GIUDICARIE – Messe feriali, il caro riscaldamento porta i fedeli fuori dalle chiese

di Udalrico Gottardi

GIUDICARIE – Messe feriali, il caro riscaldamento porta i fedeli fuori dalle chiese

Dalle grandi navate alle piccole cappelle e alle sale parrocchiali. In otto comunità delle Giudicarie le celebrazioni feriali si trasferiscono in ambienti più raccolti, per contenere i costi energetici. Una scelta dettata dal buon senso, che invita anche a qualche riflessione.

 Le chiese rimangono, con i loro campanili, gli altari, le grandi navate e secoli di storia custoditi tra le mura. Ma, almeno nei giorni feriali, per celebrare la Santa Messa si cambia ambiente. Non più necessariamente davanti all’altare maggiore, bensì in una piccola cappella, in una sacrestia o in una sala della comunità.

Accade nelle Giudicarie, dove il caro riscaldamento e, in particolare, il costo del gasolio impongono anche alle parrocchie qualche inevitabile riflessione sui consumi energetici.

A spiegare le ragioni di questa scelta è stato lo stesso don Celestino Riz che, durante la Messa celebrata al cimitero nella solennità di Ognissanti, ha richiamato l’attenzione su due aspetti molto concreti: il costo sempre più elevato del gasolio necessario per riscaldare le chiese e il numero ormai ridotto di fedeli che partecipano alle celebrazioni feriali, generalmente non più di quindici o venti persone.

Il problema, del resto, è facilmente comprensibile. Riscaldare una chiesa di grandi dimensioni, magari con soffitti alti dieci o quindici metri, per una celebrazione alla quale partecipano quindici, venti persone, quando non meno, comporta un dispendio energetico ed economico difficilmente giustificabile.

E così, con l’arrivo della stagione fredda, si cercano soluzioni più sostenibili, senza rinunciare alla celebrazione quotidiana dell’Eucaristia.

Otto comunità, altrettante soluzioni.

Le nuove disposizioni interessano diverse parrocchie del territorio. A Tione le Messe feriali vengono celebrate nella cappella dell’Oratorio; a Zuclo nella sala comunale; a Bolbeno e Saone nelle rispettive sacrestie; a Breguzzo nella sala dell’Oratorio.

A Bondo i fedeli si ritrovano nella cappella delle Suore Camilliane, a Pradibondo; a Roncone nella cappella della Casa anziani e, infine, a Lardaro, nella sala della Casa Marianna.

Una geografia della fede che, almeno durante la settimana, abbandona momentaneamente le grandi navate per privilegiare ambienti più piccoli, facilmente riscaldabili e certamente meno onerosi.

Ma c’è anche un altro aspetto, che merita attenzione.

Chi frequenta abitualmente le Messe feriali conosce bene la realtà delle nostre comunità. I banchi sono spesso semivuoti, i fedeli quasi sempre gli stessi, generalmente persone anziane, affezionate a un appuntamento che scandisce la loro giornata.

Eppure quella piccola presenza conserva un significato importante. È una testimonianza di continuità, di fedeltà, di appartenenza a una comunità che, pur cambiando abitudini e dimensioni, continua a ritrovarsi attorno all’altare.

Forse, in una cappella raccolta, con una quindicina di persone sedute vicine, si potrà persino riscoprire qualcosa dell’antica dimensione comunitaria della celebrazione. Meno dispersione, meno distanza tra sacerdote e fedeli, una partecipazione più intima e familiare.

Naturalmente, non è questo il motivo principale del trasferimento. A dettare le nuove scelte sono soprattutto ragioni economiche, che coinvolgono ormai famiglie, imprese, amministrazioni pubbliche e, inevitabilmente, anche le parrocchie.

Le nostre chiese, spesso monumentali, sono state costruite per accogliere intere popolazioni. Oggi, però, la partecipazione alla vita religiosa è profondamente cambiata, soprattutto nei giorni feriali. E mantenere riscaldati edifici così grandi per pochi partecipanti appare sempre meno sostenibile.

Una scelta di economia, dunque, ma non di rinuncia.

Perché la Messa rimane la stessa, sia celebrata sotto le volte affrescate di una grande chiesa, sia attorno all’altare di una modesta cappella.

Certo, c’è forse un pizzico di malinconia nel pensare alle nostre belle chiese temporaneamente silenziose durante la settimana. Ma c’è anche il valore del buon senso, che suggerisce di utilizzare con responsabilità le risorse disponibili.

In fondo, la storia del cristianesimo è cominciata proprio così: con piccole comunità che si ritrovavano nelle case, attorno a una mensa, per condividere la Parola e spezzare il Pane.

Duemila anni dopo, nelle Giudicarie, il caro gasolio ci riporta, almeno per qualche mese, a una dimensione più semplice e raccolta. E chissà che, accanto al risparmio energetico, non si possa riscoprire anche un po’ di quel calore umano che nessun impianto di riscaldamento, per quanto potente, sarà mai in grado di produrre.