Convenzione delle Alpi: il Trentino in prima linea

di M. Collini Pipota

Si è tornato a parlarne oggi, a vent’anni dalla firma, per ricordare la sua importanza e per farlo conoscere alla comunità, che poco ne sa nonostante sia rivolto proprio ad essa. È la Convenzione delle Alpi, il patto territoriale internazionale che coinvolge quasi 14 milioni di abitanti negli otto Stati firmatari (Italia, Austria, Francia, Germania, Liechtenstein, Monaco, Slovenia, Svizzera e Unione Europea) che è stato presentato alla comunità prima a Cavalese e poi il 23 febbraio a Madonna di Campiglio, nell’ambito del ciclo di incontri Cultura dell’Ospitalità organizzato dal comune di Pinzolo. Ad illustrare la struttura dell’accordo, soffermandosi sulla sua nascita e sul suo scopo, Marco Onida, segretario generale della Convenzione: “È un trattato territoriale che nasce negli anni Novanta per far fronte ai problemi comuni che hanno i Paesi dell’Arco Alpino e per risolvere le difficoltà che gli Stati trovano affrontandoli in modo scoordinato. Nel corso degli anni ci si è resi conto sempre più del potenziale delle Alpi, e il patto è diventato attento anche ai temi ambientali, culturali, economici e dello sviluppo sostenibile”. Importante che il patto sia una Convenzione quadro, quindi frutto di una politica comune che riconosce la specificità di ogni territorio coinvolto, ma che richiede in primis una “responsabilità solidale”, un impegno dei firmatari a legiferare in modo specifico e concreto. Impegno che lo Stato Italiano non sembra aver a cuore, nonostante sia uno dei Paesi più influenti della Convenzione sia per numero di abitanti che per estensione geografica. “Mentre l’Italia non ha ancora ratificato nessun protocollo, continua Onida, la Provincia Autonoma di Trento ha cominciato a vagliare le proprie leggi, per controllare cosa già si sta facendo in conformità alla Convenzione e per intervenire sui punti fino ad ora trascurati”. È Francesco Dellagiacoma ad illustrare il Progetto speciale provinciale per la Convenzione delle Alpi, mentre l’intervento del presidente del Parco Naturale Adamello Brenta, Claudio Ferrari, mira a sottolineare il ruolo dei parchi naturali, “occasione di crescita e veri laboratori di attuazione della Convenzione delle Alpi”. Attuazione che passa per la ratifica dei protocolli, dieci accordi che hanno l’obiettivo di mettere in pratica i principi generali enunciati nella Convenzione e cha affrontano campi di azione come popolazione e cultura, pianificazione territoriale, salvaguardia della qualità dell’aria, difesa del suolo, idroeconomia, protezione della natura e tutela del paesaggio, agricoltura di montagna, foreste montane, turismo, trasporti, energia ed economia dei rifiuti. I relatori hanno sottolineato più volte il valore che riveste l’Arco Alpino, “contesto delicatissimo che deve mantenere un equilibrio tra l’economia di montagna e il suo ambiente, che ha bisogno anche di innovazione, di nuove linee politiche e aspettative”, ricorda Alberto Pacher, vicepresidente della Provincia, “la Convenzione non deve essere una sovrastruttura, ma un patrimonio, che permetterà di creare uno spirito condiviso nell’Arco Alpino”.

Maddalena Collini Pipota[/A_CAPO]