Vi rubo solo pochi minuti per far conoscere anche in Val Rendena la storia di mio zio Elio

di Roberto Pellegrini (Serpico)

Vi rubo solo pochi minuti per far conoscere anche in Val Rendena la storia di mio zio Elio

Vi rubo solo pochi minuti per far conoscere anche in Val Rendena la storia di mio zio Elio, missionario in Africa, che ha donato la sua vita per il popolo Acholi.

Vi lascio la prefazione del nostro arcivescovo “don Lauro”, uno degli articoli scritti in sua memoria e un video che speriamo possa dimostrare che anche dopo i periodi piu’ duri si può tornare ad una vita di pace e serenità.

Colgo l’occasione per ringraziare chi da subito, nonostante il periodo economicamente difficile, con entusiasmo ha contribuito al proseguimento dei progetti lasciati da mio zio.

Buon Natale

Roberto Pellegrini (Serpico)

 

IN RICORDO DI FRATEL ELIO CROCE

Mi ha molto colpito la vicenda di fratel Elio Croce, il missionario fassano che ha passato una vita in Uganda recentemente scomparso per via dal Covid. E’ uno dei tanti testimoni di fede cristallina a cui la Chiesa e la comunità trentina, insieme – nel caso di fratel Elio – a quella africana, devono dire “grazie”. In tanti lo piangono. Ma è altrettanto vero che nel cogliere la ricchezza della sua vita donata, non possiamo non ricordarne i tratti del viso sempre distesi in un sorriso. Fratel Elio ci ha dimostrato che il Dio di Gesù di Nazareth è nel volto del fratello, soprattutto di chi fa più fatica. E l’incontro con lui porta all’apice della gioia. Per questo lui sorrideva. E ora invita anche noi a sorridere, mentre lui vive nell’abbraccio e nel Sorriso del Padre. Ve ne affido volentieri la storia su queste pagine…

+ arcivescovo Lauro

Elio Croce
Elio Croce

Era architetto, capomastro, falegname, meccanico, un uomo generoso, instancabile, incapace di voltare le spalle ai bisognosi. Non bastano le parole per definire Fratel Elio Croce, il padre comboniano originario di Moena che per decenni ha portato la fede e la speranza cristiana in terra d’Uganda. Di recente si è spento, vittima del Covid, ma quello che ha costruito in Africa continua a brillare. Al punto che amici e parenti di Moena e Pinzolo hanno lanciato una raccolta di fondi per sostenere le opere su cui Brother Elio aveva messo la sua firma. Che sono tantissime, come racconta Dominique Corti, che attraverso una Fondazione con sede a Milano, sostiene il St. Mary’s Hospital di Lacor. A fondarlo sono stati i suoi genitori, aiutati anche da Brother Elio. Insieme hanno trasformato un piccolo ospedale missionario in un centro d’assistenza che fa da punto di riferimento per buona parte del Paese. La prima delle testimonianze lasciate da fratel Elio Croce in Africa, ma non l’unica. Tra operazioni di salvataggio dei deboli e donazioni per borse di studio, il padre comboniano ha concentrato le sue forze sul St. Jude Children’s Home, un orfanotrofio per bimbi con disagio e disabilità creato insieme alla maestra Bernardetta Akwero. Un piccolo centro, che adesso è diventato un’organizzazione non profit di ispirazione cattolica cui fanno capo una casa famiglia per gli orfani, un centro di cura e riabilitazione pediatrica, una fattoria, una scuola. Idee trasformate in realtà dalla tenacia e dalla fede di Brother Elio, che negli anni ha affrontato la dittatura, i ribelli e l’Ebola.

Perché continuino a funzionare al meglio è stata lanciata una raccolta di fondi con l’appoggio dell’Associazione Gruppi “Insieme si può…” Onlus – Ong. Il conto corrente su cui versare il contributo è questo: IT 16 K 02008 11910 000017613555 (indicare come causale Erogazione liberale per Fratel Elio Croce).

 

Se la storia vi ha interessato, qui trovate un video che racconta uno scorcio della sua vita missionaria nella perla d’Africa