L’Acqua della Val Rendena: una ricchezza da difendere e da programmare
L’ACQUA DELLA VAL RENDENA: UNA RICCHEZZA DA DIFENDERE E DA PROGRAMMARE
Oggi l’acqua sembra una risorsa inesauribile. Ma siamo sicuri che sarà così anche tra 20, 30 o 50 anni?
Ci sono cose alle quali siamo talmente abituati da considerarle scontate.
Apriamo un rubinetto e l’acqua arriva.
Beviamo, cuciniamo, ci laviamo, irrighiamo i nostri prati e le nostre coltivazioni.
Per noi che viviamo in montagna l’acqua è sempre stata una presenza naturale, quasi infinita.
Ma forse dovremmo cominciare a guardarla in modo diverso.
L’acqua è una delle risorse più preziose che abbiamo.
E il fatto di vivere in una valle ricca di sorgenti e torrenti non significa necessariamente che questa ricchezza sia garantita per sempre.
IL CLIMA STA CAMBIANDO
Non è necessario essere climatologi per accorgersi che qualcosa sta cambiando.
Gli inverni non sono più quelli di una volta, la neve ha una distribuzione diversa, le temperature aumentano e i ghiacciai arretrano.
Tutto questo inevitabilmente influisce sul ciclo dell’acqua in montagna.
Il problema non è soltanto quanta acqua cade dal cielo.
È quando cade, dove viene accumulata e quanto tempo rimane disponibile.
Possiamo avere periodi con precipitazioni molto abbondanti e, successivamente, lunghi periodi di siccità.
Quindi potremmo trovarci nella situazione paradossale di avere troppa acqua quando non serve e poca acqua quando invece serve.
Ed è proprio qui che dobbiamo iniziare a ragionare.
LA SITUAZIONE DELLA VAL RENDENA
La nostra valle ha caratteristiche particolari.
In particolare, sul versante sinistro orografico della Val Rendena, la natura carsica del territorio influenza fortemente il comportamento delle acque.
Il Brenta e il suo sistema idrico non possono essere considerati semplicemente come un normale corso d’acqua superficiale: una parte importante dell’acqua può infiltrarsi nel sottosuolo e seguire percorsi che non vediamo.
Questo rende ancora più importante conoscere e monitorare le nostre risorse idriche.
Ma c’è anche un altro elemento da considerare.
La Val Rendena sta cambiando.
L’agricoltura tradizionale basata sui prati da foraggio sta lasciando spazio, almeno in parte, a nuove coltivazioni.
Vigneti, piccoli frutti e altre produzioni agricole stanno aumentando.
È una trasformazione positiva sotto molti aspetti e rappresenta nuove opportunità economiche.
Ma queste coltivazioni, soprattutto nei periodi caldi, richiedono acqua.
E nello stesso tempo dobbiamo garantire acqua potabile a residenti, alberghi, ristoranti, seconde case e a tutte le attività economiche.
Durante la stagione turistica la popolazione della valle aumenta considerevolmente.
Quindi la domanda è inevitabile:
SAREMO IN GRADO DI GARANTIRE ACQUA A TUTTI ANCHE IN FUTURO?
NON DOBBIAMO ASPETTARE L’EMERGENZA
Il problema delle infrastrutture idriche è che non si possono improvvisare.
Se una sorgente diminuisce drasticamente la propria portata, non possiamo costruire un acquedotto alternativo in pochi mesi.
Servono anni per fare studi, progettazione, autorizzazioni, finanziamenti e lavori.
Per questo penso che il momento migliore per programmare il futuro dell’acqua sia quando l’acqua ancora c’è.
Non quando saremo costretti a rincorrerla.
PERCHÉ NON STUDIARE I BACINI DI ACCUMULO?
Una delle possibili soluzioni potrebbe essere quella di realizzare, dove tecnicamente, geologicamente e ambientalmente possibile, dei bacini di accumulo.
Non sto parlando necessariamente di grandi dighe.
Potrebbero essere bacini di dimensioni diverse, studiati caso per caso.
L’idea è molto semplice:
ACCUMULARE L’ACQUA QUANDO È ABBONDANTE PER UTILIZZARLA QUANDO SERVE.
Potremmo raccogliere parte dell’acqua nei periodi di maggiore disponibilità e, dove possibile, utilizzare anche l’acqua derivante dal disgelo primaverile.
In estate, quando le precipitazioni possono diminuire e la richiesta aumenta, quella riserva potrebbe diventare strategica.
CORNISELLO: PERCHÉ NON STUDIARLO?
Faccio un esempio concreto.
Cornisello.
Non sto dicendo che bisogna costruire un bacino a Cornisello.
Sto dicendo che potrebbe essere una delle possibilità da studiare.
Uno studio serio dovrebbe stabilire:
– quanta acqua potrebbe essere eventualmente accumulata;
– quali sarebbero le caratteristiche geologiche del sito;
– quale sarebbe l’impatto ambientale;
– come trasportare l’acqua verso valle;
– se e come potrebbe essere utilizzata dagli acquedotti;
– quali sarebbero i costi;
– quali benefici potrebbe avere per la comunità.
E se lo studio dimostrasse che non è possibile o non è conveniente?
Avremmo comunque ottenuto una risposta scientifica.
Ma se invece risultasse possibile?
Avremmo trovato una potenziale risorsa strategica per il futuro.
MA L’ACQUA DI UN BACINO PUÒ DIVENTARE POTABILE?
Questa è sicuramente una delle domande che qualcuno porrà.
La risposta è che l’acqua destinata al consumo umano deve naturalmente rispettare rigorosi requisiti di qualità e deve essere sottoposta ai trattamenti necessari.
Ma non bisogna pensare che l’acqua debba necessariamente provenire da una sorgente sotterranea per poter diventare acqua potabile.
Esistono sistemi acquedottistici che utilizzano anche acque superficiali.
Il lago di Bracciano, per esempio, rappresenta una delle fonti del sistema idrico che alimenta Roma.
Quindi il concetto non è:
“Acqua di lago o di bacino = acqua non potabile.”
Il concetto corretto è:
“Qual è la qualità dell’acqua e quale trattamento è necessario per renderla sicura e conforme alla normativa?”
Con le moderne tecnologie di trattamento e controllo, questa è una questione tecnica da studiare, non un motivo per scartare a priori l’idea.
E SE L’ACQUA POTESSIMO ANCHE UTILIZZARLA PER PRODURRE ENERGIA?
Qui nasce un’altra possibilità interessante.
Se un bacino fosse realizzato in quota, per portare l’acqua verso valle sarebbe necessaria una condotta.
E la montagna ci offre una cosa che in pianura non abbiamo:
il dislivello.
Quel dislivello potrebbe essere sfruttato, dove tecnicamente possibile, anche attraverso piccole turbine per produrre energia elettrica.
Avremmo quindi una gestione integrata:
- accumulo dell’acqua;
- sicurezza dell’approvvigionamento;
- disponibilità per l’agricoltura;
- produzione di energia;
- possibile ritorno economico per il territorio.
Naturalmente non tutto è automaticamente fattibile.
Ma proprio per questo bisogna studiare e progettare.
E IL PARCO ADAMELLO BRENTA?
So già che qualcuno dirà:
“Ma siamo dentro il Parco.”
Certamente.
E il Parco Naturale Adamello Brenta rappresenta un patrimonio che dobbiamo tutelare.
Nessuno vuole trasformare le nostre montagne in un cantiere.
Ma tutela ambientale non dovrebbe significare necessariamente rinunciare a priori a qualsiasi studio o confronto.
Prima si studia.
Poi si valuta.
Poi, se l’impatto è incompatibile con la tutela ambientale, si rinuncia.
Ma se esistesse una soluzione tecnicamente valida e ambientalmente sostenibile, perché non discuterne?
La tutela dell’ambiente e la sicurezza idrica della popolazione non devono necessariamente essere nemiche.
DUE ANNI FA AVEVO GIÀ LANCIATO UNA PROPOSTA
Ed è qui che arrivo a una proposta che avevo presentato circa due anni fa ai Comuni di:
Pinzolo – Carisolo – Giustino – Massimeno.
Allora il mio ragionamento era principalmente rivolto all’utilizzo dell’acqua per produrre energia attraverso piccole centraline idroelettriche a basso impatto.
L’idea era quella di utilizzare alcuni dislivelli e alcune possibilità di derivazione per produrre energia rinnovabile e creare, contemporaneamente, una possibile entrata economica per i Comuni.
Avevo ipotizzato, a titolo di esempio, alcune opere.
FONTANA BONA – PIANA CHALET DAL GINO
Dislivello: circa 100 metri
Portata ipotizzata: 700 litri/secondo
Ricavo stimato nella proposta: € 1.151.533
MALGA NARDIS – PIANA VAL GENOVA
Dislivello: circa 550 metri
Derivazione ipotizzata: 100 litri/secondo, potenzialmente incrementabile
Ricavo stimato: € 904.779
MALGA LARES – PIANA GENOVA
Dislivello: circa 750 metri
Derivazione ipotizzata: 100 litri/secondo, potenzialmente incrementabile
Ricavo stimato: € 1.233.791
AMOLA – PIMONT
Dislivello: circa 275 metri
Portata indicata nella proposta: 1.463 litri/secondo
Ricavo stimato: € 6.618.487
ACQUEDOTTO CORNISELLO – CARISOLO
Era stata inoltre ipotizzata la possibilità di aumentare la portata attraverso l’inserimento di una sorgente proveniente dalla zona Valina-Amola.
Nella proposta era stato ipotizzato un possibile raddoppio dei ricavi con interventi relativamente contenuti.
QUASI 10 MILIONI DI EURO DI RICAVI STIMATI
Le quattro stime economiche quantificate nella proposta portavano complessivamente a circa:
€ 9.908.590
Una cifra importante.
Ma voglio essere molto chiaro:
erano stime preliminari della proposta di allora, non ricavi garantiti.
Oggi dovrebbero essere completamente ricalcolate sulla base delle portate realmente disponibili, dei costi delle opere, dei prezzi dell’energia, delle concessioni e della normativa vigente.
Il valore della proposta, però, secondo me non sta soltanto in quei numeri.
Sta nel principio.
OGGI CAMBIEREI LA PRIORITÀ
Due anni fa dicevo:
“Possiamo utilizzare l’acqua per produrre energia e creare una risorsa economica per i Comuni?”
Oggi aggiungerei una domanda ancora più importante:
“Possiamo utilizzare una parte dell’acqua abbondante nei periodi favorevoli per garantire l’acqua alla Val Rendena quando sarà meno disponibile?”
Ecco perché penso che il ragionamento sui bacini di accumulo debba essere affrontato.
Prima l’acqua.
Poi, se possibile, l’energia.
Perché se dobbiamo comunque trasportare l’acqua dalla montagna verso valle, il dislivello potrebbe permettere anche di produrre energia.
In questo modo una stessa infrastruttura potrebbe avere più funzioni.
LA PROPOSTA CHE FACCIO OGGI
Non chiedo di costruire domani un bacino.
Non chiedo di modificare il territorio senza criterio.
Non chiedo di ignorare il Parco o le norme ambientali.
Chiedo una cosa molto più semplice:
FACCIAMO UNO STUDIO STRATEGICO SULL’ACQUA DELLA VAL RENDENA.
Uno studio che guardi ai prossimi 30-50 anni.
Che analizzi:
- quanta acqua abbiamo oggi;
- quanta potremmo avere domani;
- quali sorgenti sono più vulnerabili;
- quanto aumenterà il fabbisogno agricolo;
- quanto aumenterà il fabbisogno degli acquedotti;
- quali possibilità esistono per accumulare l’acqua;
- come ridurre le perdite degli acquedotti;
- come distribuire meglio la risorsa;
- e dove possibile come produrre energia.
PERCHÉ ASPETTARE?
Oggi forse abbiamo ancora il lusso di discutere tranquillamente di questo problema.
Domani potremmo non averlo più.
L’acqua non è soltanto una risorsa economica.
È vita.
È agricoltura.
È turismo.
È ambiente.
È sicurezza.
È futuro.
E proprio perché oggi ancora ne abbiamo, è questo il momento di cominciare a programmare come conservarla e utilizzarla domani.
MEGLIO STUDIARE OGGI UNA SOLUZIONE CHE DOVER CERCARE DOMANI L’ACQUA CHE NON C’È PIÙ.
Questa non vuole essere una proposta contro qualcuno.
È una proposta per aprire una discussione.
Una discussione che, secondo me, la Val Rendena non può più rimandare.
