Madonna di Campiglio – Quando il fuoco sul legno racconta le leggende di Nambino
Una tavola di legno, una punta infuocata, una mano d’artista
Una giovane studentessa del Liceo di Tione affida al pirografo il fascino del lago, del rifugio e del misterioso drago
Ci sono luoghi di montagna che si possono raccontare con una fotografia, con le parole o semplicemente conservandone il ricordo dopo una giornata trascorsa sui sentieri. E poi ci sono luoghi che suggeriscono qualcosa di più: una storia, un mistero, forse perfino una leggenda.
Il Lago di Nambino, poco sopra Madonna di Campiglio, è certamente uno di questi.
Acqua, pietra, boschi e silenzi accompagnano l’escursionista fino alle sue rive, dove il rifugio si affaccia sul piccolo specchio d’acqua alpino. Ma questa volta a raccontare Nambino non è una macchina fotografica e nemmeno una penna.
Sono una tavola di legno e una punta incandescente.
A impugnarla è stata Emma Ongari, giovanissima studentessa del Liceo di Tione, dove frequenta l’indirizzo di Scienze Umane. La sua formazione scolastica non segue dunque un percorso specificamente artistico, ma la passione per il disegno e la creatività hanno continuato a trovare spazio nel suo tempo e, soprattutto, nelle sue mani.
Con il pirografo Emma ha trasformato una semplice tavola in un piccolo racconto.
Nella parte inferiore dell’opera appare Nambino di notte. Il rifugio illuminato rompe l’oscurità e la sua luce si riflette nelle acque tranquille del lago. Attorno, le montagne e la vegetazione sembrano dissolversi nel buio.
È un’immagine di quiete. Poi lo sguardo sale.
Ed ecco che sopra quel paesaggio reale compare l’immaginario: una grande testa di drago domina la composizione. Il tratto si fa deciso, le ombre ne modellano il muso, gli occhi sembrano osservare dall’alto il lago e il rifugio. Quasi un antico custode di Nambino.
La figura richiama infatti quel mondo di racconti e leggende che per generazioni ha accompagnato tanti luoghi delle nostre montagne, quando un lago, un bosco o una parete rocciosa potevano diventare dimora di creature misteriose e alimentare storie tramandate nelle case e nelle sere d’inverno.
È forse qui che il lavoro della giovane Emma trova la sua espressione più interessante. Non nella sola capacità di incidere il legno con il pirografo, tecnica che richiede pazienza e sicurezza della mano, ma nell’aver fatto convivere due mondi sulla stessa tavola: quello che possiamo vedere e quello che possiamo immaginare. Il lago e il drago. Il rifugio e la leggenda. La realtà e il mistero.
Tutto utilizzando le tonalità che il fuoco lascia sul legno, dalle incisioni più leggere alle bruciature più profonde, mentre le venature naturali della tavola diventano esse stesse parte dell’opera.
Così anche gli escursionisti che percorreranno i sentieri verso il Lago di Nambino potranno incontrare, accanto alle bellezze naturali fatte di acqua, pietra, boschi e silenzi, un’altra piccola bellezza nata da quello stesso territorio.
Una bellezza affidata al legno. E alla mano di una giovane artista che, con una punta di fuoco, ha provato a raccontare ciò che forse, nelle notti più silenziose, le acque di Nambino continuano ancora a custodire.
