TIONE – Quarant’anni tra le corsie dell’ospedale di Tione: il commosso saluto a “Paoletta”
Dal primo giorno di lavoro nel 1986 alla pensione: colleghi, infermieri e medici hanno festeggiato Paola Giovanelli, storica caposala dell’ospedale. Tra fotografie, ricordi, regali e una videochiamata dall’Australia, una festa all’insegna dell’affetto e della riconoscenza.
Ci sono luoghi di lavoro che, con il passare degli anni, diventano una seconda casa. Luoghi nei quali si trascorre una parte importante della propria esistenza, condividendo gioie, preoccupazioni, fatiche, soddisfazioni e, qualche volta, anche lacrime. Per Paola Giovanelli, affettuosamente chiamata da tutti “Paoletta”, l’Ospedale di Tione è stato tutto questo per quarant’anni.
Era il 1° settembre 1986 quando una giovane infermiera, con il suo caschetto biondo e tanta voglia di lavorare, iniziava un lungo percorso professionale che l’avrebbe accompagnata fino alla pensione.
Da allora sono cambiate tante cose: le persone, l’organizzazione dei reparti, le tecnologie, le abitudini e lo stesso modo di lavorare in ospedale. Ma, a quanto ricordano le colleghe, qualcosa è rimasto immutato: il sorriso di Paola, la sua sensibilità e quella disponibilità verso gli altri che l’ha sempre contraddistinta.
Dai primi anni nel reparto di Medicina, quando le suore erano ancora una presenza familiare nelle corsie, alle successive responsabilità di caposala ai Poliambulatori per 20 anni, fino all’ultimo decennio trascorso negli Ambulatori, il suo è stato un cammino ricco di esperienze professionali e, soprattutto, di rapporti umani.
Ed è proprio questo lungo percorso che colleghi, infermieri e medici hanno voluto ricordare durante una festa di saluto organizzata nella sala riunioni al terzo piano dell’Ospedale di Tione venerdì 30 ottobre, alla presenza anche del primario dott. Matteo Riccadonna e della direttrice dott.ssa Annamaria Bonetti, il dott. Flavio Apolloni e molti altri medici e colleghi infermieri.
Una vita raccontata attraverso cinquanta fotografie
A dare inizio ai ricordi è stato un grande schermo sul quale sono scorse una cinquantina di immagini, quasi un album di famiglia trasformato in racconto collettivo.
La prima fotografia mostrava Paola ancora bambina, su una barca. Poi, una dopo l’altra, le immagini hanno accompagnato i presenti attraverso le diverse stagioni della sua vita: le amicizie, le vacanze al mare e in montagna, le feste e tante occasioni trascorse in compagnia.
Fotografie diverse, accomunate da un particolare che ritorna spesso: il sorriso di Paola.
Tra un’immagine e l’altra sono riaffiorati anche piccoli episodi curiosi, come quello ricordato dalla stessa festeggiata: «Fischiavo bene e all’epoca mi davano 500 lire ogni volta che fischiavo».
Un ricordo lontano, accolto con simpatia, che ha contribuito a creare quell’atmosfera familiare nella quale, per qualche momento, i ruoli professionali hanno lasciato spazio semplicemente alle persone.
«Vi auguro che fra di voi ci sia sempre tanta gentilezza»
Visibilmente commossa, Paola ha ringraziato i presenti con un breve intervento, lasciando ai colleghi un augurio tanto semplice quanto significativo: che fra di loro ci sia sempre tanta gentilezza.
Una parola che, pronunciata all’interno di un ospedale, assume un valore particolare. Perché lavorare nella sanità significa certamente competenza, organizzazione e responsabilità, ma anche capacità di ascoltare, comprendere e accompagnare le persone nei momenti di maggiore fragilità.
E proprio l’empatia, la sensibilità e la disponibilità sono state tra le qualità che le colleghe hanno voluto ricordare nel salutarla.
Poi è arrivato il momento dei regali, accompagnato da qualche sorpresa e da tanta curiosità.
Gordana le ha consegnato – a nome delle colleghe – un album fotografico che Paola ha immediatamente cominciato a sfogliare con emozione, desiderosa di scoprire quali ricordi i colleghi avessero raccolto per lei.
Ma non era finita. Una grande scatola con il marchio Marlboro nascondeva altri doni. Paola l’ha aperta e ha iniziato a estrarne il contenuto.
Paola, ringraziando tutti, ha pronunciato una frase che forse riassume meglio di tante altre il significato dei suoi quarant’anni di lavoro: «Mi mancherà il rapporto umano, il computer e il telefono neanche un po’».
Una battuta che ha il sapore della sincerità. Perché, al di là delle incombenze quotidiane, delle pratiche, delle procedure e delle telefonate, ciò che rimane davvero sono i rapporti costruiti con le persone.
Un saluto speciale arrivato dall’Australia
La festa è proseguita con un ricco buffet, occasione per continuare a chiacchierare, ricordare episodi del passato e condividere ancora qualche momento insieme. E proprio durante il rinfresco è arrivata un’ulteriore sorpresa, questa volta da molto lontano. Attraverso una videochiamata dall’Australia, il figlio Osvaldo ha voluto salutare la sua mamma e partecipare, sia pure a distanza, a questa giornata così particolare.
Un momento di emozione che ha idealmente annullato migliaia di chilometri, portando anche l’affetto della famiglia nella sala dell’ospedale dove tanti colleghi si erano riuniti per Paoletta.
Ora, dopo quarant’anni, si apre per lei un nuovo capitolo della vita, finalmente libero dagli orari di servizio, dalle telefonate improvvise e dalle responsabilità quotidiane.
Forse arriverà anche un pizzico di nostalgia: quella di una porta che si apre, di una voce familiare, di un collega che chiede aiuto, di quei piccoli gesti che, sommati uno all’altro, diventano una vita professionale.
Con il pensionamento di Paola Giovanelli si conclude così una lunga esperienza lavorativa, profondamente intrecciata alla storia e ai cambiamenti dell’Ospedale di Tione.
Ma il riconoscimento più bello, dopo quarant’anni, non è soltanto quello per il lavoro svolto. È l’affetto dimostrato dalle persone che hanno condiviso con lei un tratto importante della propria esistenza.
E forse il messaggio più prezioso che Paoletta lascia ai colleghi è racchiuso proprio nel suo augurio: che fra di loro non venga mai meno la gentilezza.
Perché si può andare in pensione da un lavoro, ma non dai rapporti umani costruiti nel corso di una vita.
Buona pensione, Paoletta, e grazie per questi quarant’anni di umanità!
