TIONE – trent’anni di Speranza di Vita
Quando aprire la porta di casa significava accogliere un bambino
Ci sono anniversari che si celebrano contando gli anni. Altri si raccontano attraverso i volti, gli abbracci, le attese e quelle porte di casa che, aprendosi, hanno cambiato la vita di chi entrava e di chi accoglieva.
Nel 2026 l’Associazione Speranza di Vita ricorda trent’anni di attività. Un cammino nato a Tione nel 1996, dieci anni dopo la catastrofe nucleare di Chernobyl, quando le conseguenze di quella tragedia continuavano a pesare soprattutto sui più fragili: i bambini e le bambine che vivevano nelle zone contaminate della Bielorussia.
Erano molto giovani, spesso avevano appena sette o otto anni. Arrivavano nelle Giudicarie portando con sé una piccola valigia, poche parole d’italiano e occhi nei quali si potevano leggere insieme timore, curiosità e speranza.
Per molti di loro, trascorrere circa un mese lontano dai territori contaminati rappresentava un importante periodo di integrazione terapeutica e di sollievo per l’organismo. Ma quel soggiorno sarebbe presto diventato molto di più.
Numerose famiglie decisero spontaneamente di mettersi a disposizione, aprendosi all’accoglienza di bambini che non avevano mai incontrato prima. Non si trattava soltanto di preparare una stanza o di aggiungere un posto a tavola. Era necessario superare la barriera della lingua, comprendere paure e silenzi, accompagnare quei piccoli ospiti nella quotidianità e farli sentire protetti e al sicuro.
Giorno dopo giorno, con la semplicità delle cose autentiche, nacquero legami profondi. Un sorriso prese il posto dell’imbarazzo; una carezza riuscì a esprimere ciò che le parole non sapevano ancora dire.
I bambini impararono a conoscere luoghi, sapori e abitudini diversi. Le famiglie, a loro volta, scoprirono che accogliere significa anche lasciarsi cambiare. Quel mese, per molti, non terminò veramente il giorno della partenza. Al momento dei saluti rimanevano lacrime, promesse, fotografie e il desiderio di rivedersi. Alcuni rapporti sono proseguiti negli anni, resistendo alle distanze e al trascorrere del tempo. Quei bambini sono diventati adulti, così come sono cresciuti i figli delle famiglie che li avevano ospitati, ma il ricordo di quell’esperienza è rimasto vivo nel cuore di tutti.
Da quella prima iniziativa spontanea di volontariato è nato un cammino di solidarietà sempre più ampio. Speranza di Vita ha continuato a operare in Bielorussia attraverso progetti di formazione, sostegno alle strutture educative, lavori di ristrutturazione e aiuti concreti alle persone e alle comunità più fragili.
Dal 2015 questo impegno ha raggiunto anche il Perù, sostenendo le Case della Carità e in particolare Casa Madre Teresa a Encañada, dove opera Daniela Salvaterra, infermiera volontaria e missionaria originaria di Tione.
Per celebrare i trent’anni di fondazione, venerdì 4 settembre Tione ospiterà una giornata di incontro e di memoria. Alle ore 17 sarà celebrata la Santa Messa nella chiesa parrocchiale. Alle 18, nella sala dell’ex biblioteca comunale, si terrà “Racconti di noi”, un momento curato dal Comitato Speranza di Vita. Alle 19 sarà inaugurata la mostra fotografica “30 anni di Speranza di Vita”, seguita da un aperitivo.
La mostra, realizzata in collaborazione con il Circolo Fotografico Tionese, ripercorrerà questa lunga esperienza attraverso ciò che meglio riesce a restituirne il significato: i volti.
Volti di bambini arrivati da lontano. Volti di madri e padri che li hanno accolti come figli. Volti segnati dalla fragilità, ma illuminati dalla fiducia. Sguardi e sorrisi che raccontano incontri capaci di superare le lingue, le distanze e le differenze.
Ogni fotografia custodisce una storia. Forse anche una nostalgia. Certamente un frammento di umanità condivisa.
Trent’anni dopo, quelle immagini ci ricordano che la solidarietà non nasce necessariamente da gesti straordinari. A volte comincia preparando un letto, apparecchiando un posto in più, prendendo per mano un bambino impaurito o pronunciando lentamente il suo nome per fargli comprendere che era atteso.
Le famiglie che aprirono le proprie case non offrirono soltanto un mese di serenità e di cura. Donarono tempo, affetto e sicurezza. In cambio ricevettero qualcosa che nessuna fotografia potrà contenere completamente: la consapevolezza che un bambino venuto da lontano poteva diventare, giorno dopo giorno, parte della famiglia.
Perché Speranza di Vita non è soltanto il nome di un’associazione. È ciò che nasce quando qualcuno, davanti alla fragilità di un bambino, decide di non voltarsi dall’altra parte e gli apre la porta della propria casa. E, insieme a quella, anche la porta del proprio cuore.
