Saone – I predatori tornano a colpire: tra paura e amarezza gli allevatori chiedono più tutela

di Udalrico Gottardi

Saone – I predatori tornano a colpire: tra paura e amarezza gli allevatori chiedono più tutela

Dopo l’ennesimo attacco al piccolo allevamento della famiglia Scalfi cresce la preoccupazione nelle Giudicarie: “Non siamo contro gli animali selvatici, ma vogliamo poter vivere e lavorare senza paura”

Non si tratta più di episodi sporadici né della semplice immagine romantica della natura che riconquista i propri spazi. Nelle Giudicarie sta emergendo una preoccupazione sempre più concreta tra allevatori e residenti: quella di una presenza sempre più vicina e frequente dei grandi predatori nei pressi delle abitazioni e delle aree vissute quotidianamente.

Nella notte tra venerdì 15 e sabato, a Saone, un lupo ha attaccato il piccolo gregge di Luca Scalfi, allevato poco distante dal paese. Il bilancio è drammatico: alcune pecore sono state uccise e divorate, altre gravemente ferite. Una scena dolorosa scoperta all’alba da chi quegli animali li accudisce ogni giorno con dedizione e sacrificio.

L’episodio si inserisce però in un contesto che, negli ultimi mesi, sta diventando sempre più frequente in tutta la zona. Solo mercoledì scorso un’orsa con i cuccioli è stata avvistata alle otto del mattino nei pressi della palestra di roccia dopo Coltura. Lunedì sera, invece, un orso è stato segnalato vicino al ponte di Ragoli, mentre poco dopo un altro esemplare è comparso sopra Pez, in direzione Lisano.

Situazioni che fino a qualche anno fa sarebbero state considerate eccezionali oggi sembrano diventare quasi abituali.

Pochi giorni fa aveva suscitato curiosità e simpatia anche la storia della famiglia di volpi comparsa nei pressi della chiesa di Preore: quattro cuccioli e la madre ospitati in una legnaia, osservati da molti residenti al tramonto mentre giocavano tra le case.

Ma accanto alle immagini suggestive cresce anche un sentimento diverso tra chi vive il territorio ogni giorno. Il problema, spiegano molti residenti, non è soltanto la presenza della fauna selvatica, ma la sua crescente vicinanza all’uomo: animali sempre più spesso avvistati vicino a case, strade, piste ciclabili e sentieri frequentati da famiglie, turisti e sportivi.

Lungo la storica Via delle Vacche, in località Piazóle, Luca Scalfi e la moglie allevano da anni alcuni animali per pura passione, senza contributi o attività imprenditoriali. Un piccolo angolo di montagna costruito con impegno quotidiano e amore per l’allevamento.

Ad accogliere chi arriva nella loro stalla ci sono due persone profondamente provate, ma mai aggressive nei toni. Raccontano quanto accaduto con compostezza e amarezza, senza trasformare il dolore in rabbia verso gli animali selvatici.

Il primo grave attacco risale al 23 marzo scorso, attorno alle dieci del mattino, quando quattro femmine e un piccolo montone vennero uccisi. Sul posto intervennero anche i forestali. Le profonde ferite alla gola sugli animali avrebbero confermato la presenza dei lupi, che colpiscono collo e trachea per immobilizzare rapidamente le prede.

Poi altre notti di tensione e paura.

“Abbiamo sentito gli asini ragliare in modo insolito verso le undici di sera”, raccontano. Un allarme improvviso che li ha spinti a uscire nel buio. Poco dopo la scoperta di altre pecore sgozzate e del gregge in preda al panico.

Nell’ultima incursione un altro animale è stato ucciso e altri due sono rimasti gravemente feriti. Il veterinario, contattato immediatamente, ha tentato di salvarli con le cure necessarie.

Oggi nella piccola stalla restano silenzio, tensione e un senso di impotenza.

Dopo le predazioni sono rimasti soltanto due asini, tre femmine, due agnelli e un montone. Prima gli animali erano molti di più e alcune pecore erano anche gravide.

Ma i numeri non bastano a raccontare il legame che la famiglia Scalfi aveva costruito con quel piccolo allevamento. Le pecore di razza Ouessant, originarie della Bretagna, venivano curate quotidianamente con attenzione e affetto quasi familiare.

Ogni recinto, ogni dettaglio della stalla racconta una passione autentica coltivata nel tempo da marito e moglie, in un luogo dove la serenità della montagna sembrava ancora possibile.

“Siamo impotenti”, racconta Luca. “Siamo persone che fanno tutto questo per passione. Non chiediamo denaro e non vogliamo privilegi.”

La moglie aggiunge parole semplici ma profonde: “Non vogliamo diventare simboli contro i predatori o contro gli animali selvatici. Chiediamo soltanto di poter allevare i nostri animali in sicurezza.”

Una richiesta che molti residenti delle Giudicarie sentono sempre più vicina.

Con l’arrivo della bella stagione aumentano le passeggiate, il turismo all’aria aperta e l’utilizzo di sentieri e ciclabili. Ma cresce anche il numero di persone che ammette di sentirsi meno tranquilla nel frequentare alcune zone del territorio.

E mentre avvistamenti e predazioni continuano ad aumentare, in molti si domandano se le istituzioni abbiano davvero il controllo della situazione o se si stia attendendo qualcosa di ancora più grave prima di intervenire.

Perché la convivenza con la fauna selvatica può rappresentare un valore importante. Ma quando la distanza tra uomo e grandi predatori si riduce sempre di più, anche il confine tra natura e sicurezza diventa inevitabilmente più fragile.

 

NOTA: Pecora di Ouessant: la razza ovina più piccola del mondo: è la razza ovina più piccola esistente, originaria dell’isola di Ouessant in Bretagna (Francia). Le femmine raggiungono un’altezza di 43–48 cm al garrese e pesano 13–15 kg, mentre i maschi arrivano a 45–50 cm per 15–20 kg.
Un tempo diffusa in tutta la Bretagna, negli anni ’70 rischiò l’estinzione (solo poche centinaia di esemplari nel 1976). Grazie all’intervento di allevatori, la razza è stata recuperata e oggi è diffusa in Francia, Belgio e Olanda.
Si tratta di una pecora rustica, resistente al freddo e adatta alla vita all’aperto. Ha un carattere docile ed è facile da allevare, ma essendo un animale gregario deve vivere almeno in coppia.

Le Mouton d’Ouessant – Rivista di Agraria.org