Dalla RSA al Territorio: quando la cura diventa un patrimonio di tutta la comunità

di Udalrico Gottardi

Dalla RSA al Territorio: quando la cura diventa un patrimonio di tutta la comunità

Un importante convegno a Spiazzo, promosso dalla Casa di Riposo San Vigilio – Fondazione Bonazza, per riflettere sul futuro dell’assistenza agli anziani. Un nuovo modo di concepire le RSA, non più soltanto strutture residenziali, ma centri di servizi, relazioni e solidarietà aperti al territorio.

Ci sono luoghi che custodiscono la memoria di una comunità. Luoghi nei quali si incontrano le storie di una vita, gli affetti, le fragilità e quella ricchezza di esperienze che soltanto gli anni sanno regalare. Le case di riposo appartengono a questa categoria: non sono semplicemente edifici destinati all’assistenza, ma rappresentano un patrimonio umano e sociale che merita di essere valorizzato.

E oggi, di fronte all’invecchiamento della popolazione, ai cambiamenti delle famiglie e ai nuovi bisogni assistenziali, anche queste realtà sono chiamate a interrogarsi sul proprio futuro.

È proprio da questa consapevolezza che nasce l’importante convegno “Dalla RSA al territorio – L’evoluzione verso un hub integrato di servizi”, promosso dall’A.P.S.P. Casa di Riposo San Vigilio – Fondazione Bonazza, in programma martedì 10 novembre 2026, alle ore 20.00, presso il Teatro Parrocchiale di Spiazzo.

Un appuntamento che si annuncia di particolare interesse non soltanto per amministratori, operatori sanitari e responsabili dei servizi sociali, ma per tutte le famiglie delle Giudicarie.

Perché parlare del futuro delle RSA significa, in fondo, parlare del futuro di ciascuno di noi.

Dalle strutture alle persone: una nuova idea di assistenza

Il tema al centro dell’incontro rappresenta una prospettiva di grande valore sociale: immaginare le residenze sanitarie assistenziali come veri e propri punti di riferimento territoriali, capaci di mettere a disposizione competenze, professionalità e servizi anche oltre le proprie mura.

Non soltanto luoghi nei quali accogliere chi non può più vivere autonomamente nella propria abitazione, ma realtà sempre più integrate con i servizi sanitari, le amministrazioni comunali, il volontariato e le famiglie.

Una rete capace di sostenere la persona anziana, accompagnarla nelle difficoltà quotidiane e, quando possibile, aiutarla a continuare a vivere nel proprio ambiente, vicino ai suoi affetti e alle sue abitudini.

Perché invecchiare non dovrebbe significare perdere il legame con la propria comunità. E prendersi cura di una persona non significa soltanto assisterla, ma continuare a farla sentire parte di quella comunità.

Esperienze e competenze a confronto

Il convegno si aprirà con gli interventi introduttivi di Giovanna Tomasini, presidente dell’A.P.S.P. Casa di Riposo San Vigilio – Fondazione Bonazza, Michela Chiogna, presidente di UPIPA, e Mario Tonina, assessore provinciale alla salute, politiche sociali e cooperazione. Seguiranno i saluti dei rappresentanti istituzionali presenti.

A moderare la serata sarà il dottor Roberto Povoli, direttore della Casa di Riposo San Vigilio.

 

Particolarmente qualificato il gruppo dei relatori chiamati a presentare esperienze, modelli organizzativi e prospettive di sviluppo.

Guido Anesi, coordinatore dei servizi sociosanitari della RSA San Bartolomeo dell’A.P.S.P. Civica di Trento, affronterà il tema della RSA come hub territoriale.

Reinhard Mahlknecht, vicedirettore della Croce Bianca di Bolzano, parlerà di gestione territoriale, emergenze e appartamenti protetti.

Stefan Frötscher e Heidi Avi, referenti delle Politiche e dei Servizi Sociali del Comune di Merano, illustreranno l’esperienza dell’integrazione sociosanitaria nel territorio dell’Alto Adige.

Matteo Radoani, direttore dell’A.P.S.P. Rosa dei Venti, porterà un modello esperienziale di assistenza territoriale in RSA.

A Stefano Bruni, Project & Business Developer, sarà affidato l’intervento tecnico conclusivo.

Di particolare significato anche la presenza di monsignor Lauro Tisi, arcivescovo di Trento, che proporrà una riflessione sull’evoluzione dei servizi territoriali in un’ottica spirituale.

Una partecipazione che richiama un aspetto fondamentale dell’assistenza: accanto alle necessità sanitarie e materiali esistono bisogni profondamente umani, fatti di ascolto, dignità, vicinanza e relazioni.

Una sfida che riguarda tutte le Giudicarie

In un territorio come quello giudicariese, caratterizzato da numerosi piccoli centri abitati, distanze geografiche e una popolazione anziana che necessita di attenzioni crescenti, la prospettiva di servizi integrati assume un significato particolarmente importante.

Non basta disporre di strutture efficienti. Occorre costruire collegamenti, favorire collaborazioni, evitare che le persone e le famiglie si ritrovino sole davanti alla malattia, alla perdita di autonomia o alle difficoltà dell’età avanzata.

Da questo punto di vista, il coinvolgimento delle istituzioni, del mondo sociosanitario e delle amministrazioni locali rappresenta un segnale significativo.

Il convegno di Spiazzo offre dunque un’occasione preziosa per confrontarsi su esperienze già avviate in altri territori e riflettere su quali prospettive possano essere sviluppate anche nelle nostre valli.

Il valore umano di una scelta

C’è infine una considerazione che va oltre gli aspetti organizzativi e le competenze professionali.

Dietro ogni servizio assistenziale ci sono persone. Ci sono anziani che hanno lavorato una vita intera, cresciuto figli, costruito famiglie e contribuito allo sviluppo dei nostri paesi. Ci sono figli e nipoti che cercano risposte, rassicurazioni e sostegno. Ci sono operatori e volontari che ogni giorno mettono professionalità e umanità al servizio degli altri.

È pensando a loro che il tema del convegno acquista il suo significato più autentico.

Una comunità dimostra la propria maturità anche da come sa prendersi cura delle persone più fragili.

E forse la sfida più importante del futuro sarà proprio questa: fare in modo che nessuno debba affrontare da solo la vecchiaia, la fragilità o la malattia.

Il 10 novembre, a Spiazzo, non si parlerà dunque soltanto di organizzazione delle RSA o di nuovi modelli assistenziali. Si parlerà di persone, di dignità, di solidarietà. E soprattutto di quale comunità vogliamo costruire per il nostro domani.

Perché una casa di riposo che si apre al territorio non allarga soltanto i propri servizi: allarga, idealmente, le proprie braccia.