Basta con quei 99 centesimi! Ridateci i numeri interi!
Da 2,99 a 999,99 euro: l’invasione dei prezzi che sembrano sempre un centesimo più convenienti. Ma siamo proprio sicuri che qualcuno ci caschi ancora?
Ma insomma, possibile che non si riesca più a comprare qualcosa che costi semplicemente 20 euro?
No! Deve costare 19,99. Se poi ne costa 50, eccolo trasformarsi miracolosamente in 49,99. E se arriviamo a mille euro, niente paura: 999,99!
Così, almeno sulla carta, non abbiamo ancora raggiunto quota mille.
Che soddisfazione!
Ormai quei benedetti 99 centesimi ci inseguono dappertutto. Al supermercato, nei negozi di abbigliamento, nelle grandi catene di elettronica, nei volantini pubblicitari e persino sugli schermi dei nostri telefonini.
Un pacco di biscotti? 2,99 euro. Una camicia? 39,99. Un televisore? 599,99.
Manca soltanto che il concessionario ci proponga un’automobile a 24.999,99 euro, annunciando trionfante: «Vede? Non costa nemmeno venticinquemila euro!».
E noi dovremmo pure ringraziarlo.
Sia chiaro, dietro questa curiosa abitudine esiste una precisa strategia commerciale. Gli esperti la chiamano prezzo psicologico. Il nostro cervello, infatti, tende a soffermarsi sulle prime cifre di un numero. E così 19,99 sembra appartenere al mondo dei diciannove euro, mentre 20 ci appare già un gradino più in alto.
Tutto per un centesimo.
Proprio lui, quel minuscolo dischetto color rame che spesso non sappiamo nemmeno dove mettere e che, improvvisamente, diventa uno straordinario strumento di persuasione commerciale.
Ma la domanda sorge spontanea: davvero pensano che non sappiamo fare i conti?
Abbiamo affrontato il passaggio dalla lira all’euro, imparato a convivere con bollette sempre più salate, confrontato prezzi e offerte, fatto quadrare bilanci familiari non sempre facili. E dovremmo entusiasmarci perché un oggetto costa 99,99 euro anziché cento?
Per carità, un centesimo risparmiato è pur sempre un centesimo. Ma non esageriamo!
Il bello è che il sistema, in determinate circostanze, continua a funzionare. Non perché siamo ingenui, ma perché spesso acquistiamo in fretta, leggiamo distrattamente e ci lasciamo influenzare da ciò che appare più conveniente.
E allora permettetemi una proposta.
Fondiamo il Movimento per la Liberazione dei Prezzi dai 99 Centesimi!
Restituiamo ai numeri interi la dignità perduta. Facciamo tornare sulle etichette i 10, i 20, i 50 e i 100 euro. E concediamo finalmente un po’ di riposo a quei poveri nove, costretti da decenni a stare appiccicati alle virgole di mezzo mondo.
Immaginate la scena: entriamo in un negozio e troviamo scritto, semplicemente, «Prezzo: 20 euro».
Niente 19,99. Niente sotterfugi psicologici. Venti euro, chiari e tondi.
Quasi quasi ci verrebbe voglia di complimentarci con il negoziante!
Naturalmente scherziamo. Ma fino a un certo punto.
Perché, al di là dell’ironia, c’è una questione seria. In tempi nei quali molte persone devono prestare attenzione anche alle piccole spese quotidiane, il risparmio dovrebbe essere autentico e non soltanto suggerito da un’etichetta.
Fra 19,99 e 20 euro cambia ben poco. Fra 20 e 15 euro, invece, cambiano cinque euro. E quelli sì che si vedono!
Quindi, cari commercianti, continuate pure a proporci offerte, promozioni e occasioni. Ma fateci un favore: se volete convincerci che stiamo risparmiando, togliete qualche euro dal prezzo.
Perché quei famosi 99 centesimi, ormai, hanno proprio fatto il loro tempo. E il nostro portafoglio, ve lo assicuro, sa contare benissimo anche senza la virgola!
