TIONE – si accende per il martedì grasso: torna la grande sfilata del Gran Carnevale Giudicariese
Distribuzione “polenta e salam” in Piazza Guido Boni – si possono notare alcuni personaggi: sulla dx Ferruccio Salvaterra, Giuseppe Salvaterra (Bepone col cappello), Carlo Cazzolli (Calièr) e Orlando Malpòcher.
Martedì 17 febbraio Tione si prepara a cambiare volto. Le vie del centro saranno invase da carri allegorici, maschere, musica e migliaia di persone per uno degli appuntamenti più attesi dell’anno: il Gran Carnevale Giudicariese, una festa che da oltre un secolo unisce tradizione, identità e spirito di comunità.
Non è soltanto una sfilata. È il giorno in cui il paese diventa palcoscenico, la comunità si ritrova e le Giudicarie riconoscono uno dei loro riti più profondi. Per ventiquattr’ore Tione smette di essere una semplice borgata e si trasforma nel cuore festante del territorio.
Il Gran Carnevale Giudicariese è molto più di una manifestazione: è un rito collettivo che attraversa le generazioni, capace di tenere insieme memoria e presente, radici e voglia di stare insieme. Una festa fatta – come si diceva un tempo – di “frizzi e lazzi”, che ancora oggi coinvolge intere famiglie e richiama gruppi mascherati da tutte le valli.
La grande sfilata partirà dal Bar San Vigilio per attraversare l’intero centro abitato fino all’incrocio con piazza Guido Boni. Coreografie, satire e spettacoli trasformeranno il paese in un teatro a cielo aperto davanti a un pubblico sempre numerosissimo, pronto a riempire anche gli oltre 300 posti della tribuna allestita in piazza Cesare Battisti, divenuta negli anni il cuore pulsante della manifestazione.
Eppure, la forza di questo evento si comprende davvero solo guardando indietro. Era il 1888 — esattamente 138 anni fa — quando venne istituito il Carnevale a Tione: l’inizio di una tradizione destinata a radicarsi profondamente nella vita sociale del paese.
Non conosciamo nei dettagli i festeggiamenti di allora, ma lo storico e farmacista Guido Boni lasciò alcune testimonianze, soprattutto legate al giovedì grasso. Nei suoi scritti compare un’usanza oggi impensabile: galli vivi appesi a una corda e partecipanti bendati che, armati di coltello, avrebbero dovuto colpirli. Un rituale cruento che già all’epoca non suscitava grande entusiasmo.
Lo stesso Boni annotava come «(…) le celebrazioni carnevalesche non fossero sempre ordinate: cortei mascherati, schiamazzi e comportamenti eccessivi sfociavano talvolta in disordini tali da richiedere l’intervento delle autorità». Un documento conservato nell’archivio comunale di Zuclo racconta che, nel Seicento, gruppi mascherati provenienti da Bolbeno si recavano rumorosamente nella frazione armati di schioppi e altri strumenti, provocando litigi, ferimenti e forte agitazione tra gli abitanti. Per porre fine agli eccessi, nel 1607 fu convocata un’assemblea nella canonica di Tione, al termine della quale i responsabili si impegnarono formalmente a non ripetere quelle manifestazioni.
Ben diverso — e decisamente più caloroso — il ricordo del Carnevale vissuto fino agli anni Cinquanta e Sessanta, quando il martedì grasso veniva celebrato nella piazza intitolata proprio a Boni, oggi chiamata «Piazza Brévine». Era il giorno della grande abbuffata di polenta e salame, distribuiti gratuitamente alla popolazione. Una notazione d’epoca i salami erano forniti dalla Ditta di Generi Alimentari Umberto Battocchi, che aveva il negozio accanto all’attuale sede della Comunità di Valle. All’epoca Ca’ De Steffanini (ndr).
Fin dall’alba i “polentèri” mettevano sul fuoco sei o sette grandi paioli di rame da cui uscivano polente fumanti, poi affettate e offerte ai presenti in quello che era, a tutti gli effetti, un enorme simposio popolare. Un’immagine potente di condivisione, capace ancora oggi di raccontare il senso più autentico della festa.
Nella stessa piazza trovava posto anche la giuria chiamata a decretare i vincitori del concorso mascherato, mentre tutto intorno il paese si stringeva tra lunghe tavolate, volontari instancabili, famiglie, bambini e curiosi.
Era il ritratto di una comunità compatta, dove i cittadini contribuivano in prima persona alla riuscita della giornata, offrendo tempo ed energie anche lontano dai riflettori. Uno spirito collaborativo che resta ancora oggi una delle colonne portanti del Carnevale tionese.
Per bambini e ragazzi quella giornata aveva il sapore dell’attesa e della meraviglia: giochi, coriandoli, risate e quella spensieratezza che solo le feste di paese sanno regalare. Sensazioni che, a distanza di decenni, continuano a definire l’anima più vera della manifestazione.
Oggi il Gran Carnevale Giudicariese guarda al futuro senza spezzare il filo con le proprie radici. È molto più di una sfilata: è un patrimonio sociale, un momento in cui la comunità si riconosce e si ritrova.
Tra memoria e contemporaneità, resta uno dei primi e più significativi carnevali delle Giudicarie — una tradizione che non si limita a resistere al tempo, ma che ogni anno rinasce, mantenendo intatta la sua straordinaria forza aggregativa.

GIURIA Carnevale in Piazza Guido Boni (Martedì grasso) – anni ’50 – Da sin. Gino Valentini, Emilio Pedretti (Postìn), Adolfo Marchesi, Sandrino Failoni (Barbài), Marcello Scandolari, Teresina Baroldi Gottardi (cameriera), Guido Bonomi, Fausto Zonin.

Carro Mascherato: Il Campeggio della Madòna del Mónt – Da sin. Pino Failoni (Patilòta), interpreta la Rosalia cuoca, Udalrico Gottardi: don Marcello Mendarda, e tra i ragazzi molto riconoscibile c’è in PP Rudi Scalfi.
