GIOVANI AUTONOMISTI PATT: A TRENTO DUE PIAZZE SPECCHIO DI UNA FRATTURA SOCIALE. L’AUTONOMIA SIA LABORATORIO PER RIFONDARE LA SCUOLA
I recenti disordini che hanno ferito Milano, Torino, Bologna e diverse città francesi hanno purtroppo trovato una sponda, seppur in scala minore, anche nella nostra città. A Trento abbiamo assistito ad una contrapposizione: da una parte, una manifestazione studentesca estremamente pacifica, civile e sentita; dall’altra, un nucleo di intolleranza e guerriglia urbana che nulla ha a che fare con il diritto allo studio.
Noi Giovani Autonomisti del PATT, crediamo che liquidare tutto questo come semplice “teppismo” sia un errore. Questa contrapposizione è sintomo di una frattura sociale che rischia di creare nel paradigma di pensiero comune scuole di prim’ordine e scuole di ordine inferiore, figlie delle presunte disuguaglianze nei contesti familiari d’origine degli studenti. Quanto accaduto ci mostra una verità scomoda: il nostro sistema sociale sta mostrando delle crepe. Spesso il contesto familiare (espresso in tempo effettivo che i genitori, schiacciati dai ritmi attuali del mondo del lavoro, possono dedicare a seguire i figli) determina il destino educativo dei ragazzi. Di conseguenza chi viene abbandonato a se stesso o alle derive ideologiche dei “cattivi maestri” diventa facile preda della violenza di piazza. Non possiamo accettare che l’estrazione sociale o la solitudine familiare definiscano il futuro dei nostri giovani.
Per evitare in parte questo dobbiamo essere consapevoli che la scuola oggi presenta criticità sistemiche enormi, aggravate da una burocrazia statale centralista che spegne ogni entusiasmo. È qui che l’Autonomia Speciale del Trentino deve tornare a saper fare il proprio lavoro, trasformandosi in un laboratorio d’avanguardia per l’intero Paese. Non abbiamo bisogno dei calmieri di cittadinanza di certa destra e nemmeno del giustificazionismo di certa sinistra. Abbiamo bisogno di riforme strutturali basate sulle nostre competenze, partendo da un presupposto e essere onesti: in Trentino, non viviamo il dramma strutturale del resto d’Italia, dove gli studenti protestano (spesso giustamente) per scuole fatiscenti, aule fredde o soffitti che crollano. I nostri edifici scolastici sono sicuri e manutentati, quando non nuovi e moderni. Ma la politica non può fermarsi ai muri. Se vantiamo di avere i migliori “contenitori” d’Italia, è necessario anche avere il coraggio di investire sul “contenuto”. Le scuole sicure non bastano se non colmiamo la solitudine educativa, per farlo dobbiamo rimettere i docenti a ruolo cardine del sistema, liberandoli dalle troppe scartoffie e restituendo loro il ruolo autorevole e dignitoso di guide educative, con percorsi di valorizzazione economica e professionale legati al territorio. È necessario quindi ribadire che la scuola è una componente essenziale della crescita dei ragazzi, ma non può e non deve sostituirsi alla famiglia. Gli insegnanti possono educare, accompagnare e offrire punti di riferimento, ma la responsabilità educativa dei genitori rimane insostituibile. Consapevoli dei carichi di lavoro e dei tempi sempre più stretti che caratterizzano la vita quotidiana di molte famiglie, riteniamo occorra costruire condizioni sociali e lavorative che permettano ai genitori di essere presenti nella vita dei figli. Non possiamo delegare alla scuola ogni difficoltà educativa, né pretendere che gli insegnanti colmino da soli le fragilità che si sviluppano al di fuori delle aule. Serve una responsabilità condivisa, nella quale ciascuno svolga il proprio ruolo. Avviare un dialogo tra l’istituzione della scuola, le famiglie e l’associazionismo potrebbe dare il via ad un percorso per sottrarre i ragazzi all’isolamento e alla strada. Per questo la scuola deve anche camminare al passo con i tempi, quindi ripensare la didattica integrando le nuove tecnologie in modo intelligente, non subendole, per dare agli studenti gli strumenti e le competenze richieste dal mondo del lavoro di oggi e di domani, questo può essere un primo passo.
Crediamo con convinzione che l’Autonomia sia prima di tutto responsabilità. Di fronte alla rabbia di chi sa solo distruggere, noi rispondiamo con la proposta di chi vuole costruire una società equa, che possa sempre svilupparsi tutelando lo stato di diritto. E partendo dai banchi di scuola, poter garantire a Trento e alle nostre valli un futuro dove la precondizione sia la legalità, volta a valorizzare ogni singola persona e il territorio dove viviamo.
Il Direttivo Dei Giovani Autonomisti del PATT
Luca Campidelli, Eddy Marchiori, Arianna Bertol, Andrea Lutterotti, Stefano Tasin, Andrea Demarchi, Martino Tisot
