Una serata intensa, tra ironia e riflessione, quella proposta da “#Belli_e_Taggati

di Comune di Massimeno

Una serata intensa, tra ironia e riflessione, quella proposta da “#Belli_e_Taggati

Una serata intensa, tra ironia e riflessione, quella proposta da “#Belli_e_Taggati – Essere genitori ai tempi dei social”, con i Papu e il media educator Matteo Maria Giordano, all’interno della presentazione dei Patti Digitali di Comunità della Val Rendena.
Uno spettacolo teatrale che, attraverso comicità, provocazioni e situazioni quotidiane, ha affrontato il delicato rapporto tra famiglie, ragazzi, smartphone e social network. Un modo leggero ma molto diretto per parlare di educazione digitale, relazioni e responsabilità condivise.
Perché la tecnologia ha cambiato profondamente il nostro modo di vivere, di comunicare e perfino la salute pubblica.
I nostri ragazzi stanno crescendo in una realtà in cui tutto sembra a portata di clic: immediato, veloce, disponibile. Una realtà che rischia di far perdere il valore dell’attesa, dell’impegno e della relazione.
Si è parlato di ritiro sociale e di come, a volte, ragazzi e ragazze finiscano per chiudersi sempre più nelle proprie camere, sostituendo relazioni ed esperienze reali con uno schermo. Ma anche del fatto che, attraverso un telefono, oggi si possono compiere azioni che hanno conseguenze reali sulle persone: ferire, escludere, diffamare o alimentare forme di cyberbullismo.
E spesso noi genitori cerchiamo di rendere il mondo esterno sempre più sicuro, ma rischiamo di non accorgerci dei pericoli che i figli incontrano proprio dentro casa, attraverso uno schermo.
Un messaggio rivolto ai genitori è stato quello di costruire un’alleanza educativa tra famiglie. Confrontarsi, sostenersi e trasmettere messaggi coerenti: le famiglie possono avere stili educativi diversi, ma alcuni valori, confini e regole fondamentali dovrebbero parlare la stessa lingua. Solo così i ragazzi possono trovare punti di riferimento chiari, credibili e condivisi.
E allora la domanda provocatoria della serata resta forte: se per guidare bisogna aspettare i 18 anni, per votare bisogna raggiungere una determinata età e per molte attività esistono regole precise, perché quando si parla di smartphone e social quei limiti vengono così spesso ignorati? Molti social prevedono un’età minima di accesso, eppure sempre più bambini e ragazzi entrano online molto prima. Una riflessione che interpella tutti noi adulti.
Ma il messaggio più importante è stato forse un altro: non bastano incontri, appunti o regole scritte. Ci vuole relazione.
Stare.
Ascoltare.
Capire che non esiste un modo uguale per tutti: ogni figlio ha tempi, bisogni e sensibilità diverse.
Essere genitori significa anche fare da guida, mettere paletti, dare confini, trasmettere regole condivise e coerenti.
Perché, come nelle oche di Lorenz, i figli seguono ciò che vedono. Molto più delle parole, imparano dal nostro esempio.
La tecnologia cambia gli strumenti, ma non cambia il bisogno dei ragazzi di avere adulti presenti, credibili e coerenti.
Tra smartphone, social e intelligenza artificiale, il vero tema resta la relazione: stare accanto ai figli, ascoltarli, accompagnarli e saper dire anche dei “no” quando necessario.
I figli imparano più da ciò che vedono che da ciò che sentono. Per questo il nostro esempio, la nostra presenza e la coerenza tra famiglie diventano strumenti educativi più forti di qualsiasi regola o tecnologia.
Firma il Patto Digitale ed entra a far parte di un’alleanza educativa tra famiglie, scuole e comunità. Perché crescere i nostri ragazzi è una responsabilità condivisa che riguarda tutti noi.