Il Trentino non nasce nel 1916 con Cesare Battisti – La narrazione alle volte non corrisponde a realtà

di Luca Campidelli - Segretario Giovani PATT

Il Trentino non nasce nel 1916 con Cesare Battisti – La narrazione alle volte non corrisponde a realtà
Le parole con cui Fratelli d’Italia ha ricordato Cesare Battisti nel 110° anniversario della sua morte riportano ancora una volta una figura complessa entro una lettura esclusivamente nazionalista, fatta di richiami alla “Patria”, all'”orgoglio di essere italiani” e alla sovranità nazionale.
È una narrazione legittima, ma profondamente parziale. E, soprattutto in Trentino, rischia di impoverire la nostra storia.
Cesare Battisti fu certamente un protagonista dell’irredentismo italiano. Scelse consapevolmente di combattere contro l’Impero austro-ungarico e pagò quella scelta con la vita. Nessuno mette in discussione il coraggio personale con cui affrontò il proprio destino.
Ma ridurre Battisti a simbolo dell’italianità significa dimenticare che il Trentino non è nato il 12 luglio 1916 e che la sua identità non coincide con il nazionalismo italiano.
La nostra terra ha costruito nei secoli una propria storia, fatta di autonomie locali, di autogoverno, di rapporti con il mondo tirolese e mitteleuropeo, di comunità che hanno saputo amministrarsi ben prima dell’Unità d’Italia. È questa la radice da cui discende la nostra autonomia speciale, non una lettura patriottica della Grande Guerra.
Da autonomisti non abbiamo bisogno di trasformare Cesare Battisti in un “eroe della Patria”. Così come non abbiamo bisogno di demonizzarlo. Abbiamo invece il dovere di riconoscere che la sua fu una scelta politica personale, rispettabile ma non identificabile con quella dell’intero popolo trentino.
Nel 1914-1918 migliaia di trentini combatterono con la divisa austro-ungarica, non per questo meno trentini. Molti morirono sul fronte orientale o su quello russo, altri finirono prigionieri, altri ancora subirono lacerazioni familiari che ancora oggi fanno parte della memoria delle nostre vallate. La storia del Trentino non può essere raccontata dividendo i suoi figli in eroi e traditori.
L’autonomismo nasce proprio dal superamento di queste contrapposizioni. Nasce dalla consapevolezza che il Trentino è una terra di confine, con una propria identità, che non deve essere continuamente piegata alle esigenze di una narrazione nazionale, qualunque essa sia.
Per questo sorprende che, nel 2026, qualcuno continui a leggere Battisti come un semplice richiamo ai valori della Patria italiana. Il Trentino di oggi fonda la propria forza sull’Autonomia, sul dialogo tra culture e sulla capacità di valorizzare la propria specificità istituzionale. È questa la nostra eredità politica più importante.
Ricordare Cesare Battisti significa studiarlo, comprenderlo e collocarlo nel suo tempo. Significa riconoscere il valore delle sue convinzioni, ma anche ricordare che esse non esauriscono la storia del nostro territorio.
Da giovani autonomisti continueremo a difendere una memoria storica libera dalle semplificazioni ideologiche. Perché il Trentino non ha bisogno di eroi da utilizzare come bandiere di parte: ha bisogno di conoscere la propria storia nella sua interezza, con rispetto, equilibrio e consapevolezza.
Solo così si rende davvero onore alla nostra terra.