TIONE – Trent’anni di Speranza di Vita, un ponte di solidarietà tra le Giudicarie e il Perù
All’Oratorio una serata di testimonianze, musica ed emozioni con Daniela Salvaterra, missionaria laica da 23 anni in Perù. Tre Case della Carità e circa 150 persone accolte: una grande famiglia costruita giorno dopo giorno nel segno dell’amore e della solidarietà.
Trent’anni di impegno, generosità e solidarietà. Un importante traguardo quello celebrato all’Oratorio di Tione dall’associazione Speranza di Vita ODV, da anni vicina all’opera della missionaria laica tionese Daniela Salvaterra, che da 23 anni dedica la propria esistenza alle persone più fragili in Perù.
Una serata partecipata e ricca di emozioni, durante la quale parole, musica e immagini hanno raccontato una straordinaria esperienza di vita e di accoglienza, maturata a migliaia di chilometri dalle Giudicarie, ma sempre profondamente legata alla comunità di origine.
Ad aprire l’incontro è stato il presidente dell’associazione Luca Salvaterra, che ha introdotto la serata celebrativa. È quindi intervenuta Margherita Cogo, presidente della Scuola Musicale delle Giudicarie, sottolineando l’orgoglio di avere una concittadina come Daniela, capace di affrontare un impegno tanto difficile con dedizione e con il sorriso. Un apprezzato intervento musicale degli allievi della Scuola Musicale delle Giudicarie ha preceduto la testimonianza della protagonista.
Daniela ha esordito ricordando una coincidenza particolarmente significativa: partita per il Perù 23 anni fa, quando aveva appena 23 anni, oggi ne ha 46. Esattamente metà della sua vita trascorsa a Tione e l’altra metà nella lontana terra sudamericana.
Una scelta di vita nata dal desiderio di aiutare chi si trovava in condizioni di abbandono e sofferenza.
Tutto ebbe inizio con l’accoglienza di una bambina. Da quel primo gesto è cresciuta, negli anni, una realtà che oggi comprende tre Case della Carità, nella regione peruviana di Cajamarca, nelle quali trovano accoglienza complessivamente circa 150 persone.
Tre strutture diverse per esigenze e destinatari, ma unite da un medesimo principio: offrire non soltanto assistenza, ma soprattutto un ambiente familiare nel quale ogni persona possa sentirsi accolta, rispettata e amata.
Casa Madre Teresa accoglie donne e bambini con disabilità fisiche e mentali, spesso provenienti da situazioni di abbandono e grave povertà, offrendo loro un ambiente protetto nel quale sviluppare le proprie capacità.
Casa San Giuseppe Cottolengo è nata invece dall’esigenza di creare uno spazio specifico per l’accoglienza maschile, con attività educative e riabilitative finalizzate, per quanto possibile, allo sviluppo dell’autonomia personale.
Casa Santa Rita, inserita nella realtà cittadina di Cajamarca, si rivolge a donne in difficoltà, spesso vittime di violenza, accompagnandole in un percorso di recupero della propria dignità, di autonomia e di ricostruzione della propria vita. Tre realtà che, come viene ricordato anche nel dépliant illustrativo della missione, formano idealmente una sola grande famiglia.
Nel corso dell’incontro Daniela ha raccontato numerosi episodi della vita quotidiana, soffermandosi sulle condizioni particolarmente difficili di alcune persone accolte, spesso segnalate dai servizi sociali dopo lunghi periodi di solitudine, isolamento o abbandono.
Attraverso alcuni filmati, il pubblico ha potuto conoscere anche l’organizzazione delle giornate nelle strutture: dalla sveglia alle 6.30 alle attività scolastiche e riabilitative, dal pranzo ai momenti ricreativi pomeridiani, fino alla preghiera comunitaria, alla cena e al riposo serale. Una quotidianità impegnativa, nella quale trovano spazio la musica, il gioco, le attività educative e soprattutto le relazioni umane.
Daniela ha inoltre illustrato i numerosi interventi realizzati negli anni per rendere le strutture più funzionali e accoglienti: il laboratorio lavanderia, nuovi ambienti al secondo piano, spazi destinati alla fisioterapia, stanze attrezzate per le persone con maggiori necessità assistenziali e servizi igienici accessibili alle carrozzine.
Importante anche il sostegno psicologico e riabilitativo, con particolare attenzione alle persone che presentano gravi disabilità e necessitano di cure continuative, talvolta anche palliative.
Ma al centro di tutto rimane un desiderio, espresso più volte durante la testimonianza: non costruire semplicemente strutture di assistenza, bensì vere famiglie, nelle quali nessuno debba sentirsi solo.
Un messaggio che trova riscontro anche nelle parole di Madre Teresa riportate nel dépliant della missione, dove si ricorda che la sofferenza più grande è quella di non sentirsi desiderati, amati e di vivere nell’abbandono.
Non mancano naturalmente le difficoltà. Le richieste di accoglienza sono numerose e i bisogni crescono continuamente. Daniela ha ricordato come tutto questo sarebbe impossibile senza la presenza di collaboratori, volontari, operatori e persone che condividono quotidianamente il suo impegno.
La fede rappresenta per lei una forza fondamentale, insieme alla convinzione che sia possibile «curare il male con il bene», attraverso gesti concreti di attenzione e vicinanza.
Particolarmente toccanti anche le immagini del filmato dedicato alle attività svolte dall’ottobre 2025 al giugno 2026: momenti di festa, incontri con altre Case della Carità, attività musicali e religiose, il presepe vivente, la celebrazione del Natale, la Quaresima e la Pasqua.
Immagini che hanno restituito il volto sorridente e vivace di una comunità nella quale, nonostante le difficoltà, si cerca ogni giorno di dare spazio alla gioia e alla condivisione.
Un cammino sostenuto anche dalla collaborazione di alcuni sacerdoti dell’Ordine di Sant’Agostino e dalla vicinanza di tante persone che, dall’Italia e dal Trentino, continuano a far sentire il proprio affetto.
Daniela ha ricordato con particolare gratitudine anche le visite di amici e conoscenti che raggiungono il Perù: ogni incontro diventa un’occasione di festa e un modo per mantenere vivo il legame con la terra d’origine.
Ed è proprio questo uno dei significati più profondi dei trent’anni di Speranza di Vita: essere un ponte concreto tra Tione e il Perù, attraverso il sostegno economico, l’amicizia e la condivisione di un progetto che mette al centro la dignità della persona.
Un impegno che prosegue anche attraverso iniziative di raccolta fondi e forme di sostegno continuativo, indispensabili per garantire assistenza, medicinali, riabilitazione e cure alle persone accolte.
La serata ha riservato anche un significativo momento dedicato ai ringraziamenti. Il presidente dell’associazione Speranza di Vita, Luca Salvaterra, insieme al sindaco di Tione Eugenio Antolini, ha voluto esprimere pubblicamente la propria riconoscenza a quanti hanno contribuito alla buona riuscita delle celebrazioni per il trentennale, consegnando loro, quale segno di gratitudine, alcune fotografie incorniciate.
Un riconoscimento è stato rivolto alla Scuola Musicale delle Giudicarie, che ha impreziosito la manifestazione con i propri interventi musicali, al Circolo Fotografico Tionese, per la preziosa collaborazione nella preparazione e allestimento della Mostra Fotografica “Volti”, e alla cuoca Maria Grazia Forti, che con passione e competenza ha preparato l’apprezzatissima cena comunitaria. Un omaggio particolarmente sentito è stato infine riservato alla stessa Daniela Salvaterra, quale segno di gratitudine e riconoscenza per il suo instancabile impegno quotidiano accanto alle persone più fragili, dai bambini ai giovani e agli adulti, ai quali da ventitré anni dedica la propria vita, offrendo non soltanto assistenza, ma soprattutto affetto, dignità e il calore di una famiglia.
Un momento conviviale che ha riunito oltre 130 commensali, in un clima di grande cordialità e amicizia. A rendere ancora più particolare la serata è stata la presenza delle ragazze e dei ragazzi del gruppo dei cresimandi, che per l’occasione si sono simpaticamente improvvisati camerieri, svolgendo con entusiasmo il servizio ai tavoli.
Un piccolo ma significativo gesto di disponibilità, perfettamente in sintonia con lo spirito dell’incontro: mettersi al servizio degli altri, proprio come Daniela Salvaterra testimonia quotidianamente nella sua missione peruviana.
Si è conclusa così una serata di festa, riconoscenza e condivisione, che ha saputo unire generazioni diverse attorno ai valori della solidarietà e dell’accoglienza.
Trent’anni di Speranza di Vita e ventitré anni di missione per Daniela Salvaterra. Due percorsi che si intrecciano in una storia di solidarietà capace di superare distanze e confini.
E forse il significato più autentico di questa esperienza è racchiuso proprio nel messaggio di papa Francesco riportato nel dépliant delle Case della Carità:
«Continuate ad essere la carezza di Dio per quanti sono nel bisogno!»
Parole che, nella lontana terra peruviana, Daniela e quanti condividono la sua missione cercano ogni giorno di trasformare in gesti concreti di amore e di speranza.
