Convivere con l’orso si può

di Uff. Stampa TN

Serata informativa ieri a Candriai con l’assessore Dallapiccola e Claudio Groff, del settore Grandi carnivori della Provincia

Convivere con l’orso si può

La presenza dell’orso sulle nostre montagne è un attestato di qualità per l’ambiente trentino. Convivere con l’orso si può e si deve, tenendo anche nella giusta considerazione le opportunità create da questa convivenza. Il percorso normativo è in continua evoluzione. Nel frattempo, è necessario cambiare alcune abitudini. Andare nei boschi in assoluto silenzio, magari di notte, da soli, nelle zone frequentate dal plantigrado, è altamente sconsigliabile se non si adottano gli accorgimenti da tenere che in fondo sono modesti: basta anche parlare ad alta voce, o attaccare un campanello alla bicicletta, per produrre quel tanto di rumore necessario a fare scappare l’animale, che di norma evita il contatto con l’uomo. Più complesso gestire la convivenza orsi-allevatori: per questo la Provincia, con il suo assessorato all’Agricoltura e il suo Servizio Foreste e fauna, è impegnata a sostenere chi vive e lavora in montagna, non solo risarcendo eventuali danni provocati dai grandi carnivori ma anche fornendo l’assistenza necessaria sul piano tecnico per prevenirli. Teniamo presente infine che la gran parte della popolazione di orsi sul territorio trentino, attualmente una cinquantina di esemplari, non crea particolari problemi. Gli esemplari più problematici sono meno del 5% e ad essi viene dedicata naturalmente una particolare attenzione.
Queste alcune delle considerazioni emerse ieri a Candriai, sul monte Bondone, nel corso di un incontro pubblico organizzato dalla Provincia autonoma di Trento a cui hanno preso parte l’assessore competente Michele Dallapiccola e Claudio Groff, del settore Grandi carnivori del Servizio Foreste e Fauna.

Folta la partecipazione di pubblico e molte le domande al termine delle due relazioni, che hanno tracciato un quadro esaustivo della presenza dell’orso in Trentino e nelle regioni limitrofe, regolata da una complessa legislazione strutturata a più livelli, europeo, nazionale e provinciale. Documento fondamentale per la gestione dell’orso, la cui reintroduzione è iniziata in Trentino, come noto, con il progetto Life Ursus, nel 1999, è il Pacobace, il Piano d’azione interregionale per la conservazione dell’orso bruno nelle Alpi centro-orientali, redatto dalla Provincia autonoma con la supervisione scientifica dell’Istituto nazionale per la fauna selvatica. Nell’ultimo triennio la popolazione di orsi è risultata fondamentalmente stabile, attorno alla cinquantina di esemplari, a fronte invece di una crescita costante dal 2002 al 2012 (tasso medio di crescita del 17,3% annuo sulla popolazione minima certa in quel periodo). Nel Secondo dopoguerra, l’orso in Trentino sembrava condannato a sicura estinzione.

Il progetto di ripopolamento ha dunque avuto successo. Attualmente gli orsi si riproducono naturalmente e la loro presenza sul territorio sembra essersi stabilizzata. "Questo rappresenta un attestato di qualità straordinario per l’ambiente trentino – ha sottolineato l’assessore all’agricoltura e turismo Dallapiccola – e deve spingerci a continuare a coltivare questa convivenza, pur se consapevoli dei suoi aspetti delicati. Alcune nostre abitudini devono necessariamente cambiare. Per quanto riguarda gli escursionisti, il primo accorgimento è quello di fare rumore, affinchè l’orso si avveda della presenza dell’uomo e scappi. Maggiore attenzione deve prestare chi ha del bestiame. Una normale recinzione non basta a tenere lontano il predatore, anzi, può facilitargli il compito. E’ necessario pertanto chiudere gli animali nella stalla, ad eccezione dei bovini, a sera, o dotarsi di recinzioni elettriche. Capiamo che ciò possa provocare irritazione e anche preoccupazione. Tuttavia dobbiamo essere in grado di valutare le opportunità che questa convivenza crea. Ed anche andare un po’ orgogliosi di essere a tutti gli effetti i custodi dell’orso in questa parte dell’arco alpino".

Fra le opportunità, quelle legate al turismo. Le ultime indagini dimostrano fra l’altro che se la popolazione residente in Trentino manifesta in generale preoccupazione per la presenza dell’orso, i turisti sembrano invece interessati a conoscere l’animale, e ovviamente, se possibile, a vederlo. Quest’anno la Provincia, assieme a Trentino Marketing, ha "spinto" la promozione del territorio proprio in direzione dell’ambiente. Attualmente sono allo studio modalità, già sperimentate in altre regioni dove l’orso è presente, che consentano l’osservazione dell’animale, da appositi punti di osservazione, in tutta sicurezza. "La questione non è orso sì o orso no – ha spiegato Groff – ma come gestire la convivenza uomo-orso e a quali condizioni si può intervenire, anche nei confronti di esemplari eventualmente problematici. Nel passato l’orso è stato sottoposto ad una vera persecuzione, perché era una specie in competizione con l’uomo. Nel Secondo dopoguerra gli esperti profetizzavano la sua scomparsa. Nel Bondone gli ultimi avvistamenti risalivano al 1928. Il progetto Life Ursus, iniziato con il rilascio progressivo di 3 maschi e 6 femmine, ha portato alla situazione attuale. L’obiettivo era e rimane la diffusione controllata dell’orso in tutto l’arco alpino, non solo in Trentino".

Ciò comporta anche l’eventualità di incontri ravvicinati con l’animale. Per questo è necessario conoscere le norme di comportamento corrette, come manifestare la propria presenza, cercando di farsi sentire, non cercare in alcun modo di attirare l’orso o di avvicinarlo silenziosamente, tenere eventuali cani al guinzaglio (un cane senza guinzaglio che provoca un orso e poi torna dal suo padrone in cerca di protezione può rappresentare un pericolo per l’uomo), restare lontani da un orso che sta mangiando una carcassa di animale o altro cibo, e naturalmente, è stato ricordato, se mai ve ne fosse il bisogno, non pensare che un fucile o una pistola possano salvare da un attacco (non solo è vietato dalla legge ma può essere estremamente pericoloso per il cacciatore giacché molto difficilmente si riuscirebbe ad assestare un unico colpo letale determinando piuttosto solo ferimento e conseguente drammatica reazione del plantigrado).

L’informazione attiva e passiva si è rivelata dunque l’arma più efficace rispetto alla quale la Provincia si impegna profondamente. Per chi non fosse stato ancora raggiunto dalle indicazioni del caso si ricorda che si trovano tutte le informazioni su come convivere con l’orso sul sito: www.orso.provincia.tn.it.

Assessore Michele Dallapiccola