome.
Non si tratta soltanto della storia privata dei Collini, ma di un vero e proprio affresco del Novecento in alta montagna, in val Genova e a Pinzolo. Nelle carte conservate emergono l’evoluzione del territorio, i cambiamenti economici e sociali della Val Rendena, il nascere e e il mutare del turismo alpino, il lavoro delle guide e dei gestori di rifugio, il cambiamento del paesaggio. Accanto alla dimensione pubblica e professionale si intreccia quella più intima: i diari personali, le lettere, gli appunti quotidiani restituiscono una microstoria che corre parallela ai grandi eventi del secolo breve.
Alla riscoperta di questo patrimonio è dedicato l’imponente lavoro di trascrizione e digitalizzazione promosso dalla SAT di Trento grazie a un finanziamento del Bando Caritro. Il progetto è stato presentato venerdì 8 maggio al teatro Laurentianum di Pinzolo.
Un lavoro durato quasi due anni che non si è limitato alla scansione dei documenti, ma ha puntato soprattutto alla valorizzazione del loro contenuto storico e umano. L’archivio raccoglie documentazione amministrativa e patrimoniale, ma anche i diari di Liberio, minute di lettere indirizzate a parenti e amici, testi narrativi e teatrali scritti di suo pugno. Materiali preziosi per comprendere la vita quotidiana e culturale di un uomo profondamente immerso e legato alla sua comunità alpina di appartenenza lungo tutto il Novecento.
Da questa straordinaria mole di documenti è nato anche il podcast Abbiamo le carte!, realizzato da Sanbaradio: dieci episodi che raccontano la figura di Liberio Collini e il mondo che emerge dal suo archivio.
Abbiamo le carte! – Podcast di Sanbaradio
L’incontro di presentazione, svoltosi venerdì 8 maggio presso il teatro Laurentianum a Pinzolo e moderato da Giuliano Beltrami, si è aperto con il saluto dell’assessore del Comune di Pinzolo Massimo Imperadori. È quindi intervenuto Quinto Antonelli, che ha illustrato il valore complessivo dell’archivio e le sue peculiarità come fonte preziosa per lo studio della montagna e delle sue trasformazioni.
L’archivio familiare attraversa oltre un secolo di storia: prende avvio nella seconda metà dell’Ottocento e si conclude nel 1994, la sera precedente alla morte di Liberio. Quattro generazioni maschili si susseguono nelle carte: Felice, Liberio senior, Adamello senior, Liberio junior e Adamello junior. Al suo interno è conservato anche il fondo della Fratellanza delle Guide di Rendena, documentato a partire dal 1903 grazie al lavoro di Liberio senior.
Lo storico indipendente Alessandro Fontanari ha sottolineato come l’archivio Collini rappresenti la testimonianza viva di un mondo che nel corso del Novecento ha conosciuto profonde trasformazioni economiche, sociali e culturali. Ha inoltre evidenziato la straordinaria passione di Liberio per la lettura e la scrittura, una qualità tutt’altro che comune nel contesto della Rendena tra il 1922 e il 1941, oltre che raccontarci la sua vita in più di un momento molto avventurosa se non quasi eroica.
Particolarmente notevole era anche la sua predisposizione per le lingue. Fin da bambino imparò il tedesco; durante il servizio militare studiò il francese e successivamente anche l’inglese. Nei suoi diari compaiono persino pagine scritte in spagnolo.
Curioso, intelligente e animato da una profonda spiritualità cattolica, Liberio ebbe nel padre Adamello un modello fondamentale. Da lui ereditò valori che attraversano continuamente le sue pagine: solidarietà, rigore morale, dignità, etica della montagna e religiosità autentica.
A raccontare il lungo lavoro di trascrizione è stata infine Novella Volani, che ha descritto le difficoltà incontrate nell’interpretazione dei registri e nell’individuazione dei microtoponimi, soprattutto francesi, indispensabili per ricostruire con precisione alcuni percorsi di fuga descritti nei documenti.
La serata si è conclusa con l’intervento della figlia Marisa, che ha ricordato Liberio nella dimensione più privata e familiare, ringraziando il numeroso pubblico intervenuto.

