CHI OLTREPASSA IL SUO LIMITE, TEMA IL DESTINO (Aristotele)

di Lucio Binelli

CHI OLTREPASSA IL SUO LIMITE, TEMA IL DESTINO (Aristotele)

Sono spesso in grande sintonia col pensiero di Alessandro Giacomini. Spesso, ma non sempre.

Questa volta non lo sono per niente almeno per quanto riguarda le sue considerazioni sul collegamento Pinzolo Campiglio.

Non sono in sintonia per una serie di ragioni che sostenevo oltre 30 anni fa e che si sono via via dimostrate tutt’altro che campate in aria.

E allora, pur non piacendomi la parte di quello che dice: “Et vist ca gh’iva rasun!” mi toccherà di farla.

“Lo sviluppo del demanio sciabile non è una distruzione cieca…” dice Giacomini: su questo sono molto d’accordo. E’ una distruzione tutt altro che cieca: ci vede benissimo!

E’ una devastazione ambientale che vede benissimo, e da tempo, i profitti che vuole realizzare!

E, soprattutto, vede benissimo come realizzarli: utilizzando denaro pubblico e territorio per favorire interessi speculativi.

Dubito fortemente che questo collegamento Pinzolo Campiglio (orribile e illogico) abbia salvato la stazione di Pinzolo dal declino economico a cui molte altre stazioni alpine di medie dimensioni sono andate incontro negli ultimi vent’anni.

E’ più probabile che sia stato proprio il declino economico di molte altre stazioni che non sono vicine ad altre di grande richiamo (come Pinzolo è con Campiglio) a “salvare” Pinzolo!

Infatti ancora oggi la stragrande maggioranza di coloro che soggiornano a Pinzolo e preferiscono sciare a Campiglio, usano il collegamento vecchio: la strada! E raggiungono Campiglio in auto!

Ai tempi in cui c’era un minimo dibattito intorno alla questione, non erano pochi a sostenere che un collegamento tra Pinzolo e Campiglio realizzato con un trenino del tipo di quelli svizzeri che consentono di raggiungere St.Moritz a partire dall’Italia, da Tirano in Valtellina, e che sono Patrimonio UNESCO dell’umanità da più di 25 anni, avrebbe consentito di ottenere una serie di vantaggi:

sarebbe stato fruibile estate e inverno, giorno e notte, da sciatori e non, avrebbe servito anche Sant’Antonio di Mavignola, ma , soprattutto, avrebbe impedito anche solo di ipotizzare un aggressione urbanistica di zone come Plaza e la Val Brenta. Ma questo, per certi “imprenditori” non era accettabile. Molto meglio un percorso che lasciasse aperte le porte all’aggressione di quelle zone.

E per dissimulare le intenzioni, si è detto che la pista di sci non sarebbe mai stata allungata e la strada da Mavignola non sarebbe stata “potenziata”. Infatti!

Quelli che erano interventi riguardanti impianti e piste da sci, sono stati contrabbandati per interventi riguardanti la “mobilità alternativa”! Secondo quanto prevedevano le normative europee del tempo, cui l’Italia era obbligata ad adeguarsi, i progetti di mobilità alternativa (reale) potevano essere finanziati dagli Enti Pubblici in maniera massiccia (fino al 75% dell’investimento poteva essere coperto da contributi). Gli impianti sciistici, invece, sempre secondo le normative europee, cui l’Italia sarebbe stata obbligata ad adeguarsi, non potevano essere finanziati con soldi pubblici (cioè di tutti) oltre la misura del 15%.! Diventa allora comprensibile come mai ci si sia arrampicati sugli specchi (con la complicità della Provincia, of course) per far passare questo collegamento come intervento di mobilità alternativa!

Del resto quella di socializzare le perdite e privatizzare i profitti era ed è la filosofia imperante di molti sedicenti “imprenditori”, locali e non, che mai avrebbero finanziato con denari propri questo progetto. Ci sarebbero altre decine di argomenti a dimostrare che le osservazioni di chi, allora, era contrario a QUESTO collegamento fossero sensate e utili. Ma a che servirebbe richiamarle?

Però ci si risparmino almeno le sperticate lodi per un intervento che nefasto era e nefasto rimane! Non intendo abusare di spazio (e tempo) per approfondire le perplessità che avevo (ed ho) sugli altri “illuminati interventi” citati, tuttavia penso che prima o poi farsi venire qualche idea che tenga in

considerazione quelli che sono i limiti del cosiddetto sviluppo (ambientali, economici e sociali) potrebbe essere un esercizio, ancorche faticoso, molto utile!

Lucio Binelli