Rifugio Brentei, a che punto siamo?

di Elena B. Beltrami

Rifugio Brentei, a che punto siamo?

Il rifugio Brentei è uno dei più frequentati ed amati di tutto l’arco alpino, non soltanto perché è stata la casa alta dell’indimenticabile Bruno Detassis e della sua famiglia, ma anche perché è un presidio ed un punto d’appoggio irrinunciabile per i frequentatori delle Bocchette e per gli alpinisti che ambiscono al brivido di una scalata sulle guglie più suggestive d’Europa: le Dolomiti di Brenta.

La ristrutturazione del rifugio che attendeva da molti anni un ammodernamento funzionale ad un utilizzo consono della struttura, è iniziato il 4 maggio 2020 e si è protratto fino al 4 dicembre dello scorso anno.

In questi giorni, nonostante la presenza di un manto nevoso ancora consistente, i lavori sono ripartiti e l’auspicio dei gestori del rifugio è che il cantiere si concluda alla fine del prossimo autunno.

Come ogni ristrutturazione anche al Brentei qualche voce critica si è levata, sul progetto dell’architetto Riccardo Giacomelli, soprattutto in merito all’ampliamento della sala da pranzo che sporge sul lato ovest, dove peraltro è prevista una grande vetrata con vista mozzafiato.

Nel corso di una intervista on line sulla pagina FB @ebbvocievoltidimontagna, in merito allo stato di avanzamento dei lavori, il gestore Luca Leonardi, ha sottolineato come la soluzione migliore sia emersa dopo un lungo confronto tra progettisti, gestore, proprietà e alpinisti.

Alla fine, non si poteva prescindere dall’esigenza di avere una sala da pranzo adeguata ai cento posti letto del rifugio, ma a giudicare da un primo sguardo sul nuovo spazio pranzo,  siamo certi che il panorama sulle Dolomiti di Brenta sarà proprio ciò che conquisterà anche i più scettici a lavori ultimati.

Non solo la sala da pranzo, ma al Brentei, con le esigenze di distanziamento imposte dalla pandemia scompaiono i cameroni da 19 posti ed anche per quanto riguarda la cucina, sono previste migliorie funzionali.

“Inizialmente si era pensato di affrontare la ristrutturazione tenendo aperta la struttura -riferisce Michele Leonardi, figlio maggiore di Luca, che insieme al fratello Gabriele è colui che passa più tempo al Brentei – poi abbiamo optato per chiudere garantendo comunque un punto di ristoro. Anche quest’anno, dunque, i frequentatori del Brentei troveranno un chiosco ad accoglierli.

“Cercheremo di attrezzarlo nel miglior modo possibile – anticipa Antonella, moglie di Luca – anche perché dovremo garantire i pasti all’impresa di costruzione, ma ci auguriamo che, tempo permettendo, sia l’ultima estate di lavori in corso”.

Onore al merito dunque a chi dovrà lavorare in condizioni di disagio, come la famiglia Leonardi che gestisce anche il rifugio S. Giuliano,  e magari dovrà  far fronte ad un assalto turistico estivo  pari a quello dello scorso anno, ma la gente che opera e vive in montagna si sa attrezzare e sa far fronte alle difficoltà.

I gestori dei nostri rifugi d’alta quota sono per lo più guide alpine e la fatica, l’ingegno, gli imprevisti, rientrano in uno stile di vita e in una cultura alpina che si tramanda da generazioni e crea sempre nuovi adepti, come i giovani fratelli Leonardi.

Elena Baiguera Beltrami

Famiglia Leonardi
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