Nuovi problemi, nuovi strumenti: il territorio va anche misurato
Nel corso della seduta del 24 settembre 2026 del Comitato di gestione del Parco Naturale Adamello Brenta, Mauro Povinelli, presidente della Commissione malghe, nonché allevatore di Carisolo e rappresentante nel PNAB delle organizzazioni sindacali agricole, ha richiamato l’attenzione sulla necessità di aggiornare gli strumenti con cui viene tutelato il territorio.
Prati, pascoli, malghe e alpeggi non sono soltanto attività produttive: sono parte del patrimonio territoriale, paesaggistico e culturale che il Parco e le amministrazioni pubbliche sono chiamati a conservare.
La Commissione ha quindi proposto di implementare il bando del Parco per le malghe, adeguandolo alle esigenze concrete degli alpeggi, dalla manutenzione delle strutture alla disponibilità e gestione dell’acqua.
Ma accanto ai problemi tradizionali ne stanno emergendo di nuovi. E nuovi problemi richiedono nuovi strumenti.
Tra le proposte portate all’attenzione del Comitato c’è quella di sviluppare un sistema di biomonitoraggio ambientale integrato, capace di affiancare alle normali analisi ambientali l’osservazione della risposta degli organismi che vivono sul territorio.
In questo sistema api e bovini possono rappresentare due sentinelle ambientali di grande potenziale: le prime esplorano continuamente il territorio attraverso le bottinature; i secondi consumano ogni giorno grandi quantità di erba e foraggi prodotti localmente.
La progressiva scomparsa dell’allevamento avrebbe quindi anche una conseguenza meno evidente: perderemmo una delle possibili sentinelle biologiche del territorio.
Il punto è semplice. Se quell’erba non la mangia più nessuno, chi ci restituisce una risposta biologica sulla sua qualità?
Possiamo trasformare i prati in giardini inglesi perfettamente rasati e sostituire quelli utilizzati per lo sport con campi sintetici. Ma l’erba continuerà a crescere, così come continueranno a crescere le verdure nei nostri orti.
Sapere cosa contiene l’ambiente nel quale viviamo e osservare nel tempo la risposta degli organismi che vi sono esposti può diventare uno strumento importante di prevenzione per la salute animale, ambientale e, attraverso controlli mirati, anche delle popolazioni.
Conservare l’allevamento di montagna e la “piccola” agricoltura, quindi, può significare anche conservare una straordinaria rete diffusa di osservazione del territorio.
È questa una delle direzioni sulle quali la Commissione malghe, pascoli e alpeggi propone al Parco di lavorare: conservare ciò che abbiamo costruito nei secoli e, allo stesso tempo, utilizzare gli strumenti moderni – la rete, l’intelligenza artificiale e i modelli statistici di analisi multivariata – per leggere e mettere in relazione grandi quantità di dati e capire meglio l’ambiente nel quale viviamo.
Perché tutelare un territorio significa certamente conservarlo. Ma significa anche conoscerlo e misurarlo, a garanzia della salute dei residenti e degli ospiti.
Mauro Povinelli già PhD in Conservazione, gestione e miglioramento delle risorse genetiche animali
