TIONE – Gli autoscontri, dove il tempo si ferma e tornano i ricordi

di Udalrico Gottardi

TIONE – Gli autoscontri, dove il tempo si ferma e tornano i ricordi

C’è un rumore che, a Tione, sa di estate più di ogni altro. È quello delle macchinine che si rincorrono, si sfiorano, si scontrano tra una risata e l’altra, mentre le luci colorate illuminano la sera.

Ogni 1° luglio è come se il calendario rispettasse una promessa. Arrivano i Masserdotti con i loro autotreni e roulotte , si sistemano nel piazzale dell’Oratorio e, quasi per magia, in poche ore nasce la pista degli autoscontri.

Una costruzione che sembra semplice, ma che per tanti rappresenta l’inizio delle sere d’estate.

Quando il caldo finalmente concede una tregua, il piazzale si riempie di vita. I bambini osservano con gli occhi spalancati, stretti alla mano dei genitori. I ragazzi salgono sulle vetture con l’immancabile desiderio di rincorrersi, sfidarsi e ridere. Qualche giovane coppia si concede un giro insieme, trasformando pochi minuti in un piccolo ricordo da conservare.

Intorno, il tappeto elastico, il misuratore di forza e le altre attrazioni fanno da cornice a un’atmosfera che sembra non conoscere il passare degli anni.

E forse è proprio questo il segreto degli autoscontri. Non cambiano mai davvero. Cambiano invece le persone che li vivono.

Chi oggi accompagna un nipotino, ieri era quel bambino che aspettava con impazienza il proprio turno. Chi oggi sorride da bordo pista, un tempo stringeva con forza il volante cercando di evitare gli urti… o forse di provocarli.

Anch’io oggi, da nonno. Eppure, quando le luci si accendono e la musica comincia a riempire l’aria, nella memoria riaffiorano quei momenti magici: la velocità, gli scontri, le risate degli amici e quella spensieratezza che sembrava infinita.

Sono passati più di sessant’anni, era infatti il 1963 quando la ‘famiglia’ Masserdotti allestì per la prima volta a Tione la loro pista di Autoscontri. Eppure il fascino di una serata continua a essere lo stesso.

Perché ci sono tradizioni che non invecchiano mai: aspettano soltanto che qualcuno torni a viverle, ancora una volta, con il sorriso di un bambino.

Ma quando è nata questa moda?

Gli autoscontri, così come li conosciamo oggi, nacquero negli Stati Uniti all’inizio degli anni Venti. L’invenzione viene generalmente attribuita a Max Stoehrer e a suo figlio Harold Stoehrer, che depositarono il primo brevetto nel 1920; il brevetto fu poi concesso nel 1921.

La loro azienda si chiamava Dodgem Corporation, e da quel nome deriva ancora oggi il termine inglese dodgems, usato in molti Paesi per indicare gli autoscontri. In origine, però, l’idea non era tanto quella di scontrarsi, quanto di schivarsi: il verbo inglese to dodge significa infatti “evitare”, “scansare”. Solo in seguito il pubblico scoprì che la parte più divertente era… andare addosso agli altri!

Gli autoscontri sono probabilmente l’unica “automobile” che ha permesso a milioni di bambini di mettersi al volante prima ancora di avere la patente. Per molte persone nate negli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta, il primo volante impugnato non fu quello di una Fiat o di un’Alfa Romeo, ma proprio quello di un autoscontro. Era un piccolo assaggio di libertà, di autonomia e di spensieratezza.

Forse è anche per questo che gli autoscontri non passano mai di moda. Prima ancora di imparare a guidare un’auto vera, ci hanno insegnato il piacere di stare insieme, di ridere dopo uno scontro e di tornare a casa con il sorriso. Cambiano le generazioni, ma il volante di un autoscontro continua a far battere il cuore di grandi e piccoli.