Comunicato stampa in merito alle dichiarazioni dell’Assessore Zanotelli sulla sicurezza dei formaggi a latte crudo nella seduta del consiglio provinciale in data 10 giugno 2026

Comunicato stampa in merito alle dichiarazioni dell’Assessore Zanotelli sulla sicurezza dei formaggi a latte crudo nella seduta del consiglio provinciale in data 10 giugno 2026

Latte crudo, sicurezza alimentare e propaganda: la Provincia di Trento continua a mettere la volpe a guardia del pollaio

Apprendo con interesse che, nella seduta del question time del 10 giugno scorso, attraverso l’interrogazione n. 1785 presentata dal consigliere Mirko Bisesti e rivolta al Presidente del Consiglio provinciale, è stato affrontato il tema della pericolosità dei formaggi a latte crudo.

Leggere che Mirko Bisesti e soprattutto l’Assessore Giulia Zanotelli vengano oggi presentati come garanti della sicurezza del consumatore e della sicurezza alimentare è qualcosa di grottesco e paradossale.

Tutto sembra perfetto. L’unico problema è che, ancora una volta, la Provincia mette la volpe a guardia del pollaio.

Bisesti sostiene che la Provincia autonoma di Trento e l’Assessorato all’agricoltura, in sinergia con il Dipartimento Turismo e con Trentino Marketing, stiano investendo nella formazione degli operatori e nella sicurezza alimentare, dedicando particolare attenzione al consumo consapevole dei prodotti a latte non pastorizzato.

L’Assessore Zanotelli, rispondendo all’interrogazione, ha dichiarato che la Provincia ha avviato una campagna informativa rivolta agli operatori del settore e ai consumatori.

In parte è vero.

Ha inoltre annunciato che nel 2026 l’iniziativa sarà estesa alla distribuzione al dettaglio e alla ristorazione. Continuando, ha evidenziato il coinvolgimento della Fondazione Edmund Mach e di Concast in progetti finalizzati a garantire la sicurezza alimentare, sottolineando anche il ruolo di Trentino Marketing nella predisposizione di un piano di comunicazione.

Peccato che l’Assessore Zanotelli sembri dimenticare di aver partecipato personalmente alla cerimonia di consegna dell’indegno premio di eccellenza “Marchio della Val di Non” al Caseificio di Coredo, pochi giorni dopo la conferma definitiva, da parte della Corte di Cassazione, delle responsabilità penali per aver tolto la vita a mio figlio.

In quell’occasione l’Assessore dichiarò che il nuovo prodotto rappresentava «una importante novità» capace di valorizzare le eccellenze agroalimentari del territorio, la qualità, la genuinità e i valori della comunità trentina, ringraziando allevatori e il caseificio condannato per il lavoro svolto.

È questa la prevenzione? È questa la sensibilità istituzionale? Premiare pubblicamente chi è stato riconosciuto responsabile della morte di un bambino?

Per quanto riguarda il coinvolgimento della Fondazione Edmund Mach, la notizia non rassicura affatto. Ricordo infatti che nel 2019 la Fondazione pubblicò uno studio (il compitino commissionato da Concast?) e relativo comunicato dai toni entusiastici riguardante una ricerca che attribuiva ai formaggi a latte crudo proprietà taumaturgiche, omettendo completamente di informare i consumatori sui rischi sanitari associati a tali prodotti.

Già allora erano noti i rapporti consolidati tra la Fondazione stessa e il sistema Concast-Trentingrana. Quelle fake, sono state successivamente duramente criticate dal professor Roberto Burioni, che le ha definite prive di fondamento scientifico e scemenze.

Anche il coinvolgimento di Concast non può essere considerato una garanzia di imparzialità. Basta ricordare i numerosi casi di contaminazione da Escherichia coli STEC riscontrati presso aziende aderenti al consorzio, tra cui il Caseificio di Coredo.

Ricordo inoltre che il presidente di Concast, Stefano Albasini, risulta indagato. Secondo l’ipotesi investigativa, egli sarebbe stato complice dell’immissione sul mercato di un formaggio stagionato per un periodo inferiore a quello previsto dai protocolli di sicurezza.

È stato infatti accertato che i caseifici aderenti a Concast, per prevenire il rischio di contaminazioni batteriche e di gravi patologie come la Sindrome Emolitico Uremica (SEU), prevedevano nei propri manuali HACCP un periodo minimo di stagionatura di almeno sessanta giorni, in alcuni casi addirittura novanta. Secondo l’ipotesi accusatoria, tale limite non sarebbe stato rispettato con la piena consapevolezza di Albasini.

Per quanto riguarda la comunicazione istituzionale e il materiale divulgativo distribuito da Trentino Marketing, si evidenzia come questi non risultino conformi alle linee guida ministeriali in materia di informazione ai consumatori sui prodotti a latte non pastorizzato.

In questi mesi ho personalmente documentato numerose irregolarità sia nella comunicazione sia nella commercializzazione di prodotti ottenuti da latte non pastorizzato. Al riguardo, è già stata predisposta una serie di denunce per frode in commercio che verranno depositate presso la Procura di Trento nei prossimi giorni. Tali azioni coinvolgono un caseificio, due punti vendita Coop appartenenti a valli diverse, un’importante piattaforma di commercio elettronico e la Federazione Trentina della Cooperazione.

Le contestazioni sono supportate da documentazione fotografica, video e materiale documentale.

Se il consigliere Bisesti si dichiara soddisfatto delle iniziative messe in campo dalla Provincia, io e molte altre famiglie non lo siamo affatto.

Esistono poi una serie di domande alla quale l’Assessore Zanotelli dovrebbe rispondere.

Se davvero le sta a cuore il futuro del settore lattiero-caseario e zootecnico trentino, perché non finanzia l’installazione di pastorizzatori presso malghe e aziende casearie?

Per il settore melicolo la Provincia ha stanziato contributi a fondo perduto fino al 90% della spesa, utilizzando anche risorse originariamente destinate all’emergenza pandemica, per un totale di circa 2,3 milioni di euro e oltre 200 carri raccolta finanziati.

Un pastorizzatore per una malga costa mediamente tra i 25.000 e i 30.000 euro, una cifra inferiore al costo dei carri raccolta finanziati dalla Provincia. Se la sicurezza alimentare è davvero una priorità, perché non investire concretamente nella prevenzione?

Vi è infine una questione di evidente disparità di trattamento.

Attualmente la Provincia sostiene integralmente il costo delle analisi per la sicurezza del latte a favore dei soli produttori aderenti a Concast, mentre gli operatori non associati devono sostenere tali costi autonomamente.

La Provincia autonoma di Trento dovrebbe essere un ente super partes. In uno Stato di diritto non possono esistere produttori di serie A e produttori di serie B.

Sulla sicurezza alimentare, sulla trasparenza e sulla tutela della salute pubblica servono fatti, non operazioni di immagine.

I voti non si guadagnano con la vita dei bambini.

 

Con preghiera di pubblicazione

 

Maestri Giovanni Battista