TIONE – Addio al prof. Rosario Francesco Spagnolo, un “non trentino” che amò le Giudicarie
Per quattordici anni docente di Disegno e Storia dell’Arte al liceo di Tione, artista apprezzato in Italia e all’estero, lascia il ricordo di un uomo di cultura che seppe costruire un profondo legame con il territorio giudicariese.
Ci sono persone che arrivano da lontano e che, senza fare rumore, diventano parte della storia di una comunità.
Così è stato per il professor Rosario Francesco Spagnolo, scomparso nella mattinata di sabato 13 giugno dopo una brevissima malattia. La notizia della sua morte ha raggiunto anche le Giudicarie, dove molti lo ricordano con affetto e gratitudine.
Nato a Torchiarolo, in provincia di Brindisi, il 21 novembre 1949, Spagnolo approdò a Tione all’inizio degli anni novanta per insegnare Disegno e Storia dell’Arte al Liceo che allora portava semplicemente il nome di “Primo Levi” e che solo successivamente sarebbe stato intitolato a Lorenzo Guetti, padre della cooperazione trentina.
Rimase tra noi per quattordici anni. Un tempo lungo abbastanza per lasciare un segno profondo nelle generazioni di studenti che ebbero la fortuna di incontrarlo tra i banchi di scuola.
Artista raffinato, pittore apprezzato in Italia e all’estero, uomo di cultura e di poesia, Rosario Spagnolo non insegnava soltanto tecniche artistiche o storia dell’arte. Insegnava a osservare. A fermarsi davanti a un’opera, a un paesaggio, a un volto, cercandone il significato più profondo. Insegnava che la bellezza non è mai superficiale e che l’arte può essere uno strumento per comprendere il mondo.
Non tutti sanno che il professor Spagnolo, arrivato dal Salento, non trovò immediatamente una comunità pronta a comprenderlo fino in fondo. Il suo carattere diretto, il linguaggio schietto e quella figura inconfondibile, con i lunghi capelli e la folta barba che ricordavano gli artisti del primo Novecento, suscitavano curiosità e talvolta sorpresa. Bastò però poco tempo perché studenti, colleghi e appassionati d’arte ne scoprissero la grande umanità, la disponibilità al dialogo e l’autenticità. Fu particolarmente amato dagli studenti, che ne ricordano ancora oggi la capacità di spiegare con chiarezza, di coinvolgere e di trasmettere entusiasmo. Dopo gli anni trascorsi a Tione insegnò anche a Cles, continuando a lasciare ovunque il segno della propria personalità e della propria cultura.
Le sue opere hanno viaggiato molto più lontano di lui, raggiungendo collezioni e pinacoteche in Europa, negli Stati Uniti e in Egitto. Ma una parte della sua vita è rimasta legata alle montagne trentine, che egli stesso celebrò nella raccolta poetica “Una trentina di un non trentino”, titolo che racconta forse meglio di qualsiasi biografia il rapporto speciale che aveva costruito con questa terra.
Numerose furono anche le esposizioni ospitate presso il Centro Studi Judicaria di Tione, dove le sue opere ottennero apprezzamento e successo di pubblico. La sua pittura attraversò stagioni e linguaggi differenti: dall’astrattismo alle suggestioni figurative, fino ai delicati acquarelli e ai disegni a carboncino dedicati ai luoghi della sua terra natale.
Perché Rosario Spagnolo era arrivato dal Sud, ma aveva saputo farsi accogliere e voler bene a questa comunità. Le Giudicarie gli avevano offerto una casa e lui aveva restituito cultura, passione, sensibilità e umanità.
Molti ex alunni oggi sono adulti. Alcuni forse conservano ancora un disegno corretto da lui, una frase annotata sul quaderno, una lezione che all’epoca sembrava ordinaria e che col passare degli anni ha assunto il valore dei ricordi più preziosi.
L’arte era il suo linguaggio, ma la memoria era uno dei temi che più gli stavano a cuore. Lo dimostrano le sue mostre dedicate alle grandi tragedie del Novecento, dalla Shoah alle Foibe, dalle stragi che hanno segnato la storia italiana alle ferite lasciate dalla violenza. Attraverso il colore e il segno cercava di trasformare il dolore in riflessione e la memoria in coscienza civile.
Tra le opere più legate al Trentino rimangono quelle dedicate al violino e agli abeti. Nelle sue tele lo strumento musicale, riconoscibile pur nelle continue trasformazioni artistiche, dialogava con gli alberi dai quali trae origine il suo legno, creando una sintesi poetica tra natura, musica e creatività. In altre opere reinterpretò con sensibilità originale anche alcuni stemmi comunali delle Giudicarie, ulteriore testimonianza del profondo rapporto costruito con questa terra.
Oggi, mentre la sua Torchiarolo lo piange, anche le Giudicarie si stringono idealmente attorno al ricordo di un professore che seppe lasciare un’impronta silenziosa ma profonda.
La morte lo ha raggiunto all’improvviso, a pochi anni dalla scomparsa dell’amata moglie. Ma ciò che lascia non è un vuoto. Lascia un patrimonio di opere, di insegnamenti, di cultura e di umanità che continuerà a parlare alle future generazioni.
Perché gli artisti autentici non smettono di vivere quando se ne vanno. Continuano a farlo attraverso ciò che hanno creato, attraverso gli allievi che hanno formato e attraverso il ricordo che hanno saputo lasciare nel cuore delle persone.
Le Giudicarie salutano oggi non solo un insegnante e un artista, ma un amico che, pur essendo arrivato da lontano, è diventato uno di noi.

